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mercoledì 20 dicembre 2017

Blog Tour Dark Zone: Versus di Lucia Guglielminetti


Beatrice è una sedicenne grassoccia e apparentemente mediocre. Frequenta il liceo linguistico della sua città, non è amata dai compagni e proviene da una famiglia del tutto insignificante, con una madre scialba e un padre distratto. L’unica luce, nella sua vita, è l’amore per i Ripn’Tear, un gruppo metal americano, e soprattutto per il frontman, Johnny Lee Kerr, che rappresenta tutto quello che Beatrice vorrebbe essere. Ma che succede quando Bea riesce a trovarsi faccia a faccia con il suo idolo e scopre che non è quell’essere senza macchia che si è sempre immaginata? Dopo aver sviluppato facoltà paranormali che non avrebbe mai pensato di possedere, Bea è pronta per la sua vendetta, dando inizio a un duello senza esclusione di colpi con Johnny, da cui l’unica via di fuga è la morte.


Avrebbe tanto voluto avere qualcuno che la consolasse, che la capisse… Invece, tutto quello che aveva, era un quadernetto che si portava sempre dietro e in cui riportava i suoi sfoghi. Ogni pagina iniziava con un «Caro Johnny» e per lo più registrava avvenimenti infausti ed esplosioni d’odio che non si sarebbe mai concessa a voce alta. Suonavano troppo come condanne a morte. Era spaventata lei stessa da quella parte della sua mente in cui prendevano forma, la medesima che forgiava quei disegni infernali nascosti nell'oscurità di un cassetto. Avrebbe disegnato ancora, una volta tornata a casa, e questa volta Matteo Ferretti se la sarebbe vista molto brutta. 
La doveva pagare.





Cammina in un luogo oscuro, che non riesce a identificare. Un suono ritmico lo insegue. Cupo, rimbombante, con una risata malefica ad accompagnarlo. Conosce quel suono e lo rifugge, perché porta con sé brutti ricordi. Mostri acquattati negli angoli che cercano di afferrarlo. Uno di loro ha un nome. Nick. È lui a produrre quel suono. Nick sta usando la mazza, schiantandola contro le pareti di una casa invisibile. Potrebbe essere la sua, come mille altre. Non è importante. I tonfi cambiano, adesso, perché diversa è la superficie contro cui il bastone si schianta. È carne, adesso. Quella del corpo di sua madre e della sua sorellina. Lui lo sa, oh, lo sa bene, ma non riesce a trovarlo per fermarlo. Sente lo spezzarsi delle ossa. Il suono molle della pelle e della carne che si lacerano sotto i colpi implacabili. Si perde nella nebbia, sapendo che non riuscirà mai a raggiungerle. 





Solitudine. Johnny si rese conto di non averla mai conosciuta davvero. Ora era lì, fredda, triste, con le sue lunghe braccia ad avvolgerlo sempre più stretto. Due giorni prima avrebbe dovuto partire, rimettersi in viaggio con quelle persone che non lo consideravano più uno di loro. Escluso. Era fuori discussione.
Aveva lasciato un messaggio sulla segreteria del manager chiamandosi fuori da quell’inutile farsa e non aveva nemmeno ricevuto una telefonata di insulti e recriminazioni, come ai vecchi tempi. Niente. Sarebbe potuto benissimo essere morto.


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