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lunedì 18 maggio 2015

I resti di Billy di Jamie Fessenden


Kevin Derocher ha trentadue anni quando entra nell'ufficio di Tom Langois.
Sposato da poco, un bambino in arrivo, e il colletto della camicia di flanella rossa sollevato in modo da coprire il livido attorno alla gola, provocato dal suo tentativo di suicidio.
Dopo un consulto iniziale, il terapista è convinto che non lo vedrà mai più, ma Kevin si presenta casualmente tre anni più tardi per eseguire delle riparazioni proprio nella nuova casa di Tom.
Kevin e Tom diventano subito amici e Tom inizia a sospettare che Kevin possa essere interessato a qualcosa di più di una semplice amicizia.
Tuttavia, Kevin sembra ossessionato da qualcosa accaduto durante la sua infanzia, qualcosa di terribile che ha dovuto chiudere fuori dalla mente. Quei ricordi soppressi gli impediscono di avvicinarsi a qualcuno senza andare nel panico o perdere il controllo, a volte violentemente.

Ma quando il suo passato comincia a riaffiorare, diventa evidente che lui possa essere la chiave di un mistero vecchio di venticinque anni: cosa è successo a Billy?


Mi sono approcciata a questo libro senza prima leggerne la trama e devo dire che, per gran parte della storia, mi sono chiesta cosa c’entrasse questo Billy citato nel titolo, ma risulta essere poi la chiave di volta dell’intero racconto. 

Lo scrittore ha saputo rendere benissimo il problematico personaggio di Kevin anche se l’intera vicenda è raccontata dal punto di vista di Tom, un uomo piuttosto solo che vede in questo suo ex paziente la possibilità di farsi un amico e forse anche qualcosa di più. Kevin, nonostante i suoi problemi, è una persona aperta per tutto ciò che non riguarda il suo passato, è molto più amichevole ed espansivo del suo ex terapista.

Ho letteralmente divorato questo libro, non me ne sono staccata fino alla conclusione, non potendo allontanarmi dalle vicende di Tom e Kevin, molto emozionanti che non hanno risparmiato qualche lacrima alla sottoscritta.

Jamie Fessenden è stato bravissimo nel descrivere i problemi psicologici di Kevin e ha saputo creare una storia affascinante nella sua crudezza. Vengono trattati temi “scottanti” di abusi infantili, ma senza cadere nel morboso o volgare.

Non voglio anticipare nulla, si tratta di una scoperta personale, che va fatta addentrandosi nelle vicende di questi due uomini profondamente diversi, ma stranamente complementari.
Assolutamente consigliato.


"Non voglio più pensare a queste cose, okay? Non posso continuare ad andare in terapia. So che hai bisogno di qualcuno con cui fare sesso. So che hai paura che io possa scattare e farti del male. E pensavo di poterti far felice. Ma non ce la faccio. Mi dispiace.""Farmi felice?" chiese Tom confuso. "Qui stiamo parlando di fare felice te!"Kevin scosse il capo.
"Pensavo lo volessi anche tu.""Perché dovrei volerlo?" chiese Kevin. "Avevo tutto ciò che volevo: una persona con cui mi trovavo completamente a mio agio, una persona che è splendida quando è nuda e non gli interessa che io lo guardi. Un bellissimo posto dove passare il tempo in una vasca idromassaggio e tutti gli hamburger che posso mangiare. E anche un cane con cui giocare. Era il paradiso di Kevin." Sorrise a quelle parole, ma era un sorriso triste e malinconico.
Prima che Tom potesse pensare a cosa dire, Kevin uscì dalla vasca.
"Mi piaci," disse, incapace di guardare Tom negli occhi. "Mi piaci davvero tanto. Ma non sono ciò di cui hai bisogno."

"Pensavo di avere chiuso con te. Anche quando sei venuto al mio caravan, in qualche modo sono stato forte a sufficienza da dirti di andare via. Ed ero dannatamente orgoglioso di me stesso per averlo fatto. Mi sono detto che non c’era niente che tu potessi dire o fare che mi avrebbe fatto tornare indietro. Poi mi hai chiamato nel bel mezzo della notte, balbettando come un idiota su quanto tu e Shadow aveste bisogno di me… E il mio cuore si è sciolto."

Kevin lo baciò di nuovo dopo che ebbe finito e gli disse: "Ti amo, Tom."

Per quanto Tom si fosse abituato al nomignolo “terapista”, era molto più bello sentire quelle parole con il proprio nome attaccato. "Ti amo anch’io, Kevin."

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