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giovedì 13 ottobre 2016

Release Blitz: Proteggimi di Maya Banks


IN USCITA OGGI 13 OTTOBRE, PROTEGGIMI, IL PRIMO VOLUME DELLA SERIE ROMANTIC SUSPENSE, SLOW BOURN, DI MAYA BANKS. UNA STORIA RICCA DI PATHOS, CON PERSONAGGI AFFASCINANTI CHE HANNO UN DONO PARTICOLARE, QUELLO DI SENTIRE IL DOLORE DEGLI ALTRI. 
ALTO TASSO HOT, MISCHIATO SAPIENTEMENTE CON UN TOCCO DI PARANORMAL SUSPENSE, COME SOLO MAYA BANKS SA FARE. NON VI RESTA CHE LASCIARVI TENTARE DALLE IMMAGINI CHE VI PROPONIAMO E DALL’ESTRATTO. 
CHE NE PENSATE, PUO’ FARE AL CASO VOSTRO?

TITOLO: Proteggimi
AUTORE: Maya Banks
SERIE: Slow burn series #1
EDITORE: HarperCollins Italia
PAGINE: 288
PUBBLICAZIONE: 13 ottobre 2016 
GENERE: Romantic suspense
PREZZO: € 6,99 EBOOK, 14,90 CARTACEO

Quando la sorella di Caleb, rampollo della potente e ricca dinastia dei Devereaux viene rapita, lui ha una sola soluzione: chiedere l'aiuto dell'unica donna in grado di risolvere questo tipo di situazione. La cosa non gli piace affatto, ma non ha altra scelta. Ramie è una bellissima sensitiva, che riesce a mettersi in contatto con le vittime e a localizzarle "sentendo" il loro dolore, ma questo le costa sempre molta fatica e un grande dispendio di energie fisiche ma soprattutto psicologiche. Aiutare l'attraente, impaziente e invincibile Caleb a trovare sua sorella la sta portando sull'orlo della distruzione. I pensieri ad alto tasso erotico dell'uomo l'attraggono come un magnete. Per questo Ramie decide che è meglio andare il più lontano possibile da lui. Per Caleb questo è un duro colpo, ma quando pensa di averla persa per sempre, Ramie riappare improvvisamente. Lei è in pericolo e ha bisogno del suo aiuto. Ora Caleb è finalmente disposto a rischiare tutto ciò che ha, anche il suo cuore, pur di salvarla.
Superato un ripido tornante, Caleb Devereaux imboccò il vialetto dissestato che conduceva alla minuscola baita di montagna. Impaziente e agitato, imprecava ogni volta che prendeva una buca, ma la soddisfazione per avere trovato Ramie St. Claire dopo lunghe e scrupolose ricerche gl'impediva di abbandonarsi al malumore. Era trepidante al pensiero di poterle finalmente parlare, e quella prospettiva gli dava la forza di proseguire.
Ramie rappresentava l'unica speranza per sua sorella Tori.
Appena Tori era stata rapita, Caleb si era messo subito a cercare Ramie St. Claire. Di norma non sarebbe stata la prima persona a cui rivolgersi dopo il rapimento di un parente, ma Ramie era una sensitiva e in passato era riuscita a individuare vittime di sequestri. Molti avrebbero considerato con scetticismo le sue capacità, invece Caleb ci credeva ciecamente, perché anche sua sorella aveva dei poteri paranormali.
Lui e i suoi fratelli Beau e Quinn erano sempre stati iperprotettivi nei confronti della sorella minore, e quell'atteggiamento non era ingiustificato.
Caleb era a capo di un vero e proprio impero, e per lui la sicurezza era una priorità assoluta. I tre fratelli avevano sempre temuto l'eventualità di un rapimento per estorcere denaro alla famiglia, ma neanche nei loro peggiori incubi avevano mai immaginato che Tori sarebbe scomparsa per trovarsi in balia di un maniaco.
Non c'era stata alcuna richiesta di riscatto; era giunto solo un video che mostrava Tori legata mani e piedi, e in sottofondo si udiva la risata folle del suo rapitore che invitava Caleb a dire addio alla sorellina.
Sperava che non fosse troppo tardi; poteva solo pregare che Tori fosse ancora viva.
Purtroppo, con suo grande disappunto, Ramie St. Claire si era volatilizzata tre mesi addietro senza lasciare traccia. Sembrava che fossero sparite tutte le prove della sua esistenza. Ma come poteva decidere di scomparire pur sapendo di poter offrire un aiuto prezioso a trovare persone scomparse o rapite? Caleb riteneva una dimostrazione di egoismo rifiutarsi di dare il proprio contributo.
Quando si fermò infine davanti allo chalet, era decisamente in collera. La baita sembrava un rifugio poco ospitale nonché inadatto ai rigori dell'inverno imminente. A un primo sguardo, forse non c'era neanche l'elettricità. In un posto del genere poteva abitare solo una persona decisa a non farsi trovare.
Scese dalla vettura e si diresse verso la porta malandata, su cui bussò con foga. L'uscio scricchiolò sotto l'impeto dei suoi pugni come se stesse per frantumarsi. Il silenzio che seguì gli fece salire il sangue alla testa.
«Signorina St. Claire!» gridò. «Apra!»
Continuò a bussare e a urlare, intimandole di rispondere. Sembrava più folle dello squilibrato che aveva rapito sua sorella, ma non gl'importava affatto l'impressione che dava di sé. Era disperato; era ricorso a tutte le risorse a sua disposizione per rintracciare Ramie St. Claire e ora non se ne sarebbe andato finché non avesse ottenuto da lei le informazioni per cui era venuto a cercarla.
La porta si aprì di colpo e Caleb vide una donna minuta che lo fissava con un'espressione diffidente negli occhi grigi. Rimase sconcertato per un istante e la osservò in silenzio.
Trovandosi per la prima volta davanti a lei di persona, il suo primo pensiero fu che le foto che aveva visto non le rendevano giustizia. Era delicata e fragile, come se fosse convalescente, ma non per questo risultava meno bella. Aveva un'aria vulnerabile che gli suscitò un moto improvviso di rimorso; si sentiva quasi in colpa per quello che era venuto a chiederle, ma allontanò subito quella sensazione. Non c'era nulla che avrebbe potuto dissuaderlo; non esisteva un prezzo troppo alto da pagare in cambio della vita di sua sorella.
«Non posso aiutarla» disse lei.
La sua voce sommessa gli scivolò addosso come velluto, in stridente contrasto con la rabbia che lo dominava, provocata dal suo rifiuto. Non le aveva ancora chiesto niente eppure lei lo stava già liquidando.
«Non sa neanche cosa voglio da lei» replicò Caleb con un tono gelido che avrebbe intimidito chiunque.
«È ovvio, non le sembra?» Lei sospirò stancamente, abbassando leggermente le palpebre come se vi gravasse un peso insostenibile. «Altrimenti perché avrebbe fatto tutta questa strada per venire da me? Non voglio neanche sapere come sia riuscito a trovarmi, ma è chiaro che non sono stata capace di cancellare le mie tracce se è arrivato fin qui.»
Caleb aggrottò le sopracciglia, perplesso. Forse era malata?, si chiese. Era per quello che si era nascosta? Però, ora che l'aveva trovata, non c'era altro che contasse per lui più del bisogno di avere delle risposte.
«Mi dica, perché dovrebbe rendersi irreperibile di proposito una persona con le sue capacità?» l'apostrofò. «È in gioco la vita di mia sorella, signorina St. Claire. Non le sto semplicemente chiedendo di darmi una mano, l'avverto che non me ne andrò finché non mi avrà aiutato.»
Lei scosse la testa con determinazione e un lampo di paura rese più espressivi gli occhi che sembravano vacui fino a un attimo prima. «Non posso.»
L'angoscia che traspariva da quell'ammissione apparentemente pacata gli fece capire che il rifiuto deciso era dettato da motivi gravi. Anche se era chiaro che Ramie St. Claire avesse un problema, Caleb non riusciva a sentirsi in colpa per la propria insistenza, perché la vita di Tori era in pericolo.
Infilò una mano nella tasca del giubbotto e tirò fuori il foulard di Tori, l'unica cosa che avessero trovato nel luogo in cui con tutta probabilità era stata rapita, il parcheggio di un supermercato, accanto alla portiera aperta della sua auto. Caleb si era rimproverato mille volte che non avrebbe dovuto lasciarla uscire da sola. Era venuto meno ai suoi doveri di fratello, visto che non era stato in grado di proteggerla e garantire la sua incolumità.
Ramie indietreggiò immediatamente e dalle sue labbra sfuggì un grido soffocato, carico d'angoscia. Caleb avanzò e le infilò a forza il foulard in mano, stringendola poi per impedirle di sottrarsi a quel contatto. Ramie emise un singulto strozzato e alzò lo sguardo verso di lui, sbiancando di colpo. Le sue pupille si dilatarono e poi gli occhi le si velarono mentre i suoi lineamenti si contraevano in un'espressione di sofferenza.
«No» bisbigliò. «Basta... non posso sopportarlo.»
Le gambe le cedettero e sarebbe crollata a terra se lui non l'avesse sorretta, assicurandosi che Ramie non interrompesse il contatto con il foulard. Con orrore, la vide accasciarsi e sfuggirgli di mano, come una bambola di pezza, nonostante Caleb tentasse di sostenere il suo peso. Si abbassò in fretta per impedire che perdesse la presa sul foulard e la guardò attonito trasformarsi sotto i suoi occhi come se fosse piombata in un'altra dimensione.
Con gli occhi vitrei e i muscoli che si contraevano spasmodicamente, Ramie si rannicchiò in posizione fetale, emise dei mugolii sommessi e infine cominciò a piangere. Caleb avvertì una stretta al cuore nel vederla così indifesa, in quell'atteggiamento che gli parve un vano tentativo di proteggersi da un pericolo oscuro.
«Ti prego, non farmi male, ti supplico... Non ce la faccio più. Se vuoi uccidermi, fallo e basta, ma non torturarmi più!» gemette.
Caleb fu scosso da un brivido lungo la spina dorsale appena udì la voce di Ramie che gli parve molto simile a quella di Tori. Era mai possibile che, tramite Ramie, potesse assistere a quello che accadeva a sua sorella?
La scena era straziante, non solo perché Tori pareva sottoposta a tormenti terribili, ma anche perché Ramie sembrava soffrire insieme a lei.
Caleb si era documentato riguardo ai presunti poteri di Ramie St. Claire, ma non aveva trovato informazioni concrete oltre al resoconto dei suoi incredibili successi nel rintracciare persone scomparse. Non c'era scritto da nessuna parte come facesse a mettersi in contatto telepatico con loro e che cosa le capitasse. Dio, cos'aveva fatto presentandosi lì?
Il corpo di Ramie sussultò, e Caleb impiegò solo qualche secondo a capire a cosa stesse assistendo: era inequivocabile. Gli salì in bocca il sapore acre della bile. Con gli occhi lucidi, fece dei respiri profondi per calmare i conati di vomito mentre, attraverso il corpo di Ramie, guardava sua sorella che veniva stuprata.
Il pianto accorato di Ramie era così angosciante che la prese delicatamente tra le braccia e la cullò, non sapendo cos'altro fare. «Tori?» sussurrò. Non era sicuro che il collegamento che si era stabilito tramite Ramie gli permettesse di comunicare con lei. «Mi senti? Sono Caleb. Dimmi dove sei, tesoro, così potrò venire a salvarti. Resisti, ti prego. Non arrenderti, per quanto possa essere doloroso.»
Ramie mosse la testa di lato con uno scatto improvviso e sulla sua guancia comparve l'impronta di una mano. Sconvolto, Caleb non sapeva cosa fare; aveva superato un limite e non poteva più tornare sui suoi passi. Cercò di respingere i sensi di colpa che lo assalirono, dicendosi che il fine giustificava i mezzi. Qualsiasi espediente potesse aiutarlo a trovare sua sorella sarebbe stato accettabile... ma era davvero accettabile torturare una donna innocente?
Non le aveva dato scelta; Ramie si era rifiutata di aiutarlo, eppure lui l'aveva costretta a farlo, ignorando le pesanti conseguenze che avrebbe dovuto subire. Non sapeva come funzionassero i suoi poteri, ma ora che ne aveva avuto una dimostrazione era sconvolto; non c'era da meravigliarsi che Ramie avesse tentato di opporsi.
«Ramie, Ramie!» la chiamò in tono più fermo. «Torna da me e dimmi come trovarla» la esortò, abbandonando ogni formalità. Date le circostanze, gli sembrava grottesco continuare a darle del lei.
Ramie aveva gli occhi sbarrati e vacui: era chiaro che la sua mente era lontana, persa chissà dove. L'impronta della mano sulla guancia era di un rosso vivido e si stagliava sul volto di un pallore innaturale. Dalla sua espressione traspariva una disperazione tale che Caleb dovette sforzarsi di non piangere.
Improvvisamente Ramie si piegò in due come se avesse ricevuto un colpo in pieno stomaco e si strinse le braccia intorno all'addome. Caleb si rese conto che il suo rapitore le aveva dato un calcio, anzi che l'aveva dato a Tori. Era terribile restare impotente a guardare con orrore due donne che venivano brutalizzate, una delle quali per colpa sua.
Poi Ramie si abbandonò sul pavimento freddo, gli occhi persi nel vuoto, immobili. Caleb fu invaso dal terrore; Tori era morta? Dio, aveva appena assistito all'assassinio di sua sorella?
«Ramie! Svegliati, ti prego, torna in te. Dimmi come trovare Tori, dimmi che è ancora viva!»
La prese in braccio, sempre più affranto nel sentirla così leggera e fragile, come se non pesasse più di una piuma. La portò al divano dove la depose con attenzione temendo di farle male: aveva già sofferto abbastanza.
Si sedette sul bordo del divano e le prese le mani gelide tra le sue, per sfregarle e infonderle calore. Non sapeva cosa fare; forse avrebbe dovuto portarla in ospedale.
Dopo qualche minuto lei batté le palpebre e uscì da quello stato catatonico. Il suo volto assunse immediatamente un'espressione sofferente e le lacrime presero a sgorgarle di nuovo dagli occhi. Ogni suo singhiozzo trafiggeva il cuore di Caleb come una pugnalata.
«È ancora viva?» la incalzò, ansioso. «Sai come trovarla?»
«Sì» rispose Ramie in tono incolore.
La speranza si riaccese nel cuore di Caleb, che le strinse forte le mani. «Dimmi dov'è» insistette.
Ramie gli spiegò nei minimi dettagli come trovare Tori. I suoi sussurri sommessi lo fecero rabbrividire per la precisione con cui Ramie descriveva non solo il luogo in cui era tenuta segregata sua sorella, ma anche il suo rapitore. Gli diede persino la targa della sua auto.
Caleb chiamò subito il fratello e gli riferì le informazioni della sensitiva. Al termine della telefonata, fissò Ramie con gratitudine e sollievo, e soprattutto rimorso per l'esperienza che era stata costretta a vivere a causa sua.
«Cosa posso fare per aiutarti?» le chiese, mortificato.
Lei lo fissò con occhi spenti, pieni di rassegnazione. «Non puoi fare niente» disse, sempre con lo stesso tono monocorde. «Ora vai, e basta.»
«Non posso lasciarti qui, così!» protestò lui.
Stava già considerando di portarla con sé e prestarle le cure di cui aveva bisogno mentre qualcuno si preoccupava di trarre in salvo Tori.
«No, tua sorella ha bisogno di te» insistette lei debolmente. «Vai da lei, io me la caverò. Sto bene.»
Era chiaramente una bugia, ma Ramie non aveva la forza necessaria per tentare di essere più convincente.
Caleb era combattuto tra il desiderio di correre da Tori e il senso del dovere che gl'imponeva di restare per assicurarsi che Ramie stesse veramente bene. Ma come poteva stare bene? Ora due donne avrebbero dovuto convivere con quella terribile esperienza per tutta la vita: sua sorella e la donna che lui aveva costretto ad aiutarlo, senza sapere quanto sarebbe stato alto il prezzo da pagare.
«Ti prego, vattene» lo implorò lei con voce strozzata. «Ti ho dato quello che volevi, ti ho aiutato come mi avevi chiesto. Il minimo che tu possa fare in cambio è di lasciarmi in pace.»
Caleb si alzò, si passò una mano tra i capelli e si massaggiò la nuca indeciso. «Vado, sì, ma tornerò, Ramie. Mi farò perdonare» le promise.
«Non puoi cancellare ciò che ho subito» mormorò lei. «Non potrai mai rimediare a quello che è stato, perciò va' a prenderti cura di tua sorella perché ha bisogno di te.»
Chiuse gli occhi e Caleb vide il luccichio delle lacrime tra le ciglia. Come poteva lasciarla sola, anche se era ciò che gli aveva chiesto? D'altronde, era suo dovere andare ad assicurarsi che sua sorella tornasse a casa sana e salva. Non gli era mai capitato di essere così combattuto in vita sua.
«Se ti è rimasto un minimo di decenza, se hai un briciolo di pietà, andrai via di qui e non dirai a nessuno dove mi hai trovata» sibilò Ramie con voce roca, agitatissima. «Ti supplico, vai da tua sorella. Vuole ucciderla domani all'alba. Hai poco tempo per salvarla.»
Le parole disperate e concitate lo spinsero infine a darle ascolto e ad andarsene, pur ripromettendosi in cuor suo di tornare e rimediare in qualche modo a quello che le aveva fatto.
Era pieno di rimorso e afflitto dai sensi di colpa, ancor più perché consapevole che non si sarebbe comportato in modo diverso se avesse saputo prima ciò di cui era a conoscenza ora: c'era in gioco la vita di Tori.
Tuttavia, adesso comprendeva meglio il motivo delle resistenze di Ramie, del suo bisogno di riservatezza e isolamento; se pareva scomparsa dalla faccia della terra, era stato solo per difendersi. Non la riteneva più egoista e crudele, anzi non aveva idea di come fosse riuscita a sopravvivere a simili traumi. Sperava solo di non averle dato la spinta per farla precipitare in un baratro oscuro da cui non sarebbe più emersa.
Chiuse gli occhi e le sfiorò la guancia con delicatezza. «Mi dispiace tanto, non hai idea di quanto sia mortificato. Io e la mia famiglia ti dobbiamo tanto, e non potrò mai sdebitarmi con te, perciò per ora ti accontenterò e me ne andrò, pregando il Signore che per Tori non sia troppo tardi. Però tornerò da te, Ramie, contaci. Mi farò perdonare in un modo o nell'altro, te lo giuro.»

© 2016 HarperCollins Italia S.p.A., Milano

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