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mercoledì 11 novembre 2015

TUTTO QUELLO CHE SIAMO di Federica Bosco


Marina ha 19 anni e una vita non facile. Una mamma che se n'è andata troppo presto, un padre padrone, il sogno di frequentare l'Accademia di Belle Arti lasciato nel cassetto per evitare che il fratellino venisse cresciuto dalla "matrigna", e la scelta di andare a lavorare per non gravare sul padre pronto a rinfacciarglielo. Si sente peggio di Cenerentola: profondamente sola, incompresa e armata solo di una bella dose di ironia, ma senza nessuna Fata madrina all'orizzonte che venga a salvarla. L'amore è qualcosa a cui, ovviamente, non ha mai neanche pensato, e comunque l'unico ragazzo che le interessa, spocchioso studente del terzo anno, che vede tutte le mattine al bar dove lavora (giusto davanti all'Accademia, tanto per farsi del male!) sembra non accorgersi di lei. Fino al giorno in cui i loro sguardi si incrociano...
Non è semplice scrivere la recensione di un libro che ti è entrato dentro, e se finora Federica Bosco non ha mai deluso i suoi lettori, tenetevi forte, perché questo libro saprà conquistare anche coloro che si approcciano a questa autrice per la prima volta.

La trama dice tutto, o quasi.

Marina ha 19 anni, vive con il padre (padrone) e la matrigna, e se non fosse per il fratello Filippo, avrebbe fatto i bagagli già da diverso tempo, ma non se la sente di abbandonarlo al destino di quella assurda e strana “nuova” famiglia. Ama disegnare e le sarebbe tanto piaciuto andare all'Accademia di Belle Arti, ma farlo avrebbe significato mettersi contro il padre, quindi decide di accantonare l'idea e lavorare per rendersi un po' più autonoma senza dover elemosinare niente. Si prende cura di Filippo come se fosse un figlio: lo sveglia tutte le mattine, gli prepara la colazione, lo accompagna e lo va a riprendere a scuola, gli fa fare i compiti, e la domenica è la giornata che dedicano a loro, andando a messa e facendo cose normali che ai loro occhi diventano straordinarie. Ha due migliori amici, Dario e Ginevra, i quali conoscono la sua situazione familiare e le stanno vicini come possono, facendola evadere da quella realtà soffocante con le loro stupidaggini, i giri in motorino la sera, le feste a cui Dario riesce puntualmente a imbucarsi, e le telefonate via Skype con Gi fino a quando lei non torna a Firenze.

Gli amici servono a questo: a farti sentire a casa.

È una ragazza semplice che riesce a farsi volere bene da tutti (tranne dal padre che sembra
disprezzarla), lavora duramente e continua a coltivare il suo sogno tra le mura della sua camera. Le piace da sempre un ragazzo che frequenta l'Accademia, Christo, un brasiliano affascinante con i dreadlock e i vestiti sempre troppo larghi (in fondo è un artista, come lo definisce Marina) che incontra tutte le mattine e che sembra riservarle un sorriso speciale che la conquista ogni giorno che passa. Ma un giorno sembra che lui la “noti”, le scrive il suo numero di telefono su un tovagliolino e iniziano a sentirsi. La invita a una festa che si tiene proprio in Accademia; Marina vorrebbe colpirlo fisicamente ma non è fatta per portare i tacchi, e dopo averlo sorpreso a fare “il galletto” con un'altra ragazza, inciampa, cadendo rovinosamente dalle scale.
Inizialmente pensava fosse niente, ma il giorno dopo si ritrova con un bel ginocchio gonfio, e chiama Dario per farsi portare al pronto soccorso, dove conosce Nicholas. Ok, sicuramente non il luogo perfetto per un incontro, ma basta uno sguardo per far nascere qualcosa. Nic come Marina condivide la passione per il disegno, è un writer e un abile skater.

Strano come a volte siamo disposti ad affidarci molto di più a qualcuno mai visto prima solo perché l'istinto ce lo suggerisce.

Sembra che quello debba rimanere un episodio isolato, fino a quando lei non nota dei piccoli graffiti sul muro subito fuori dal cancello di casa (scatenando l'ira del padre); e il caso vuole che i due si incontrino mentre Nic sta scappando dalla polizia dopo essere stato sorpreso a fare un nuovo graffito. Iniziano così a passare un po' di tempo l'uno in compagnia dell'altra; ma cosa succede quando ti innamori di un ragazzo fidanzatissimo da 8 anni con un'altra ragazza?
E qui entrava in gioco la mia idea dell'amore.
Completamente confusa e infantile, rubata alle favole, ai film e ai libri.
Con qualcuno che si innamorava di te e ti proteggeva dalla pioggia e dai tuoni, con dolcezza, rispetto e musica, circondandoti le spalle con il braccio. Per sempre.
Qualcuno che diventava il tuo eroe, qualcuno con cui non sentirti mai più sola, che fosse capace di alleggerire la tua tristezza quando diventava troppo pesante, qualcuno con cui ridere, con cui combattere, qualcuno per cui valeva la pena stare al mondo.

Ovviamente non ve lo dirò, perché questo è il classico libro da leggere, assaporare, vivere e amare pagina dopo pagina.
È il secondo romanzo che leggo di questa autrice, e ancora una volta è riuscita a emozionarmi. Non è difficile vestire i panni della protagonista, fare proprio quel conflitto interiore che almeno una volta ci ha messo davanti alle nostre scelte. Ama il fratello più di qualsiasi altra cosa al mondo, e lo dimostra restandogli vicino dopo la morte della madre e dopo che il padre ha sposato un'arpia fredda e superficiale che pensa solo ai soldi, diventando una vittima agli occhi dell'uomo che la ama solo perché non sopporta Marina e facendo di tutto affinché lui prenda sempre le sue parti.

Se alla fine tutti erano sostituibili sulla superficie del nostro cuore, allora, che senso aveva amare?

Bella la descrizione dei luoghi della magica Firenze che non smette di farci innamorare, e ottima la caratterizzazione dei personaggi; mi piacerebbe tanto avere un amico come Dario che con la sua spontaneità fa tornare sempre il buonumore. Un romanzo che affronta temi importanti come la famiglia, la morte, l'autolesionismo, mettendoci quel pizzico di ironia per smorzare la situazione e che all'ultima pagina è in grado di rubarti più di una lacrima. Una Cenerentola in chiave moderna, in cui, nonostante la tecnologia ha condizionato le vite delle persone, ti fa riscoprire la voglia di spegnere tutto e ritrovare la bellezza dei discorsi faccia a faccia, degli abbracci spontanei, dei gesti inaspettati e della nascita di quel sentimento che avviene attraverso la quotidianità e la frequentazione.
Cara Federica Bosco la tua storia mi ha colpita, ma Nicholas mi ha conquistata!

“Le persone mi piace guardarle in faccia e parlarci” disse serenamente. “Fino a qualche anno fa si faceva così!”
“E' vero, ma se qualcuno ha bisogno di rintracciarti come fa?” chiesi come se improvvisamente fossimo sbarcati sulla luna e la navicella spaziale stesse ripartendo.
“Mi lascia un messaggio in segreteria al telefono di casa, appena torno la ascolto e richiamo, non sono un chirurgo, e non credo che qualcuno debba dirmi qualcosa di così importante che non possa aspettare il mio rientro” disse con gentilezza.
Riflettei sulla quantità di messaggi inutili che scrivevo a Dario e Ginevra e sul tempo che perdevo cazzeggiando su Facebook: mi sentii in colpa per tutta la vita che sprecavo su degli stupidi social network.
“La vita è questa qui” disse porgendomi la sua fetta di pizza, “e va masticata!”


Federica Bosco è scrittrice e sceneggiatrice. Ha al suo attivo una ricchissima produzione di bestseller, da Mi piaci da morire a Un amore di Angelo. Con Mondadori ha pubblicato Pazze di Me (2012), della cui versione cinematografica, per la regia di Fausto Brizzi, è co-sceneggiatrice, Non tutti gli uomini vengono per nuocere (2013), Sms (2014) e Il peso specifico dell'amore (2015).


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