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lunedì 23 novembre 2015

LA CONSISTENZA DEL BIANCO di Ornella De Luca


Nello scenario di un piccolo mondo corrotto, a inizio Novecento, fatto di nobili inglesi viziati e di malviventi mercenari nei bassifondi di New York, Cheryl Milton scappa dallo Yorkshire e dal controllo della sua famiglia, che la “vende” in sposa a un uomo di dubbia moralità, e cerca di rifarsi una vita in America con una falsa identità, insieme alla fidata amica Jane, un tempo sua cameriera personale. Cheryl, egoista e vanesia, dovrà scontrarsi con nuove realtà e nuovi microcosmi che la minacceranno da vicino e che, a sua insaputa, hanno un oscuro legame con il suo passato, e maturare così una nuova sensibilità. Sarà l’incontro con Nick, il peggiore delle proposte che il destino potesse inviarle, a farla uscire dall’alcova stagnante di una prolungata e anacronistica fase adolescenziale. La consistenza del bianco è un romanzo che narra di personalità inquiete e contraddittorie, ma anche di buone intenzioni, che spesso, però, lastricano la strada per la rovina. Ma inspiegabilmente, anche in mezzo all’immoralità, si possono stringere legami importanti, che scacciano i lati oscuri della nostra personalità, lasciando trapelare un inaspettato bagliore di speranza. Perché per ogni ombra c’è una fonte di luce.

Questo è sicuramente un libro diverso dagli altri che capita di leggere ultimamente, con trame spesso simili. E' uno storico, ambientato agli inizi del secolo scorso, con dei personaggi molto forti e contraddittori, ladri, falsi, sfruttatori, traditori... un bel guazzabuglio insomma.



In una storia in cui la protagonista, Cheryl Milton, giovane di buona famiglia abituata ad agi e lussi derivanti dalla sua posizione, viene spesso descritta come una che è talmente presa da se stessa che non nota nulla di ciò che la circonda, soprattutto di chi la circonda. Ad essere sincera è un personaggio che mi ha creato qualche difficoltà durante la lettura, proprio per questa sua caratteristica, anche se riconosco che è una caratteristica ben diffusa e quindi realistica.

" "Significa che sei cieca. Ancora abbagliata dal brillio delle ricchezze che ti hanno sempre circondata, non hai occhi adatti al buio della vita normale, fatta di costanti sacrifici e sporadici momenti di ricompensa." [...] Cheryl mise da parte la sua curiosità e si alzò. " Ne ho abbastanza dei tuoi trucchetti. Me ne vado." " E io della tua alterigia, qui nel mondo vero non ti porterà da nessuna parte. E nemmeno in passato ti ha giovato molto, visto che c'è solo rosso dietro di te." "



Il personaggio della sua amica Jane, invece mi è piaciuto molto. Una donna obbligata a crescere in fretta dalle difficoltà della vita, che nonostante sia stata costretta a compiere gesti che non avrebbe mai voluto compiere altrimenti, è capace di apprezzare la vita e soprattutto di fare ammenda quando la situazione si fa critica e lo richiede.

"Jane si sentiva tremendamente in difetto. Stava andando contro il primo e unico assioma della propria vita. Non aveva mai avuto soldi né beni. Né momenti di divertimento, né di assoluta felicità. Aveva sempre lavorato, privata dell'infanzia. Era diventata una seconda mamma per i propri fratelli, dato che la vera madre lavorava tredici ore al giorno. Aveva conosciuto la povertà e la malattia eppure non aveva mai perso il sorriso, in tutti i suoi ventiquattro anni. Non si era mai sentita male come in quei giorni, perché aveva perso l'unica cosa a cui tenesse: la dignità. E la sincerità. Eppure era una persona semplice. Non conosceva complotti né intrighi e vi ci era stata immersa forzatamente. "



Sulla famiglia della nostra protagonista non mi voglio soffermare molto perché, seppur in maniera romanzata, è una fedele riproduzione delle famiglie aristocratiche del passato. Dico solo che con una madre e un padre così, chiunque di noi si troverebbe con una tara non indifferente. Il marito che la famiglia la costringe a sposare per motivazioni che poco hanno a che fare con il desiderio di dare il meglio alla propria figlia, ma che invece è tutto un gioco di ricatti, contro ricatti, avidità e desiderio di vendetta, è il classico cattivo delle storie, laido, perverso, crudele e vendicativo, insomma il marito ideale.

"Eppure l'uomo che si trovava davanti in quel momento sembrava solo un burbero, un reietto. Più consono a una vita solitaria tra fiumi di alcool e nubi di fumo in un appartamento all'ultimo piano che sporge sul Tamigi, che a una sana e rispettabile vita matrimoniale a Grosvenor Square. E le voci che circolavano sul suo conto non contribuivano a renderlo appetibile per qualsiasi fanciulla in età da matrimonio. Eppure Lady Milton aveva accettato che facesse la corte alla propria figlia. Lo aveva incoraggiato, per di più. Perché? [...] Lo riteneva un essere vile e viscido. Ma non le importava quanto avrebbe dovuto. Non le piaceva, ma lo aveva accettato volentieri in casa sua solo per salvare se stessa. Non era meglio di lui. Ma nemmeno questo le importava quanto avrebbe dovuto. "



E ora arriviamo al personaggio che invece mi è piaciuto molto, Nick. Anche lui, come tutti i personaggi di questa storia, è decisamente contraddittorio, all'inizio e durante i primi capitoli della storia lo vediamo come scostante, ladro, che coglie ogni opportunità per fare soldi facili senza chiedersi quale possa essere il prezzo di certe azioni. Vive per sé e per la sua famiglia, il resto non conta nulla, nella  peggiore delle ipotesi è solo un intralcio fastidioso. Ma a volte sono i sentimenti che rifiutiamo, le persone a cui dobbiamo nuocere, quelle che ci fanno cambiare rotta e crescere e migliorare.

"Aveva fatto il doppio gioco per troppo tempo, era ora di smettere e di venirne fuori. Sarebbe andato dal valletto di Sir Thomas e gli avrebbe ridato i soldi. Non poteva consegnargli Mary, o chiunque lei fosse, ed essere suo amico allo stesso tempo. E poi poteva anche essere un ladro, ma non aveva mai fatto del male a nessuno fino a poco tempo prima. [...] Non si trattava solo di lavoro, anzi, non appena il loro vincolo forzato era cessato, i suoi sentimenti avevano preso il largo dilatandosi come una molla elastica tenuta in tensione fino a quel momento. E quella notte, tenendola fra le braccia per le strade buie della città, vederla sola e impaurita in quel letto improvvisato aveva risvegliato in lui un senso di protezione che aveva avuto sempre e solo per la propria famiglia."


E' un libro che mi è piaciuto perché è tutto ma non banale, ci sono praticamente gli elementi che rendono una trama godibile, mi complimento con l'autrice per questo. L'unica nota che non mi fa dare il massimo del giudizio, parere molto personale ovviamente, è che in certi punti era forse un po' troppo lento, ma comunque davvero ben scritto e ineccepibile sotto quasi tutti i punti di vista.


Ornella De Luca, una giovanissima scrittrice di Messina che a 24 anni appena compiuti- vanta una carriera letteraria davvero invidiabile.
L’autrice difatti ha già pubblicato due romanzi (Dove la neve si getta nel mare, edito nel 2012 e La consistenza del bianco, dato alle stampe il mese scorso) e può vantare diversi successi nei concorsi letterari nazionali, dal secondo posto al premio Nanà nel 2012 al primo posto a febbraio al concorso “Parolexdirlo” organizzato da Donna Moderna e Scrivo.me, vinto col racconto Caro giorno che vorrei.


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