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lunedì 27 aprile 2015

Un qualunque respiro - Emily Pigozzi



Eliana e Alberto sono una coppia felice. Si sono sposati per amore, hanno acquistato la casa dei loro sogni, lavorano e coccolano un gatto sornione di nome Angus. Tutto va per il meglio eppure, all'improvviso, la loro serenità viene incrinata da una mancanza: è l’assenza di un figlio, il vuoto che riempie la casa. Eliana e Alberto iniziano a pensarci, a provarci, ad aspettare l’attesa stessa di una nuova vita. Una vita che, però, non arriva.
Emily Pigozzi indaga con preziosa sensibilità il mistero della maternità, il dolore della mancanza, la sensazione di aver fallito nel proprio ruolo di donna come generatrice di vita, in un romanzo che è una storia d’amore a tre uscite: amore per se stessi, per l’altro, per una nuova esistenza che di quel sentimento è il frutto. Una delicata e poetica storia d'amore che regala al lettore la speranza di credere in un lieto fine.

Tratto da una storia vera, si tratta di un viaggio romantico verso la conoscenza di sé e dei propri sogni, e verso il diventare donna. Una storia semplice, ma anche ironica, forte e piena di sentimento diretta al cuore di ogni donna che desidera fortemente qualcosa...


Sono sempre stata dell'idea che ogni lettura sia molto soggettiva, così come il tempo che viene impiegato per iniziare e terminare un libro. Quando ho iniziato a leggere questo racconto ho pensato “Dovrei riuscire a terminarlo in giornata, le pagine non sono tantissime per cui non dovrebbe impegnarmi tanto tempo”. Risultato??? Ho impiegato ben tre giorni!!! Potrei nascondermi dietro la scusa degli impegni personali, ma non sarei onesta con me stessa né tanto meno con l'autrice. La verità è che tratta un argomento così delicato che non si sente il bisogno di finirlo subito, bensì di gustarlo pagina dopo pagina e sentire propri i sentimenti descritti.

Solitamente mi butto sui fantasy o sui romanzi in generale per evadere la realtà pressante e soffocante, quel bisogno di evasione che solo il libro può darci. Eppure apprezzo ancor di più le storie che ci portano a riflettere, perché in fondo in ogni storia che si legge troviamo quasi sempre un po' di noi.

Questa inizia così, in un giorno qualunque, in un salotto di casa, con due persone normali che esprimono le proprie opinioni su un film visto qualche giorno prima. Due anime gemelle che si sono trovate facilmente e che hanno deciso di dar vita a un “noi” che inizia da due persone.
È una storia comune ai giorni nostri con un passato altrettanto comune: una figlia che si trova ad affrontare il divorzio dei genitori senza poter far nulla per cambiare la situazione e far in modo che il suo papà e la sua mamma tornino ad amarsi nuovamente. Si cresce e quel senso di famiglia viene avvertito in maniera ancora più potente, ci si ripromette di non commettere gli stessi sbagli, di trovare una persona che si ama e ci ami veramente, che sia accanto a noi non solo nei momenti di felicità ma sopratutto in quelli di maggior difficoltà.
Si inizia a mettere la testa a posto, basta uscite con gli amici in giro a fare cazzate, è ora di crescere, di lasciare il comfort della casa paterna e di pensare al futuro, è il momento di dar vita alla propria famiglia. Si guarda al futuro e non sembra fare poi tanta paura, con lui/lei al proprio fianco. Si inizia a convivere, si organizza il matrimonio e si affrontano insieme gli ostacoli improvvisi e inattesi della vita.


Non c'è noia però, perché nella tranquillità del nostro salotto sento sempre quella sensazione che non chiede parole né spiegazioni, che ti fa sentire protetta: casa.

Si vive la tranquillità della propria dimora, si pensa che due persone per ora possano bastare, fino a quando non scatta qualcosa, e si avverte una mancanza che nessun surrogato potrà mai colmare nel cuore di una donna: l'assenza di un figlio.
Questa è la storia di Eliana e Alberto, due persone semplici e ordinarie, con un lavoro, un mutuo da pagare e un gatto di nome Angus. Sono ancora giovani, si godono la vita, programmano le vacanze, cercano di affermarsi nel lavoro, eppure c'è una camera in più nella casa che hanno comprato e che aspetta solo di essere sistemata. E quando le persone che ti circondano e che frequenti annunciano la lieta notizia, è ora di fare i conti con se stessi. Un desiderio avvertito non solo da Eliana ma anche da Alberto, e si inizia a provare a generare quella vita tanto attesa.
Ogni mese è vissuto con ansia e paura, tensione smorzata dall'arrivo delle “rosse”, il maledetto ciclo. “Ci riproveremo il mese successivo”, Alberto cerca di rassicurare Eliana, le fa capire che non si riesce quasi mai al primo tentativo, eppure lei sa che non è così, conosce i racconti della madre e di molte amiche che sono rimaste incinta subito, e si fa prendere dalla paura di non avere una buona ovulazione o un utero non troppo accogliente.
Il pensiero di volere un figlio è così pressante nella testa di Eliana che si procura i sintomi di una possibile gravidanza con leggeri ritardi, facendo nascere in lei la speranza che quella sia la volta buona; e appena programma di andare in farmacia per comprare un test di gravidanza, ecco che la gioia viene smorzata dall'arrivo di un nuovo ciclo.


Che lo chiamino pure orologio biologico, che in fondo gli sta proprio a pennello.Perché è vero, è qualcosa che ti scatta dentro giorno dopo giorno, e il suo ticchettio da rumore di fondo indistinto improvvisamente si fa sempre più insistente, sempre più chiassoso.È qualcosa che cancella la lieta indifferenza davanti allo scorrere dei giorni, che ti fa fare calcoli, che ti fa sentire stretta in tutte quelle cose che fino al giorno prima erano la normalità.

Sono dell'idea che qualsiasi donna sia passata attraverso questa fase non faccia difficoltà a vestire i panni di Eliana, la tensione provata, le liti con il proprio partner perché non capisce il nostro stato d'animo, la trafila di analisi del sangue, visite da uno specialista e in alcuni casi in centri di fecondazione assistita: in poche parole uno stress a livello fisico e psichico!
Poi arriva la lieta notizia e il mondo sembra essere un posto meraviglioso. Si vorrebbe urlare a tutti la propria gioia ma nello stesso tempo si ha paura che questa possa esserci strappata in maniera dolorosa. Si dice che i primi tre mesi siano critici, ma per quanta paura possa avere, Eliana non sta nella pelle di dirlo a qualcuno, peccato che quel qualcuno sia la madre che fa trapelare la notizia nel giro ti pochi giorni nonostante le avesse raccomandato di mantenere il riserbo almeno per i primi mesi. Così allo scadere del trimestre ecco che arriva la notizia tanto temuta: il cuore del piccolo ha smesso di battere, occorre eseguire un raschiamento per rimuovere il feto morto.


C'è un tale silenzio, fuori e dentro me.                                          
Non sento più nulla.
Sono incapace di sentire, perché non c'è nulla da sentire.
Sopratutto dentro di me.
Vorrei tanto sentire qualcosa.
Qualcosa di nuovo, di pulsante.
Un qualunque respiro risuonare nel mio corpo.
Per dare la vita. E ancor di più, per sentirmi viva.

E non si ha voglia di vedere o sentire nessuno, si vuole solo stare da soli, piangere il proprio dolore, affondando al testa nel cuscino e urlare, un urlo che non può sentire nessuno perché non si vuole la compassione di nessuno. E ricominciare non è per niente semplice. È impossibile ignorare quella vita che il corpo di una donna ha ospitato per tre mesi, brevi ma intensi, quella vita che ci dava una senso di sicurezza perché non potevi vederla ma sapevi che era là, al sicuro dentro di te.

Un racconto che mi ha toccata nel profondo, come figlia che ha dovuto accettare e subire il divorzio dei propri genitori, come donna perché è impossibile restare impassibili di fronte a una storia del genere, e come moglie che con il proprio partner cerca di dar vita a quella famiglia tanto agognata e che spera un giorno di essere anche una buona madre. Una storia che fa capire che i figli non vanno cercati, arriveranno quando me ce lo aspettiamo, perché un figlio è prima di tutto un atto d'amore.
La maternità è un percorso spesso individuale, e ogni donna lo affronta diversamente, spesso con la paura che possa trattarsi di un bel sogno dal quale si ha paura di svegliarsi. Ma se scavate a fondo e leggerete tra le righe, riuscirete a scovare un messaggio di speranza: le difficoltà non sono insormontabili, gli ostacoli sono facilmente superabili se non ci si chiude in se stessi e si permette alle persone che ci amano veramente di starci vicini, perché quando c'è l'amore allora si diventa invincibili.





La vita è un miracolo infinitamente piccolo.




Emily Pigozzi è nata a Mantova nel 1980. Amante della scrittura fin da bambina, ha preso parte a numerose antologie e opere collettive con vari editori, tra cui Segni di manto e Di manto in manto (Sometti) Donne in poesia e Poeti Lombardi, (Giulio Perrone). Nel 2008 ha pubblicato la sua silloge Amore e Oro (Bonaccorso editore). Attrice teatrale, ha preso parte a cortometraggi e film e interpretato importanti ruoli in numerose produzioni teatrali su testi di autori tra cui Pirandello, De Filippo, Brecht e Seneca, partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia. E’ sposata e mamma. Un qualunque respiro è il suo primo romanzo. 


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