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lunedì 21 maggio 2018

JAVIER di Debora Tepes



Vi starete chiedendo chi sono. 

Sono un uomo disposto a tutto. Mi hanno voluto per la mia ferocia, mi hanno scelto per la mia imperturbabilità, e mi hanno trovato. Ora ho una missione da portare a termine e, costi quel che costi, non lascerò che il mio sangue macchi questa terra infetta. 
Sono una macchina da guerra: le armi con cui mi difendo, le vite con cui gioco e la violenza con cui combatto mi rendono l’uomo che da dodici mesi guardo allo specchio. Qualcuno potrebbe definirmi il peggiore dei bastardi, e avrebbe ragione.
Nessuno mi fermerà.
Nessuno potrà impedirmi di raggiungere il mio obiettivo, neanche lei.
Il suo sguardo è letale, il suo sorriso è pericoloso, la sua rabbia è devastante. Lei è proibita, ma io possiederò il suo corpo, soggiogherò la sua mente e risucchierò la sua anima. Mi nutrirò di lei come il peggiore dei predatori.
Se proverà a opporsi, la distruggerò.
Nessuno dovrà scoprire chi sono.
Soprattutto lei.

*** ATTENZIONE ***
Il romanzo contiene contenuti adatti a un pubblico adulto e consapevole.


Cresciuto e vissuto nel degrado colombiano, facendo il baby corriere della droga per pochi spiccioli, Javier Romero torna dopo dodici anni a Medellín (Colombia) per ottenere la sua vendetta.


Ora agente speciale della DEA sotto copertura, si prepara per il super blitz che metterà finalmente dietro le sbarre l'organizzazione criminale più potente del Sud America, che gli ha portato via la famiglia in modo truce: i Solano, il cartello guidato da Don Julio, che comanda le strade di quella pericolosa città colombiana, dimenticata da Dio.
Lo scopo è entrare nella cerchia più stretta come killer professionista. Javier, che per la sua missione prende il nome di Manuel Rodriguez per non essere riconosciuto, è convinto di poter entrare con facilità, dato il suo aspetto da tipico criminale colombiano, pronto a usare la violenza più cruda pur di ottenere la vendetta per cui è tornato.
Traffico di droga, riciclaggio di denaro, racket, sequestro di persona, omicidio, traffico di armi. Questi sono solo alcuni dei capi d'accusa per i quali Javier è convinto di poter far incarcerare la famiglia Solano, ma non aveva preso in considerazione il nemico più ingombrante in questa storia,  l'ostacolo più tosto: l'attrazione incontrollata per Yamile Solano.


Yamile è una donna bambina, un orchidea tropicale alla quale hanno impedito di fiorire. Ha tutto ma è come se non avesse niente, e questa gabbia dorata è ben descritta attorno a lei dall'autrice. I suoi sentimenti le fanno desiderare di essere una persona diversa, meno fortunata (se di fortuna si può parlare) ma più felice.
E non sempre la felicità è rappresentata da una vita agiata e dal principe azzurro...

Se pensate che questa sia la classica storia d'amore/odio in cui il protagonista si mostra al peggio di sé per un terzo del libro per poi diventare un tappetino steso dagli ormoni, avete sbagliato romanzo.
"JAVIER" è crudo, quasi realistico, mostra l'altra faccia della medaglia, quella meno lucente e dorata.
L'ambientazione è descritta in modo preciso, grazie al mio compagno ho seguito decine di documentari su Pablo Escobar e i traffici colombiani e posso dire con certezza che dietro questa storia c'è uno studio ben preciso.
Ho notato una crescita evidente nella scrittura di Debora, molto più adulta, diretta ma senza andare fuori dalle righe.
Il testo è curato e la costruzione dei personaggi piuttosto coerente. Ho apprezzato l'alternarsi della narrazione durante le tre parti del romanzo, ha aiutato a entrare nella loro testa e a capire meglio alcuni atteggiamenti.
Anche se in alcuni punti Javier sembrava troppo arrogante e sfrontato di fronte ai piani alti del cartello, le sue reazioni venivano poi sempre motivate e presentate sotto una nuova luce.

La storia fra Javier e Yamile è una sorta di duello all'ultimo sangue, dove il più forte però non è quello dai muscoli più allenati ma, a mio parere, è quello che va dritto alla meta, senza paura nel cuore.
La componente erotica è forte e ben dosata, non si ha la sensazione che le scene di sesso siano buttate lì per attirare il lettore ma si ha, anzi, l'impressione che siano delle dichiarazioni, ora di odio, ora di paura, ora d'amore disperato, urlato dai due protagonisti.


Menzione particolare va a Ricardo Solano, primogenito di Don Julio, il truce fratello maggiore di Yamile, che ho adorato per tutta la storia, un vero antagonista con una dose di crudeltà degna delle pagine di cronaca che hanno ispirato il romanzo.
Lasciatemi anche spendere due parole sul finale che lascerò top secret. Se a tratti vi verrà voglia di imprecare e dire NO, in realtà non c'è altro modo in cui questa storia avrebbe potuto concludersi.
È ciò che la rende vera e che vi farà pensare ai protagonisti dopo giorni e giorni.






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