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giovedì 23 giugno 2016

TI DARÒ IL SOLE di Jandy Nelson

 
Noah e Jude, gemelli, a tredici anni sono legatissimi. A raccontarcelo è il taciturno Noah, che passa il tempo a disegnare e a sfuggire ai bulli di quartiere, mentre la sorella, moto perpetuo, si tuffa dalle scogliere e ha il sole sulle labbra. Quattro anni dopo, però, Noah e Jude non si parlano nemmeno. Il testimone del racconto passa a Jude, colpevole della deriva in cui è scivolato il fratello, ma anche dell'eclissi in cui è sprofondata lei. Ciò che Noah e Jude ancora non sanno è che ognuno di loro possiede soltanto metà della storia, e che l'unico modo per rifondare il mondo sarà ricucire la frattura che ora li divide.
Sarò sincera: questa storia mi ha richiesto un po' di tempo di rielaborazione prima che io potessi recensirlo per voi! Vi starete probabilmente domandando se questa mia premessa stia a significare che il libro non mi è piaciuto e per questo io abbia rimandato la mia recensione... No, affatto. Anzi, mi è piaciuto molto ma le sue particolarità sono talmente tante ed evidenti che ho più volte pensato a quale fosse il modo migliore per rendergli giustizia.


La storia racconta di due fratelli gemelli, Noah e Jude, che sono davvero legatissimi, pur essendo diversi come il giorno e la notte. Noah schivo e taciturno, che scopre la propria omosessualitá, cerca di celarsi al mondo ma soprattutto ai bulli che lo maltrattano senza tregua. Solo la madre e, in qualche modo, la sorella riescono ad entrare nei pochi spiragli che lui lascia aperti. Il suo è un mondo fatto di immagini e colori, non solo perché il suo dono è una rara abilitá nel disegno, ma anche perché, quando è il suo pov a raccontarci la storia, utilizza proprio le immagini per mostrarci emozioni e fatti, come in una spirale, tanto che all'inizio posso dire senza vergogna di aver trovato difficoltà a realizzare che non stavo affatto leggendo un racconto "canonico". Le immagini mostrate sono come pennellate che travolgono e  confondono. Lo stile, quando a raccontarci la storia è Noah, è quasi psichedelico, ben diverso dal modo più realistico e quasi crudo di Jude. L'autrice fa iniziare il racconto al Noah tredicenne, dandogli proprio questa caratteristica narrativa, facendo poi saltare il racconto  sia con il pov di Jude, sia a livello temporale, dandoci modo di capire soltanto alla fine cosa si celi dietro tutti i cambiamenti della storia, apparentemente senza senso, almeno all'inizio.
Jude, a differenza di Noah,  è una leader, una ribelle. Lei è la beniamina del padre, come Noah lo è della madre. Jude ha talento nella scultura più che nel disegno,  e questo, anche se all'inizio non si capisce, sarà, a mio parere, uno dei punti focali della storia, soprattutto per quanto riguarda l'apprezzamento della madre, artista talentuosa, che sprona i figli a mostrare le loro peculiarità e ad iscriversi ad una scuola d'arte.

" Mi accorgo che respiriamo in sincrono, e sono respiri pesanti, quasi degli ansiti. Cerco di desincronizzare i respiri. Cerco di desincronizzarmi con la legge di gravità e di riemergere. Non mi riesce né l'uno né l'altro. Non mi riesce nulla di nulla. Fry continua a fare a brandelli i disegni- per lo più ritratti di famiglia- uno dopo l'altro, e il vento glieli strappa di mano via via. Ce n'è uno di me e Jude, che lui fa a metà, tagliandomi dall'immagine. Mi guardo volare via. Lo guardo avvicinarsi sempre di più ai disegni  che diventeranno il movente del mio omicidio. Sento il cuore rimbombarmi nelle orecchie. Ma Zephyr dice: " Non strapparli, Fry. Sua sorella dice che è bravo." . Ah, è perché gli piace Jude? Piace un po' a tutti, Jude, perché a fare surf è la più brava in assoluto, le piace tuffarsi dalla scogliera e non ha paura di niente, né dei grandi squali bianchi né di papà. E per i suoi capelli. Ho usato tutti i miei gialli per colorarli. I capelli di Jude, lunghi centinaia di chilometri. Qualunque abitante della California settentrionale, se non sta attento, potrebbe rimanerci impigliato, soprattutto i bambini piccoli, i barboncini e ora anche i surfisti testa di cazzo."


Dopo il salto temporale e il cambio di pov ci si rende conto che tutto è cambiato. Jude è diversa, Noah è diverso, il mondo si è ribaltato. Il loro rapporto si è completamente incrinato e sembra che non ci sia modo di recuperarlo. Ma a volte la vita ti pone davanti le cose non dette e mai affrontate e allora c'è speranza... Non accenno altro perché vorrei tanto che scopriste tutto pian piano, come una sotto- trama nascosta che si cela sotto strati di trame più evidenti.


"Chiudo gli occhi per un attimo ed è come se io mi fossi svegliata dal sonno più profondo, come se qualcuno mi avesse estratta dal granito. Perché mi rendo conto che non importa se Noah mi odia, se non mi perdonerà mai. Non importa se perderò per sempre lui e papà. Non importa, basta. Devo rimettere insieme i cocci del suo sogno. Questo, e solo questo, è tutto ciò che importa."

Posso dirvi solo che questo romanzo merita e tanto. Sia per la sua particolarità narrativa, che per le tematiche affrontate. Ci sono storie che nonostante tutto ti trasmettono qualcosa e ti lasciano con il desiderio di rileggerle, perché sei certa che ad una prima lettura, qualcosa di importante possa esserti sfuggito.
Tra le tematiche principali ci sono sicuramente l'omosessualità, le crisi coniugali che così tanto peso possono avere sui figli, la morte di un proprio caro che spesso lascia più domande che risposte. Ma soprattutto come una serie fortuita e dolorosa di eventi possa mettere in luce prima, recidere poi, un legame fortissimo come quello tra fratelli gemelli.
Il personaggio di Noah mi è piaciuto molto per la sua complessità. L'autrice ha trasmesso, a mio parere benissimo, le sue caratteristiche, donandogli quella modalità narrativa davvero unica. Soffre molto, ma la sofferenza lo porta a diventare esattamente l'opposto di ciò che è sempre stato, ovvero l'anima della festa.
Jude invece all'inizio mi irritava parecchio. Ho faticato maggiormente a comprendere cosa la muovesse. Alla fine ho capito che in lei la sofferenza aveva agito come un freno, i sensi di colpa che sentiva agitarsi come un maremoto avevano lasciato solo un guscio vuoto e sterile, almeno apparentemente. Ma la scultura e ciò che lo studio di essa porterà con sé, riusciranno dove il resto ha fallito, donandole conforto e chiarimenti. Lo stile narrativo di Jude esprime bene questa chiusura e quasi freddezza, essendo quasi brutale nella modalità espressiva.


La mia valutazione è assolutamente positiva, consiglio questo libro a chi ama le storie particolari, che si svelano pian piano. A chi ama il colore e le variazioni di stile. A coloro che danno maggior valore alla complessità dei contenuti anziché a storie apparentemente più facili. Sono certa che questo libro sarà per voi una bella girandola emotiva, adatto non solo agli adolescenti, essendo uno YA è dedicato principalmente a loro, ma a chiunque abbia voglia di fare un viaggio catartico all'interno delle pulsioni umane e delle sue conseguenze emotive.


                                             
Jandy Nelson vive a San Francisco. Dopo aver lavorato per tredici anni come agente letterario, è ora scrittrice a tempo pieno. Ti darò il sole è il suo secondo romanzo.



1 commento:

  1. Anche io non ho potuto fare diversamente che leggerlo con il cuore e recensirlo con l'anima!

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