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mercoledì 28 febbraio 2018

Panni sporchi di Rhys Ford


Un’indagine di Cole McGinnis

Per Cole McGinnis, ex poliziotto diventato investigatore privato, ogni giorno presenta una nuova sfida che spesso comporta, purtroppo, sofferenza e morte. Claudia, la segretaria che gli fa da madre, si sta ancora riprendendo da un colpo d’arma da fuoco, mentre il suo ragazzo Kim Jae-Min, non ancora dichiarato, di punto in bianco si trova a dover ospitare la sorella adolescente. Nel frattempo, Cole affronta i suoi problemi di famiglia, in particolare quel misterioso fratellastro giapponese che il suo fratello maggiore, Mike, è deciso ad accogliere a braccia aperte.
Come se i suoi drammi personali non bastassero, Cole viene avvicinato da Madame Sun, un’indovina i cui clienti stanno morendo a una velocità allarmante. Lei è convinta che qualcuno li stia uccidendo e vuole che siano svolte delle indagini al riguardo, ma la polizia pensa che si stia immaginando tutto. Cole accetta il caso nella speranza di tranquillizzarla, ma si trova davanti a un nodo gordiano di menzogne e tradimenti in cui nessuno è chi dovrebbe essere, e la morte sembra l’unica carta presente nel mazzo dell’indovina.
Premetto che ho un debole per Cole McGinnis. Adoro questa serie perché si alternano scene assolutamente spassose ed esilaranti, come l’inseguimento che apre questo libro, ad altre ricche d’amozioni e sentimenti, passando attraverso indagini, intrighi e sparatorie. Questa volta l’autrice mi ha fatta soffrire parecchio, Cole si ritroverà ad affrontare altre grosse gatte da pelare unitamente a grosse grane personali, davvero molto da digerire.

Avevamo lasciato Cole dopo una disastrosa cena in famiglia e con l’imminente arrivo di un fratellastro giapponese di cui non sapeva nemmeno l’esistenza. In mezzo a tutto ciò gravitavano l’amore Jae, l’amicizia incrollabile di Bobby, l’affetto del fratello e della cognata e la lealtà di Claudia, segretaria/madre putativa che si era anche presa un proiettile. Insomma, questo nuovo “caso” di Cole si apriva già su un terreno ben preciso.
Come sempre, partendo da alcuni casi apparentemente disconnessi, Cole si ritrova invischiato in un’indagine misteriosa legata a diverse famiglie coreane. Al di là della parte “poliziesca” che è sempre resa con grande maestria e non può che venire apprezzata sia dagli amanti del genere che non, vediamo come non venga lasciata solo in secondo piano anche la componente “romance”. Nonostante la presenza di Jae non sia predominante come nei due libri precedenti, egli è però diventato parte di Cole e alcuni suoi gesti, atteggiamenti e comportamenti lo porteranno a diventare parte fondamentale della narrazione.
Non voglio svelare nulla della trama perché sarebbe come urlare a gran voce il nome dell’assassino a chi sta iniziando un poliziesco quindi elogerò solamente lo stile fresco e accattivante dell’autrice che sa sempre creare storie scorrevoli ed emozionanti che tengono il lettore incollato alle pagine fino alla fine.
Adesso non resta che metterci comodi ed attendere che la Dreamspinner sia così buona da non farci attendere nuovamente quasi in anno prima di poter nuovamente godere della compagnia di Cole McGinnis e della sua “banda”.


“Agi…” Gli toccai la spalla e lui sussultò, allontanandosi dalla mia mano.
Faceva male. Più dei proiettili che Ben mi aveva piantato dentro, più di Rick che diventava freddo tra le mie braccia. Perfino più del sangue di Claudia che ruscellava dal suo corpo e mi filtrava tra le dita. Jae che faceva quel piccolo passo per allontanarsi da me apriva tra di noi uno squarcio che non potevo guarire con un bacio.


“Saranghae anche a te, piccolo,” mormorai alla notte sperando che le stelle gli portassero quella parola egliela avvolgessero attorno finché non sarei stato io a stringerlo di nuovo.


Volevo le nostre domeniche mattina di pigrizia a letto, con le dita dei piedi intrecciate per proteggerle dalla gatta e il sapore della sua bocca quando lo baciavo dopo che aveva bevuto la sua prima tazza di tè.
Il mio cuore non sussurrava più. Invece stava piangendo, perché voleva essere accarezzato e rassicurato e sapere che aveva ancora una casa tra le mani di quell’uomo.


Io potevo reggere e tenere stretto lui. Anche se ognuna delle sue lacrime mi bruciava attraverso come se fossero gocce di metallo fuso sulla mia anima di plastica, lui valeva bene quel dolore, valeva tutta quell’angoscia.


“[…] Perché è questo che è l’amore. Quella persona, quell’unica persona che ti fa sentire come se potessi fare ogni cosa che desideri, che ci tiene davvero a te dal profondo dell’anima. Questo è l’amore.”

RHYS FORD è nata e crescita alle Hawaii, e poi se n’è andata a vedere il mondo. Dopo essersi masticata una pila di libri e un sacco di cibi bizzarri, e dopo un paio di fidanzati di passaggio, Rhys è approdata a San Diego, che è un gran bel posto ma ha davvero bisogno di più pioggia.
Al momento Rhys lavora ammassando pixel grafici per una compagnia di gestione patrimoniale, a un piano molto in altro e con una fantastica vista sul mare, e ammette di condividere la casa con tre gatti, un batuffolo nero di Pomerania, un cane lupo in miniatura e un indomabile Cairn terrier rossiccio. Inoltre lavora come schiava per mantenere in buono stato una Pontiac Firebird del 1979, un portatile Qosmio, e una macchinetta per il caffè rossa Hamilton Beach.


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