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lunedì 9 maggio 2016

BLOG TOUR UNRIVALED


Ed eccoci qui con la nostra tappa del blog tour dedicato al romanzo più glam del 2016: UNRIVALED
Alyson Noel vi sorprenderà con il suo mondo glitterato, vagherete fra le pagine sognando outfit esclusivi, party mozzafiato nella scintillante Los Angeles, cocktail colorati stretti fra le mani degli amici giusti!


La festa sta per iniziare!


blogtour Unrivaled – La sfida, Alyson Noel

Queste sono le tappe del blog tour, dieci originalissime tappe, dal 27 aprile al 12 maggio:

·         27 aprile - Divoratori di libri
·         28 aprile - La Fenice Book
·         29 aprile - Devilishly Stylish
·         2 maggio - Il colore dei libri
·         3 maggio - Harem's book
·         4 maggio - Words of Books
·         6 maggio - AnniDiNuvole
·         9 maggio - ROMANCE and FANTASY FOR COSMOPOLITAN GIRLS
·         10 maggio - TuTTa ColPa dEi LiBrI
·         11 maggio - Every Book has its Story 
·         12 maggio - Tappa globale, tutti i blog coinvolti.



Ad ogni tappa corrisponde una “ragione” che rende Unrivaled un must read. 


La nostra? Eccola qui:

 Se sei consapevole che, se il cervello è sempre la tua miglior risorsa, non bisogna mai sottovalutare il potere di un bel vestito e di un paio di tacchi alti


... scommettiamo che siete super curiosi a questo punto? Eccovi accontentati:


Tutti desiderano diventare qualcuno nella vita. Layla Harrison vuole fare la giornalista; Aster Amirpour sogna di essere un'attrice di successo; Tommy Phillips ha intenzione di diventare una rockstar. Madison Brooks ci è riuscita: ha afferrato il destino e lo ha piegato al proprio volere molto tempo fa. Ora è la più acclamata stella di Hollywood, e ciò che ha fatto per diventare il personaggio di cui tutti parlano è solo una macchia sull'asfalto, polvere sotto i tacchi delle sue Louboutin. Finché Layla, Aster e Tommy non ricevono un invito speciale per entrare nel mondo esclusivo della vita notturna di Los Angeles e partecipare a una spietata competizione di cui Madison Brooks è l'obiettivo. Ma proprio quando le loro speranze si accendono come stelle che bucano lo smog della California, Madison Brooks scompare... e le aspettative dei quattro ragazzi si spengono, oscurate da una nebbia di bugie.

      

ANDATE DIRETTAMENTE ALLA PAGINA HARPER COLLINS DEDICATA AL ROMANZO!


MA LE SORPRESE NON SONO FINITE...

ecco a voi il PROLOGO del romanzo, un piccolo assaggio in esclusiva, omaggio di Harper Collins:


LOST STARS

Nonostante le torme di turisti che affollano i marciapiedi un anno dopo l'altro, Hollywood Boulevard è il genere di posto che si vede meglio da dietro un paio di lenti polarizzate e senza avere grandi aspettative.
Edifici cadenti in vari stadi di declino, negozi di cattivo gusto che vendono statuette di Marilyn con il suo vestito bianco gonfiato dal vento, una sfilata interminabile di drogati, senzatetto e passanti del tutto privi di glamour... non ci vuole molto perché le masse arrostite dal sole e in scarpe da ginnastica bianche capiscano che la Los Angeles che cercano non è qui.
In una città che si nutre di giovinezza e bellezza, Hollywood Boulevard somiglia a una vecchia stella del cinema che ha visto tempi migliori. Il sole implacabile è un accompagnatore impietoso e brutale, deciso a sottolineare ogni ruga e macchia dell'età.
   Eppure, per coloro che sanno dove guardare (e per quelli tanto fortunati da vantare un posto nella lista degli invitati) è anche un'oasi in cui si trovano i locali notturni più in della città, una sorta di paradiso edonistico per i giovani, i belli e i ricchi.
  Per Madison Brooks, Hollywood Boulevard era tutto ciò che aveva sempre sognato. Forse non assomigliava minimamente alla sfera di vetro che aveva da bambina, in cui brillantini dorati nevicavano sulla versione in miniatura della scritta Hollywood, ma lei non si era mai aspettata che fosse così. A differenza dei turisti sprovveduti che
si aspettavano di incontrare i loro attori preferiti accanto alla rispet tiva stella lungo la Walk of Fame, pronti a distribuire autografi e abbracci ai passanti, Madison sapeva bene cosa avrebbe trovato.
Era stata scrupolosa.
   Non aveva lasciato niente al caso.
   Dopotutto, quando si progetta un'invasione è essenziale conoscere bene il territorio.
Ora, solo pochi anni dopo essere uscita da quella lurida stazione degli autobus nel centro di LA, il suo viso era sulla copertina di quasi tutte le riviste e i cartelloni pubblicitari. La città era ufficialmente sua.
   Benché il viaggio fosse stato assai più arduo di quanto lei avesse mai lasciato trapelare, Madison era riuscita a superare le aspettative di tutti tranne che le proprie. I più si erano limitati a sperare che sarebbe sopravvissuta. Nessuno di coloro che avevano fatto parte della sua vita precedente si aspettava che sarebbe arrivata dritta alla vetta. Che sarebbe diventata così famosa, apprezzata e ben introdotta da ottenere libero e incondizionato accesso a uno dei locali notturni più esclusivi di LA anche oltre l'orario di chiusura.
   In un raro momento di intimità, Madison si avvicinò alla ringhiera della terrazza del Night for Night, che a quell'ora della notte era deserto. Mentre i tacchi a spillo delle sue Gucci sfioravano aggraziati il liscio pavimento di pietra, si premette una mano sul petto all'altezza del cuore e si inchinò allo skyline della città, immaginando che le sue luci tremolanti fossero milioni di ammiratori che sollevavano cellulari e accendini in suo onore.
   Quell'attimo le ricordò un gioco che faceva da bambina, quando organizzava complicati spettacoli per un pubblico di sudici animali di pezza con il pelo infeltrito e qualche zampetta mancante. Occhi sbarrati fatti di bottoni la fissavano spenti mentre ballava e cantava di fronte a loro. Tutte quelle prove instancabili l'avevano preparata
per il giorno in cui quei giocattoli di seconda mano sarebbero stati sostituiti da una folla osannante di fan in carne e ossa. Non aveva mai, mai dubitato che il suo sogno si sarebbe realizzato.
   Madison non era diventata la celebrità più giovane e sexy di Hollywood limitandosi a sperare, desiderare o dipendere dagli altri. Disciplina, controllo e una volontà di ferro avevano guidato la sua ascesa. Anche se i media amavano ritrarla come una ragazza frivola e festaiola (nonostante l'incontestabile talento per la recitazione), dietro i loro titoli salaci c'era una ragazza giovane e forte che aveva preso il destino per le corna e lo aveva reso suo schiavo.
Non che fosse disposta ad ammetterlo: meglio lasciar credere a tutti che lei era una principessa la cui vita era sempre stata facile.
Quella finzione era uno scudo che impediva al pubblico di conoscere la verità. Quanti osavano cercare oltre la superficie non andavano mai lontano. La strada che conduceva al passato di Madison era ostruita da tanti di quegli ostacoli, che perfino il giornalista più testardo alla fine si dichiarava sconfitto e scriveva della sua bellezza incomparabile... dei suoi capelli del colore delle castagne in una fresca giornata d'autunno (stando al tizio che l'aveva intervistata di recente per Vanity Fair). Aveva scritto anche che i suoi occhi viola erano ombreggiati da una soffice nube di ciglia scure che lei usava di volta in volta per rivelare o nascondere. E non aveva forse descritto la sua pelle come perlescente, o incandescente o qualche altro termine che significava radiosa?
   La cosa divertente era che aveva cominciato l'intervista come uno dei soliti giornalisti disincantati, sicuro di poterla piegare, convinto che la notevole differenza di età – lei aveva diciotto anni, lui più di quaranta (praticamente decrepito rispetto a Madison) – insieme al suo quoziente intellettivo superiore (secondo lui, non lei) gli avrebbero consentito di indurla a confessare qualcosa di deplorevole che avrebbe mandato a rotoli la sua carriera. Ma al termine dell'intervista se ne era andato frustrato, se non addirittura infatuato. Esattamente come tutti gli altri che lo avevano preceduto, ognuno costretto ad ammettere a denti stretti che in Madison Brooks c'era qualcosa di diverso. Non era una stellina qualunque.
Si protese verso la notte, si sfiorò le labbra con le dita e allargò le braccia, mandando baci ai fan immaginari che scintillavano sotto di lei. Rapita dall'inebriante euforia per tutto ciò che aveva conquistato, alzò il mento con espressione trionfante ed emise un grido così fragoroso da sovrastare l'incessante colonna sonora del traffico e delle sirene sottostanti.
  Era bello lasciarsi andare. Permettersi, per un breve istante, di essere selvaggia e indomita come quando era bambina.
   «Ce l'ho fatta!» sussurrò tra sé, per i fan immaginari che scintillavano in lontananza, ma soprattutto per quanti avevano dubitato di lei e avevano perfino cercato di ostacolarla.
   La seconda volta lasciò che la sorprendente voce nasale che si era lasciata alle spalle tornasse in superficie, stupita da quanto fosse facile richiamarla, un altro residuo di un passato che non sarebbe mai riuscita a eludere del tutto. Ripensando al proprio comportamento avventato di poco prima, si chiese se volesse davvero sfuggirgli. 
   Il ricordo del ragazzo che aveva baciato era ancora fresco sulle sue labbra. Per la prima volta da molto, molto tempo, si era concessa di rilassarsi tanto da abbassare la guardia ed essere vista per la ragazza che era davvero.
   Non poté fare a meno di chiedersi se fosse stato un errore.
   Quel pensiero da solo bastò a turbarla, ma una rapida occhiata al Piaget tempestato di brillanti le diede un motivo più valido per preoccuparsi. La persona che doveva incontrare avrebbe dovuto essere già lì e il suo ritardo, insieme con il silenzio in cui era immerso il club, chiuso e vuoto, cominciava a sembrarle più inquietante che liberatorio. Nonostante il tepore della notte estiva, si strinse nella pashmina di cachemire. Se c'era una cosa in grado di far tremare Madison era l'incertezza: per lei mantenere il controllo era necessario come respirare. Eppure eccola là, intenta a rimuginare sul messaggio che lui le aveva mandato.
Se le notizie erano buone come le aveva anticipato, si sarebbe lasciata alle spalle quella scocciatura e non si sarebbe più guardata indietro. In caso contrario... aveva un piano anche per quello.
   Chiuse le dita delicate intorno al corrimano della sottile balaustra di vetro, l'unica cosa che la separava da una caduta di una decina di metri, e alzò lo sguardo al cielo, cercando di individuare una singola stella che non fosse un aeroplano... anche se a LA esisteva un solo tipo di stella.
   In genere cercava di evitare ogni pensiero relativo al passato, ma quella notte, per un momento, Madison si permise di tornare indietro in un luogo in cui le stelle vere abbondavano.
   Un luogo che sarebbe dovuto restare sepolto.
Una brezza leggera le sfiorò la guancia, portandole il suono di passi leggeri e un profumo stranamente familiare che non riuscì a identificare. Attese un istante prima di voltarsi, rubando un attimo per esprimere un desiderio osservando una stella cadente che aveva scambiato per un jet, incrociando le dita mentre l'astro disegnava un arco scintillante nel cielo di velluto nero.
   Sarebbe andato tutto bene.
   Non aveva motivo di preoccuparsi.
   Si voltò, pronta ad affrontare ciò che l'aspettava, di qualunque cosa si trattasse. Si stava dicendo che sarebbe stata in grado di gestire qualunque situazione, quando una mano fresca e decisa si posò sulla sua bocca e Madison Brooks scomparve.

UN MESE PRIMA


HYPOCRITICAL KISS

Layla Harrison non riusciva a restare ferma. Prima sprofondò sulla sdraio, infilando i piedi nella sabbia, poi si raddrizzò finché la tela dello schienale le graffiò le spalle, infine si arrese e strizzò gli occhi spostando lo sguardo verso l'oceano, dove il suo ragazzo, Mateo, aspettava che arrivasse l'onda giusta. Un'occupazione noiosa che non mancava mai di dargli una felicità immensa di cui lei non riusciva a capacitarsi.
   Per quanto lo amasse – e lo amava (era talmente carino, sexy e dolce, che sarebbe stata pazza a non farlo) – dopo aver trascorso le ultime tre ore a ripararsi dal sole sotto l'ombrellone mentre tentava di scrivere un articolo accettabile che contenesse la giusta dose di humour e sarcasmo, non vedeva l'ora che Mateo decidesse che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza e tornasse a riva.
   Evidentemente lui non aveva la benché minima idea di quanto fosse scomodo starsene seduta per ore sulla vecchia sdraio traballante che le aveva prestato. Del resto, come avrebbe potuto essere altrimenti? Lui non la usava mai. Era sempre sulla sua tavola da surf, bellissimo e molto zen, in pace con se stesso e con l'universo, mentre Layla si sforzava di dimenticare le meraviglie di Malibu. L'ombrellone sotto cui si nascondeva era solo l'inizio.
   Sotto la felpa ingombrante e l'asciugamano che aveva messo sulle ginocchia aveva spalmato uno spesso strato di crema solare a protezione totale, e non si sarebbe mai avventurata fuori di casa senza gli enormi occhiali da sole e il cappello di paglia tutto spiegazzato che Mateo aveva portato con sé da una recente vacanza trascorsa facendo surf in Costa Rica.
   Per lui, tutti gli sforzi di Layla per proteggersi dall'ambiente circostante erano a dir poco inutili. Non puoi comandare l'ambiente, le avrebbe detto. Devi rispettarlo, onorarlo, giocare secondo le sue regole.
Pensare di poter avere il controllo è una follia: la natura ha sempre l'ultima parola.
   Facile a dirsi, se la tua pelle è immune alle scottature solari e sei praticamente cresciuto su una tavola da surf!
   Tornò al suo portatile e cercò di concentrarsi. Tenere un blog di pettegolezzi sulle celebrità era ben diverso dal firmare gli articoli sul New York Times come sognava, ma doveva pur cominciare da qualche parte.

Sviluppo interrotto
No, non mi riferisco alla serie cult troppo-intelligente-per-la-tv-ma-cosa-cavolo-gli-è-saltato-in-mente (inserite un sospiro alla sono-circondata-da-imbecilli). Parlo delle persone il cui sviluppo si è interrotto davvero. Quelle di cui leggete sul vostro 101 domande e risposte sulla psicologia (per quelli tra voi che leggono qualcosa a parte blog di pettegolezzi e aggiornamenti di Twitter). Quello cui la sottoscritta ha assistito ieri sera al Le Château quando tre fra i più giovani e sexy di Hollywood, ma non certo fra i più svegli, hanno deciso che le olive non erano destinate a restarsene inutilizzate in fondo ai loro Martini...


«Ancora quel post?» Mateo si fermò di fronte a lei, la tavola da surf sotto il braccio, i piedi sprofondati nella sabbia.
   «Stavo solo facendo qualche modifica dell'ultimo minuto» borbottò lei, guardandolo mentre lasciava cadere la tavola sull'asciugamano, si passava una mano tra i capelli schiariti dal sole e dall'acqua di mare e poi faceva scorrere la lampo della muta bagnata. Se la abbassò così tanto sul torace, che Layla non poté fare a meno di deglutire per l'assoluta e indescrivibile meraviglia di vedere il suo magnifico ragazzo nudo e luccicante di fronte a lei.
   In una città brulicante di ego giganteschi, vanità in eccesso e gente ossessionata dal culto del corpo e dai centrifugati bio, la naturalezza con cui Mateo viveva la propria bellezza era così rara che per la maggior parte del tempo Layla non riusciva a immaginare cosa ci trovasse in una ragazza minuta, pallida e cinica come lei.
   «Posso aiutarti?» le chiese, allungando la mano verso la sua botti glia d'acqua, con l'aria di uno che non vedeva l'ora di leggere la sua opinione sulle tre celebrità ebbre di Martini che avevano messo in scena un revival delle loro bravate nella caffetteria del liceo, scagliando olive contro chiunque stesse loro intorno.
Tipico di Mateo: era così dalla prima notte in cui lo aveva incontrato, poco più di due anni prima, il giorno del suo sedicesimo compleanno, quando avevano scoperto, sbalorditi, che erano nati a solo un anno e dieci giorni di distanza l'uno dall'altro, eppure in virtù dei loro compleanni erano di segni astrologici diversi (e quasi opposti).
    Mateo era un sagittario, quindi uno spirito libero e un sognatore.
    Layla un capricorno, e dunque ambiziosa e un po' fissata con il controllo... sempre se si credeva in quelle cose, e ovviamente per lei non era così. Era solo una bizzarra coincidenza, che nel loro caso era vera.
    Gli porse il portatile e sprofondò sulla sdraio. Ascoltare Mateo che leggeva i suoi articoli ad alta voce per lei equivaleva a farsi di crack.
    Era utile per il processo creativo; l'aiutava a limare e perfezionare il testo. Ma Layla era abbastanza consapevole da sapere che, quando si trattava di scrittura, avrebbe venduto anche sua madre per un po' di complimenti, e in genere Mateo trovava sempre qualcosa di carino da dire, per quanto debole fosse il contenuto.
    La bottiglia d'acqua che penzolava da una mano, il MacBook Air di Layla nell'altra, Mateo cominciò a leggere. Quando arrivò in fondo la guardò. «È tutto vero?»
    «Ho tenuto un'oliva per ricordo.»
    Lui socchiuse gli occhi, come se stesse cercando di visualizzare la battaglia di cibo delle celebrities. «Sei riuscita a scattare qualche foto?» domandò restituendole il portatile.
    Lei scosse il capo, fece una piccola modifica e premette Salva invece del consueto Invio. «Lo Château è molto severo riguardo al divieto di scattare foto.»
    Mateo scosse il capo e vuotò la bottiglia d'acqua tutto d'un sorso mentre Layla continuava ad ammirarlo, sentendosi parecchio perversa per aver ridotto il suo ragazzo a un bel bocconcino. «Non lo mandi?» le chiese. «Mi sembra pronto.»
    Lei infilò il computer nella borsa. «Ricordi quando ti ho detto che volevo iniziare a tenere un blog tutto mio, Beautiful Idols?» il suo sguardo titubante incontrò quello di lui. «Penso che questo potrebbe essere il pezzo perfetto per inaugurarlo.»
    Mateo spostò il peso da un piede all'altro, giocherellando con il tappo della bottiglia.
«Be', è un buon pezzo.» Parlava come se stesse scegliendo con cura ogni parola. «È divertente, centra il punto, ma...» Si strinse nelle spalle, lasciando che il silenzio dicesse ciò che lui preferiva tacere: non era un lavoro alla sua altezza.
«So cosa pensi» si affrettò a difendersi Layla. «Ma nessuna delle stronzate che scrivo rientra tra le notizie in grado di cambiare il mondo e sono stanca di lavorare per poche briciole. Se voglio andare avanti da sola, dovrò pur cominciare da qualche parte.
E anche se al blog potrebbe volerci un po' di tempo per decollare, quando accadrà potrei guadagnare parecchio anche solo con le pubblicità. Inoltre, ho messo da parte quanto basta per sopravvivere fino ad allora.»
  L'ultima parte fu un'aggiunta frettolosa che poteva essere vera o anche no, ma suonava bene e parve convincere Mateo, dal momento che la sua prima reazione fu sollevarla dalla sdraio per prenderla tra le braccia.
«E cosa farai con tutti quei soldi?»
Lei gli passò il polpastrello dell'indice sul petto, cercando di guadagnare tempo. Non gli aveva ancora parlato del suo sogno di frequentare una scuola di giornalismo a New York, e farlo in quel momento sarebbe stato imbarazzante, cosa che preferiva evitare.
   «Be', immagino che gran parte andrebbe nel fondo per i burrito.»
   Lui sorrise e le cinse la vita con le braccia. «La ricetta per una vita felice: tu, una tavola decente e un bel fondo per i burrito.» Le sfiorò la punta del naso con le labbra. «A proposito, quando lascerai che ti insegni a fare surf?»
   «Probabilmente mai.» Si abbandonò tra le sue braccia, premendogli il viso nella curva del collo e respirando la fragranza inebriante di oceano, sole e profondo appagamento, accompagnata da una singolare nota di sincerità e vita equilibrata... tutto ciò che Layla avrebbe voluto essere e che non avrebbe mai potuto raggiungere in un solo respiro.
Eppure, nonostante l'enorme differenza tra loro, Mateo la accettava per ciò che era, senza cercare di cambiarla o indurla a vedere le cose come lui.
   Layla avrebbe voluto poter dire lo stesso.
   Quando le posò un dito sotto il mento e le sfiorò le labbra con le proprie, Layla reagì come una ragazza che avesse trascorso le ultime tre ore aspettando solo quello (appunto). All'inizio fu un bacio dolce, giocoso, la lingua di Mateo che accarezzava la sua. Finché Layla non premette i fianchi contro i suoi, ricambiando l'abbraccio con una passione che gli strappò un gemito di desiderio.
   «Layla... dio...» le sussurrò sulle labbra. «Che ne diresti se trovassimo un posto dove continuare?»
   Lei intrecciò una gamba con la sua attirandolo a sé, il più vicino possibile compatibilmente con i propri pantaloncini di jeans e la sua muta bagnata, consapevole soltanto del calore che le percorse il corpo quando le mani di Mateo si insinuarono sotto la felpa. Così ebbra del suo tocco che avrebbe voluto trascinarlo giù sulla tiepida sabbia dorata e salire a cavalcioni su di lui. Per fortuna Mateo ebbe il buon senso di ritrarsi prima che li arrestassero.
   «Se ci sbrighiamo, avremo la casa tutta per noi.» Le sorrise, gli occhi appannati, le palpebre pesanti.
   «No, grazie.» Layla lo spinse via, cambiando idea in modo repentino. «L'ultima volta che Valentina ci ha quasi sorpresi, ho perso dieci anni di vita per lo spavento. Non posso correre di nuovo un rischio del genere.»
   «E allora? Vivrai fino a centoquarant'anni invece che centocinquanta.» Si strinse nelle spalle e cercò di attirarla a sé, ma Layla non si mosse. «Mi piace pensare che ne varrebbe la pena.»
   «Facile dirlo per te, caro il mio Maestro Zen.» Era uno dei tanti soprannomi che aveva coniato per lui. «Andiamo da me. Niente sorelle minori e, anche se mio padre dovesse essere nel suo studio, non verrà certo a disturbarci. È tutto preso dai suoi nuovi dipinti... non che io li abbia visti, ma sono contenta che stia lavorando. È passata un'eternità dell'ultima volta che ne ha venduto uno.»
   Mateo fece una smorfia. Era chiaro che aveva voglia di stare con lei, ma l'accenno al padre bastò a raffreddare i suoi bollenti spiriti.
   «Non mi ci abituerò mai.» Iniziò a raccogliere le loro cose, chiuse l'ombrellone, separò le due parti del bastone e le ripose nella sacca.
«È troppo strano.»
   «Solo per te. Non dimenticare che papà si descrive come un bohémien dalla mentalità aperta che crede nella libera espressione di sé. E, cosa più importante, si fida di me. E gli piaci. Pensa che tu abbia un'influenza calmante su di me.»
   Sorrise. Era tutto vero. Si mise la borsa a tracolla e si diresse verso la Jeep nera di Mateo, dove tolse da sotto il tergicristallo un volantino pubblicitario che diceva: Quest'estate, lavora come promoter per la Unrivaled Nightlife Company di Ira Redman e vinci un incredibile premio in contanti!
   Quelle parole risvegliarono all'istante il suo interesse.
Puntava alla scuola di giornalismo a New York fin dall'ultimo anno di liceo e, per quanto fosse emozionatissima per essere stata ammessa, non aveva alcuna possibilità di frequentarla, visto che la retta da capogiro, per non parlare di quanto costava vivere in quella città, era come un macigno sulla sua strada. Improponibile chiedere a suo padre di aiutarla con le spese, dato che il suo momento di magra finanziaria si protraeva più a lungo del previsto.
    Sua madre avrebbe potuto fornirle qualunque cifra le servisse (o meglio: il ricco marito di sua madre avrebbe potuto fornirgliela; sua madre non era altro che una delle tante zombie di Santa Monica che si trascinavano tra SoulCycle e Drybar) ma non si parlavano da anni e Layla non aveva intenzione di ricominciare a farlo.
    Quanto a Mateo... il suo lavoro come istruttore di surf presso alcuni degli alberghi più costosi della spiaggia non rendeva molto (e comunque lei non avrebbe accettato il suo aiuto se anche glielo avesse offerto). Senza contare il trascurabile dettaglio che doveva ancora parlargli di quel particolare progetto, più che altro perché lui avrebbe insistito per accompagnarla e, anche se sarebbe stato piacevole averlo intorno, sarebbe stato una distrazione. Mateo non era ambizioso come lei e, per quanto fosse dolce, Layla si rifiutava di essere l'ennesima donna che non realizzava i propri sogni solo perché si era fatta incantare da un bel ragazzo.
    Lesse di nuovo il volantino. Un lavoro come quello poteva essere esattamente quello che ci voleva. Frequentare i più noti locali di Hollywood le avrebbe garantito materiale migliore per i suoi articoli, e chissà dove sarebbe potuta arrivare.
    Mateo allungò una mano e prese il volantino. «Ti prego, dimmi che non ti interessa.» Si spostò di fronte a lei per guardarla in faccia, e socchiuse gli occhi castani quando Layla per tutta risposta si morse il labbro, restia ad ammettere che quel volantino era la cosa più eccitante che le fosse capitata in tutta la giornata (fatta eccezione per il bacio di poco prima sulla spiaggia). «Baby, credimi, meglio che ne resti fuori» aggiunse, in un tono severo che raramente Layla gli aveva sentito usare. «L'ambiente dei club è a dir poco discutibile. Sai anche tu cosa è successo a Carlos.»
    Lei abbassò lo sguardo sui piedi coperti di sabbia, sopraffatta dalla vergogna per aver dimenticato che il fratello maggiore di Mateo era morto di overdose fuori da un locale sul Sunset Boulevard, esattamente come era successo a River Phoenix, che era collassato davanti al Viper Room, solo che nessuno aveva eretto un altare in suo onore. A parte i familiari più stretti, nessuno aveva versato una lacrima, perché a quel punto era così andato che gli unici amici che aveva erano gli spacciatori, nessuno dei quali si era preso il disturbo di andare al funerale. La tragedia aveva segnato profondamente Mateo che, da bambino, aveva idolatrato il fratello.
   Ma se quello, invece, fosse stato il modo migliore per onorare Carlos, se non addirittura vendicarlo?
   Allungò la mano verso Mateo e gli sfiorò il braccio prima di lasciarla cadere di nuovo lungo il fianco. «Ciò che è accaduto a Carlos è stata una tragedia orribile, perché si sarebbe potuto evitare» disse.
«Ma forse il modo migliore per attirare l'attenzione su Carlos e sugli altri ragazzi come lui è raccontare cosa succede davvero in quel mondo. Un lavoro del genere mi consentirebbe di farlo.»
   Lui si rabbuiò, e Layla si rese conto che avrebbe dovuto trovare qualcosa di meglio, se voleva convincerlo.
   Fissò il volantino che Mateo teneva ancora in mano, sapendo in cuor suo di avere ragione, e la disapprovazione che emanava da lui accrebbe la sua determinazione. «Detesto tanto quanto te questa nostra cultura che adora le celebrities. E sono d'accordo quando dici che l'ambiente dei club è uno schifo. Ma non preferiresti fare qualcosa per denunciarlo apertamente? Sarà pur meglio che restarsene seduti a lamentarsi, no?»
   Lui non le diede ragione ma non la contraddisse nemmeno, una piccola vittoria che Layla fu felice di aver messo a segno.
   «Non mi illudo di vincere la gara. Anzi, a dirla tutta non mi importa nemmeno. Ma se riuscissi a entrare nel gioco, avrei le munizioni sufficienti per denunciare fino a che punto quel mondo sia corrotto. Se riuscissi a dissuadere anche un solo ragazzino dal venerare come eroi quegli stronzi superficiali, squallidi e spregevoli, se convincessi anche un solo adolescente che l'ambiente dei club è squallido, pericoloso e da evitare, avrò raggiunto lo scopo.»
   Mateo tenne lo sguardo fisso sull'oceano, studiando a lungo l'orizzonte. Qualcosa nel suo profilo, accarezzato dai raggi del sole morente, le intenerì il cuore. La amava, desiderava soltanto ciò che era meglio per lei, incluso tenerla lontana dal mondo che si era preso suo fratello. Ma pur ricambiando quei sentimenti, lei non gliel'avrebbe data vinta.
   Mateo contemplò per un po' l'immagine da cartolina del sole che si tuffava nell'oceano, prima di voltarsi verso di lei. «Non sopporto l'idea che tu sia coinvolta in tutto questo.» Serrò il pugno, accartocciando rumorosamente il volantino. «Quel mondo è una menzogna, e Ira è considerato, a ragione, un bastardo della peggior specie a cui non importa un accidente dei ragazzi che lo hanno reso ricco. Pensa soltanto a se stesso. Hanno portato Carlos fuori dal locale e lo hanno lasciato a morire sul marciapiede solo per non essere costretti a
chiamare l'ambulanza e chiudere il club per la serata... eppure non si sono fatti alcuno scrupolo a trarre beneficio dallo scandalo.»
   «Ma quello non era uno dei locali di Ira.»
   «Non cambia niente. Carlos era un tipo sveglio, e guarda come è andata a finire. Non posso permettere che succeda anche a te.»
   «Io non sono Carlos.» Si pentì di quelle parole non appena le ebbe pronunciate. Avrebbe dato qualunque cosa pur di potersele rimangiare.
   «E con questo cosa vorresti dire?»
   Layla esitò, non sapendo come spiegarglielo senza offenderlo ulteriormente. «Io lo farei con uno scopo preciso, un obiettivo...»
   «Ci sono modi migliori per farlo.»
   «Dimmene uno.» Alzò il mento, cercando di fargli capire con uno sguardo che lo amava, ma erano in un vicolo cieco.
   Mateo gettò il volantino in un cestino dei rifiuti prima di aprirle la portiera del passeggero, come se la discussione fosse terminata.
   Ma non era così.
   Neanche lontanamente.
   Aveva già memorizzato il sito web e il numero di telefono.
   Gli si avvicinò. Detestava quando litigavano, e in quel caso, poi, non ce n'era motivo. Tanto ormai aveva deciso. Meno Mateo avesse saputo di quella faccenda, meglio sarebbe stato.
   Gli accarezzò una coscia – sapeva esattamente cosa fare per distrarlo – e non si fermò finché le sue palpebre non si fecero pesanti, il respiro più profondo e lui dimenticò che Layla voleva fare la promoter nei club di Ira Redman.





1 commento:

  1. Devo assolutamente mettere le mani su questo libro, lo voglio troppo leggere.

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