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giovedì 9 giugno 2016

Incontro con Jay Crownover



INTERVISTA A JAY CROWNOVER


 In un caldo seppur ventilato pomeriggio romano, presso la sede della Feltrinelli in pieno centro della capitale, ci accingiamo ad incontrare la scrittrice Jay Crownover. 
Arriviamo in anticipo e siamo presto raggiunte dalle esponenti di altri blog che, come noi, aspettano il proprio momento per avere lo spazio per un’intervista con la scrittrice. 
Jay fa il suo ingresso sorridente e solare come se fosse di casa e ci conoscesse. Si vede subito che è una donna disponibile e simpatica, abituata a gestire la pressione dei fan. A primo acchito, più che una scrittrice famosa, la Crownover ha tutta l’aria dell’amica che ti rivede dopo tanto tempo e ha una gran voglia di raccontarti le sue ultime avventure. Ci saluta con baci e strette di mano, neanche ci conoscesse da sempre. Vederla ci rincuora e ci fa pensare che il successo, dopo tutto, non rovina poi così tanto.
Davvero una gran bella persona! 
Ci sediamo davanti a lei e tra un sorriso e un saluto, ci sentiamo subito a nostro agio. Inizio dandole il benvenuto.



Benvenuta a Roma!
Grazie! Mi piace molto la città, i monumenti e la storia che la caratterizza, si respira ovunque.
Sono contenta. È la prima volta che vieni in Italia?
Sì, lo è.
Bene, allora visto che abbiamo a disposizione solo un quarto d’ora, direi di iniziare con le domande.
Ok, inizia pure.

1)      Hai mai pensato di scrivere un prequel sulla serie “Marked Man”, una novella o un romanzo breve su Remy?
Non ho voluto scrivere un libro su Remy ma piuttosto sul suo compagno (n.d.r. "Amore senza paura", uscito per Harper Collins Italia il 31 maggio 2016) e la sua rabbia. Per me non era importante scrivere il prequel ma ho preferito cimentarmi nel seguito. Oltretutto mi sarebbe parso troppo triste parlare di Remy, dato che poi sarebbe morto troppo giovane. Ho ritenuto più interessante cominciare la storia partendo dal periodo successivo.

2)      Qual è stato il romanzo più difficile da scrivere e quale tra i personaggi hai sentito più vicino?
Io sono una persona che come altre usa molto la propria personalità in tutto quello che fa e che scrive. Per cui scrivo ciò che sento e tutto ciò che mi piace e che mi fa star bene. E nei romanzi metto molto di me, e riesce facile scriverli. Per quanto riguarda il romanzo che mi ha fatto penare di più, direi probabilmente quello che ha come protagonista Rome. E il motivo è presto detto: lui è un militare e per me è stato arduo immergermi nel suo mondo non conoscendo a fondo la vita militare, le sue regole e la struttura alquanto rigide. Rome è un sopravvissuto e anche traumatizzato tanto che non è semplice relazionarsi con lui. Nello stesso tempo, però, questa difficoltà contribuisce a renderlo un personaggio molto interessante. I suoi amici di sempre sono spaventati, così come lui stesso. Per me è quindi stato più semplice parlare e descrivere gli altri ragazzi piuttosto che del militare Rome, troppo diverso dal mio modo di essere. Invece, per quanto riguarda il personaggio a me più caro, direi che al cento per cento, si tratta di Rule, il protagonista del primo libro. Ma se dovessi ora esprimermi, direi che il mio amore è assolutamente tutto per Asa.

3)      Sappiamo che hai lavorato in un pub proprio come Shaw. La sua esperienza ricorda la tua?
Certamente, tutto quello che ho descritto del suo lavoro al bar rispecchia la mia esperienza.

4)      Gli occhi di Cora sono di due colori diversi, un elemento, questo, usato di solito nel genere fantasy. Come mai hai deciso di darle questa caratteristica?
Sì, è vero, ho pensato che fosse adatto per lei poiché Cora ha un temperamento e un aspetto che definirei colorati. Tutto in lei è un tripudio di colore: i capelli, il suo humor, i pensieri, i tatuaggi, il carattere vivace. Quindi mi è parso giusto attribuirle questa caratteristica degli occhi diversi per completare il suo essere bizzarro e rendere al meglio la sua personalità.

5)      Quando hai deciso che Phil dovesse essere il padre e non lo zio di Nash?
Fin dal primo libro, direi, perché già dall’inizio è ben chiara la sua indole paterna. Lui è la figura di riferimento per tutti i ragazzi. Phil li aiuta, li prende sotto la sua ala protettrice e offre loro non solo un lavoro ma anche una famiglia. Fa da padre a tutti e tutti lo considerano tale. Inoltre Phil desidera essere padre anche perché, in fondo, lo è, lui sa di essere il vero padre di Nash che invece lo ignora.

6)      Dopo il libro di Asa continuerai con la serie "The Marked Men"?
Certo. Per il momento mi dedico alla nuova serie "The Saints of Denver" (n.d.r. "Built", romanzo #1 della serie, uscirà il 23 giugno 2016 per Harper Collins Italia). Oltre ai protagonisti dei libri già noti, ce ne saranno altri. Per esempio scriverò quello sulla sorella di Rowdy, uno sulla sorella di Salem e quello sulla figlia di Britt, Avett. Quindi ci saranno molti altri libri per molti altri personaggi. 

7)  Con questo ci assicuri che la serie non terminerà per il momento; non hai intenzione di abbandonarla, vero?
Assolutamente no. Anzi, ho già in mente nuove storie magari sulla nuova generazione anche se per il momento è ancora un po’ troppo presto per parlarne.

8)      Quindi hai in mente una nuova generazione di tatuati?
Potrebbe essere un’idea. Non so ancora. Aspetto che mi venga in mente l’idea giusta.

9)      Scriverai uno spin off sulla città dove si trasferiranno Jet e Ayden?
Probabilmente sì, e a questo proposito, visto che mi piace molto Austin, se mai deciderò di scrivere lo spin off, sarà quella la città in cui l’ambienterò.

10)  Hai mai pensato di far tornare Poppy piuttosto che Salem per Rowdy?
No. Io volevo che lui considerasse Salem più di un’amica, come lo era all’inizio. Volevo che si rendesse conto di quanto invece fosse importante per lui e quanto gli mancasse. Rowdy credeva inizialmente di amare Poppy, ma quella che ama veramente è Salem con cui ha sempre avuto una connessione fortissima. Lui crede, altresì, di sentire la mancanza di Poppy, ma chi gli manca davvero è Salem. Pensava di amare Poppy e di costruire con lei una famiglia, ma poi si rende conto invece che la donna che vuole alla fine è Salem. Comunque Poppy avrà un libro tutto suo nella nuova serie, anzi con lei terminerà la serie.

11)  Che consigli daresti a chi vuole cominciare a scrivere?
Credere in ciò che si vuole, scrivere qualcosa che piace e considerare che poi dovrà essere letta. Importante è sempre scrivere quello che piace, una buona trama e crederci fino in fondo. È meglio lasciarsi andare e contare sui personaggi, i quali saranno loro a prendere vita e a suggerirti come proseguire. La cosa più importante da tenere a mente è credere in se stessi.

12)  Oltre alla fortuna, all’abilità e all’originalità, quali sono le chiavi del successo?
Prima di tutto la motivazione; devi considerare la scrittura come un affare. E per questo è fondamentale non tralasciare i social media che sono molto importanti così come devi tenere a mente con chi hai a che fare, e avere le idee chiare su chi vuoi raggiungere. E se pubblichi il tuo libro, devi tenere i contatti con i lettori. È importante il dialogo con chi comprerà il tuo lavoro perché saranno loro a decretare il tuo successo.

13)  Ti aspettavi un così largo successo in Italia e nel mondo? Cosa pensi a riguardo?
È pazzesco, decisamente pazzesco. Già non riuscivo a credere di poter vendere e avere successo in America. Mi era difficile soltanto pensare di arrivare a pubblicare negli Stati Uniti, consideravo la cosa folle. Vedere ora i miei libri letti e apprezzati anche all’estero, per me è stata una cosa inaspettata che mi riempie il cuore di gioia: è fantastico.

Il quarto d’ora a nostra disposizione è trascorso piacevolmente e alla fin della chiacchierata Jay ci ha fatto regalo di alcuni gadget. Dopo i saluti, quello che rimane è la consapevolezza di aver conosciuto una persona squisita e deliziosa. Usciamo soddisfatte. Mai come in questo caso possiamo affermare che la prima impressione è quella che conta.

Alla prossima Jay e in bocca al lupo!

QueenAnne e Barbara vi salutano cordialmente! 



CONFERENZA JAY CROWNOVER
ROMA, 31 MAGGIO 2016
FELTRINELLI ROMA

Dopo l’applauso di benvenuto da parte di tutte le fan della scrittrice, inizia la conferenza stampa.
Ci piacerebbe sapere qualcosa in più del mondo dell’editoria americana e il suo rapporto con il genere YA. In Italia lo YA ha preso piede grazie all’interesse dei lettori che hanno gradito il genere e lo hanno voluto fortemente. Qui da noi sono i lettori ad avere ora maggiore voce per le scelte editoriali. È stato così anche negli States?
In realtà sì, anche per noi è stato così. Prima non esistevano libri che parlavano di persone di questa fascia di età (15/18 anni), quella che va dalla fine della scuola al periodo successivo in cui devi decidere se andare al college o cercarti lavoro. Parliamo del periodo in cui molti giovani incontrano il primo amore. D’altro canto però, gli scrittori (non io in questo caso), che volevano scrivere di questo periodo c’erano, quello che mancava era proprio l’editoria cui non interessava il genere. Allora gli scrittori hanno cominciato ad auto pubblicarsi e a vendere lo stesso. In questo modo, il pallino è passato nelle mani dei lettori che hanno gradito e hanno portato al successo determinati libri. Gli editori sono quindi stati costretti a rivedere le proprie convinzioni e a pubblicare i romanzi. Io sono stata per esempio, una lettrice che ha spinto in questo senso, perché mi piaceva molto il genere.

In America il genere YA è nato con un libro dal titolo ASK ELISE nel 1972. Noi invece in Italia non abbiamo avuto YA fino a quando non è arrivato TWILIGHT.
In effetti TWILIGHT ha dato inizio al fenomeno, poi con 50 SFUMATURE DI GRIGIO c’è stata una specie di rivoluzione che ha portato i lettori a non vergognarsi più delle loro scelte in fatto di letteratura.  I libri del genere si trovavano infatti ovunque quindi è stato più facile comprarli e conoscerli. Questi due libri hanno dato inizio al fenomeno. Ma possiamo definire la Meyer la regina del genere.
Si, è vero, è la regina, ma una regina mormone
Esatto. Pensa che io ho letto il secondo e il terzo libro della serie di TWILIGHT perché volevo sapere fino a che punto si spingevano i protagonisti.

Infatti, i suoi libri sono sì YA ma senza sesso. (Componente questa che invece piace ai lettori) Anche se è chiaro che parliamo di personaggi giovani che s’innamorano a 15/16 anni per la prima volta.
Naturalmente! Anche io mi sono innamorata, infatti, la prima volta a 16 anni e sono stata con il mio ragazzo per tanto tempo in un tira e molla che ci ha portato alla fine a lasciarci definitivamente. Ma anche così, non ci siamo però allontanati del tutto. Poi mi sono sposata e ho divorziato, lui continua ad essere il mio migliore amico. Pensate che la nostra era una coppia terribile, insieme eravamo tremendi, la peggiore coppia esistente al mondo, eppure ancora adesso siamo rimasti vicini come amici. Quindi sì, senza ombra di dubbio si può affermare che è quella l’età in cui si incontra di solito il primo amore. E anche per me è stato così.

Il New Adult invece è arrivato negli USA nel 2013 e ha preso piede velocemente in tutto il mondo, tranne che in Inghilterra dove sembra proprio che questo genere faccia fatica ad attecchire. Tornando a noi, leggendo sui social media ci siamo resi conto di quanto siano seguiti i vari blog, vediamo che si parla molto di questi libri, si fanno recensioni che il pubblico segue. È così anche da voi?
Assolutamente, negli Stati Uniti ci sono alcuni blogger che sono di gran lunga più seguiti della scrittrice stessa. Essi hanno un seguito sui social media tale de poter influenzare i lettori nella scelta si un libro piuttosto che un alto. Lo scrittore non deve commettere l’errore di non tener conto del parere dei blogger, perché è grazie a loro che possono avere fortuna o no. Non importa se avranno anche recensioni negative, perché quello che conta è che si parli del libro, o bene o male, basta che se ne parli. Serve questo per farsi conoscere.

La critica come vede il nuovo genere letterario?
Non lo ama. Non so bene la ragione ma i critici non danno il giusto spazio né riescono a distinguere le due letterature, quella YA e quella NA. Non riescono a dargli una collocazione autonoma e quindi preferiscono tralasciarla. A meno che non trovino un romanzo che sia molto emozionante, tipo strappacuore. E anche se il NA presenta qualche scena erotica, i critici non riescono a catalogarlo.

Proviamo a dare due ragioni: 1) il genere è imposto dai lettori; 2) contiene sesso e quindi non sempre è visto di buon occhio.
Potrebbe essere, ma non lo so. Guardiamo 50 sfumature, per esempio, in questo caso potrebbe essere così. Il romanzo è andato alla grande comunque anche se non tutte le recensioni che ha ricevuto sono state positive. Ma secondo me il problema deriva dal fatto che il genere rosa non è considerato una lettura adeguata su cui investire. Niente di più sbagliato! È grazie al rosa che gli editori guadagnano. Il rosa vende molto più di tutti gli altri generi letterari, è provato.

Allora, se la critica non vi considera, lo fanno però i lettori, giusto?
Esatto! Chi è che compra i libri? Sono i lettori. Ed è grazie a loro che i nostri romanzi sono conosciuti. Dobbiamo ringraziarli, perché sono loro che ci leggono non i critici. Quest’ultimi infatti non spendono i soldi per i libri.

Parliamo del self publishing. Un fenomeno questo esploso a livello mondiale. Sono tanti gli scrittori che si auto pubblicano. Che ne pensi?
Non avreste i miei libri se all’inizio non mi fossi auto pubblicata. Quando finii di scrivere OLTRE LE REGOLE, non ho pensato di mandarlo alle ce. Mi sono detta, una volta terminato e completato il romanzo, che sarebbe stato meglio pubblicarlo subito. Avevo realizzato un mio sogno e ne ero fiera. Soprattutto non volevo che il mio lavoro rimanesse sepolto nel pc. Così l’ho pubblicato. Non  sapevo a cosa sarei andata incontro né cosa sarebbe successo. Ma l’ho imparato presto. Il self publishing è importante. Di sicuro elimina il terrore e la paura di essere rifiutati. Quando tu hai scritto qualcosa che ti piace, ci hai messo dentro anima e corpo e poi la mandi a qualcuno che te lo giudica male e lo rifiuta e ti dice che non è bello, non va, non è sufficientemente valido, è un qualcosa che ti schiaccia, che ti dissolve il sogno e non va bene. Oggi giorno anche molti autori famosi, si affidano al self publishing perché arrivano a un punto in cui sono stufi di sentirsi dire “questo non va, cambia questo, modifica quello…” e via discorrendo

Comunque ci vuole coraggio nel self publishing perché è vero che il rifiuto dell’editore fa male, però è altrettanto vero che pubblicare un romanzo senza l’ausilio degli strumenti dell’editor o delle correzioni, significa anche un maggior rischio di incorrere in recensioni non proprio positive. Quando ho pubblicato oltre le regole non c’era nessuno che mi voleva. Ora però sono felicissima della collaborazione con il mio editore. Sto bene con lui ma se tornassi al self sarei capace di realizzare un prodotto migliore rispetto all’inizio. Ma ripeto mi piace la collaborazione con l’editore. Lui mi dà consigli e mi da delle dritte utili. Certo con il self publishing lo scrittore fa tutto da solo, si amministra, guadagna fa un lavoro autonomo. È bello, ma è bello anche ora il mio rapporto con l’editore. Sono felice di questo.









  

2 commenti:

  1. Bellissima intervista e grandi novità all'orizzonte! Ma quanto la amiamo 'sta donna?

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  2. Che bella intervista, mi sono piaciute molto le domande! Sarei voluta venire anch'io, ma non sono riuscita ad organizzare....Grazie anche per aver messo il video, Jay sembra proprio simpatica e alla mano!

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