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venerdì 18 settembre 2015

CIELO DI POLVERE di Tom Cooper


Che ci fa un uomo, con un metal detector in pugno e una protesi arrugginita al posto dell’altro braccio, immerso fino al ginocchio nelle acque limacciose del bayou? E chi sono i due tipi dallo sguardo feroce che, fucile alla mano, seguono sospettosi ogni sua mossa? Per scoprirlo dovrete leggere questa storia. E addentrarvi nel paesaggio seducente e disfatto di Jeanette, oscuro paesino della Louisiana che gli elementi corrodono pezzo per pezzo, asse per asse, baracca dopo fatiscente baracca. Perché negli splendidi luoghi colpiti a morte dalla furia dell’uragano Katrina, il presente ha il colore incerto della palude avvelenata dal greggio e il futuro è una partita persa in partenza. Ma da queste parti anche arrendersi è diventato un lusso per pochi: lo sa bene il vecchio Lindquist, che da anni si danna per ritrovare un antico tesoro e intanto ingolla analgesici come fossero caramelle. E lo sa anche Wes Trench, giovane caparbio e fragile con il bayou dentro al sangue e nel destino. Lo sanno Cosgrove e Hanson, bizzarro duo di delinquenti da poco, uniti solo dalla volontà di giocarsi il tutto per tutto. In un crescendo di colpi di scena, un pugno di personaggi irresistibili si incontra e si scontra alla ricerca di un riscatto impossibile. Alla fine, solo uno emergerà vincitore dalle acque insidiose del bayou e della vita.

Il romanzo è ambientato a Jeanette, in una provincia americana il Louisiana; un minuscolo paese devastato dall’uragano Katrina che si fonda sulla pesca, principale fonte di sostentamento della comunità, e che rischia di scomparire del tutto a causa dell’inquinamento da petrolio; pertanto la gente sopravvive custodendo gelosamente il poco che le rimane.
Il libro può essere considerato “corale”, perché non vi è un protagonista definito, ma si avvicendano, su questo scenario deteriorato, dove si respira odore di salsedine e sconforto, diversi personaggi.
Ci sono Reginald e Victor Toup, due fratelli, criminali spietati che tirano avanti spacciando e coltivando marijuana in un isolotto ben nascosto da sguardi indiscreti grazie alla fanghiglia e alla melma, sono entrambi dei piantagrane che non hanno paura di lanciare espliciti avvertimenti e vendicarsi su chi invade la loro proprietà.


Era buio pesto, se non per i fasci delle torce che scivolavano sul terreno, e la ciliegia della sigaretta di suo padre. E i suoi capelli bianchi come cotone, ritti e ispidi. Sopra, una tenue falce di luna baluginava tra il merletto di rami delle querce virginiane.

Ci sono Cosgrove e Hanson due sprovveduti delinquenti che vogliono dare una svolta alla loro vita, combinandone di tutti i colori pur di racimolare qualche soldo. Il primo è un uomo di poche parole, conciso sia nei dialoghi sia nelle azioni; il secondo, invece, è un chiacchierone e si crede il più furbo del duo.
Wes Trench, un diciassettenne che a causa dell’uragano ha perso sua madre, disincantato dalla vita e senza speranze. Il rapporto che ha con il padre non è dei migliori, lo si potrebbe definire burrascoso, ma è un ragazzo volenteroso ed, infatti, nonostante tutto lo aiuta nel suo lavoro di pescatore.

Il ragazzo non lo sapeva allora, ma lo sapeva adesso: chiunque dica che i soldi non fanno la felicità è un vero cretino. Un cretino mai stato povero.

C'è Lindquist (il personaggio che ho più apprezzato) sommerso dai debiti, senza un braccio, abbandonato da moglie e figlia, ha sviluppato una dipendenza da Oxycontin, Xanax ed altri antidolorifici, ma con ancora vivo ed intenso nel suo cuore un sogno d’infanzia: trovare il tesoro dei pirati. Ed è talmente determinato e intraprendente che setaccia la Barataria con il suo fidato metal detector pur di riuscire nella sua ricerca.

[…] Gli occhi sorrisero. "Ma cazzo, Lindquist. Mi sembravi tu. Come ti va?".
Lindquist […] disse: "Insomma".  
"A me lo dici?" fece Naquin. "Da sei meno meno. Se mai scriverò la storia della mia vita la intitolerò così: Un cazzo di sei meno meno."

E poi c'è Grimes, un uomo scontroso e dal brutto carattere, ex abitante di Jaenette a cui deve fare ritorno per cause di forza maggiore visto che è il delegato di una compagnia petrolifera. Il suo ruolo diviene, quindi, quello di un dispensatore di false promesse per tutti quei pescatori che si sono visti sottratti il lavoro e, quindi, il sostentamento delle loro famiglie.
I personaggi, sopra citati, hanno tutti qualcosa in comune: le loro vite sono davvero sopra le righe e ognuno di loro pensa che la felicità stia nei soldi. Una serie di eventi a catena, porteranno questi personaggi ad incontrarsi e a scontrarsi e, di conseguenza, le loro vite s’intrecceranno e sfoceranno in un finale veramente imprevedibile.

Già dalla copertina, che raffigura un individuo rude dall'atteggiamento arrogante, intuiamo che questo non è un libro per ragazzine tutte rose e cuori. Non riesco a trovare un aggettivo per descrivere questo romanzo. “Insolito” è il primo termine che mi viene in mente.
Aleggia per tutto il romanzo una sottile sfumatura tendente alla satira nera; il linguaggio è esplicito e diretto, spesso vi si trovano termini scurrili.
Trovo che in questo libro vi siano dei personaggi un tantino stereotipati, ma questo non disturba la lettura, poiché lo scrittore li rende efficacemente realistici e di effetto. Le descrizioni sono accurate ed è facile immaginare di essere trasportati in quei luoghi che le calamità naturali hanno alterato in un contesto squallido e fatiscente come quello narrato nel romanzo. 
Cooper ci trascina in una storia dal deciso sapore noir.






Tom Cooper è nato a Fort Lauderdale, in Florida, e ora vive a New Orleans, dove scrive e insegna. I suoi racconti sono apparsi su Oxford American, Mid-American Review e Gulf Coast. Questo è il suo primo romanzo.


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