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martedì 7 novembre 2017

Blog Tour Dark Zone: BERSERKR di Alessio Del Debbio






Berlino, inizio del terzo millennio. La Guerra Calda è finita, gli Accordi dell’89 sono stati firmati e la città è stata divisa in sette zone, ciascuna assegnata a una delle antiche stirpi. All’interno della ringbahn vivono gli uomini, protetti dalla Divisione, incaricata di mantenere la pace e impedire sconfinamenti e scontri tra le stirpi. Misteriosi omicidi, provocati da sconosciute creature sovrannaturali, iniziano però a verificarsi in tutta la città, rischiando di frantumare il delicato equilibrio raggiunto. La Divisione incarica Ulrik Von Schreiber di indagare, aiutato dal pavido collega Fabian, ben sapendo quanto abbia a cuore il mantenimento della pace. Ma Ulrik non è soltanto un cacciatore, incarna lo Spirito Protettore della Città, l’Orso di Berlino, che non attende altro che liberare la propria furia.



Capitolo “The howling”
Ambientazione: foresta del Grunewald, Berlino.

«Proteggeremo il ragazzo fino alla morte», disse Markus, iniziando a mutare. Azzannò il cappuccio di Ulrik e se lo caricò in groppa, scattando verso la cima del colle.
Ulrik, sprofondato nel manto grigio, levò lo sguardo e vide una dozzina di lupi correre attorno a lui, ma dietro… dietro c’era qualcosa di oscuro che li stava incalzando. Se lo sentiva nella pelle. Udì i latrati furiosi, poi schizzi di fiamma, infine li vide spuntare tra gli alberi. Stavano circondando la Montagna del Demonio.
I lupi arrivarono in cima, tra le rovine di una civiltà distrutta dall’ombra e dal fuoco, depositarono Ulrik e lo invitarono a nascondersi da qualche parte. Lui esitò, ma Markus lo spinse indietro con il muso, rinnovandogli la promessa di proteggerlo. In quel momento arrivarono i cani.
Ulrik corse tra le mura di vecchi edifici, inerpicandosi sul tetto del più alto, da dove poté seguire lo scontro in atto. I cani erano orribili, a malapena poteva definirli tali; erano grossi mastini con la pelle chiazzata, forse ustionata, e la bocca schiumosa di bava e sangue. Accanto a loro comparvero cavalli neri con gli occhi rossi, i cui nitriti producevano vampe venefiche; qualche animale la testa non ce l’aveva neppure e avanzava alla cieca, scalciando furioso. Ad altri mancavano le zampe, sostituite da lame e rostri. Ulrik inorridì, chiedendosi come avrebbero fatto i lupi a sconfiggerli.
Non vi furono segnali. Semplicemente i branchi si scontrarono.


Capitolo “A shot in the dark”
Ambientazione: Spreepark, Berlino.


Roman guardò l’amico entrare nell’enorme bocca di gatto, dove un tempo passava il trenino, e tremò pensando che aveva ragione. Lui odiava quel posto, quelle fiere mostruose che lo circondavano e lo osservavano. La prima volta che Eric ce l’aveva portato se l’era fatta addosso e non aveva chiuso occhio per tutta la notte, temendo che si animassero e lo divorassero. Se avesse dovuto portarci una ragazza, avrebbe scelto un posto migliore, magari il laghetto dei cigni, con quelle belle barche bianche. O la nave vichinga che…

Un grido lo rubò ai suoi pensieri, poi un altro. Si rizzò su, pensando che gli amici fossero stati sorpresi dalle guardie, e si accucciò dietro le gambe di un dinosauro, aspettando di vederli apparire di corsa. Aspettò per dieci minuti, ma niente si mosse. Prese il telefono e chiamò Leo, ma l’amico non rispose. Eric, il cellulare, nemmeno ce l’aveva.
Si agitò, chiedendosi cosa fare. Forse erano già usciti dal parco? No, non poteva crederci. Restare uniti era una delle regole del gruppo, neppure Eric sarebbe stato così stronzo da abbandonarlo. Così si fece forza e si avviò versò la bocca di gatto, chiamando gli amici. Tirò fuori la torcia che aveva portato con sé, ma a parte i vecchi binari rugginosi pareva non esserci altro all’imbocco del tunnel. Stava per tornare indietro quando notò le macchie di sangue.
Fresco.

E, poco oltre, due paletti di legno abbandonati.



Capitolo “Utopia”.
Ambientazione: rupe nella Gola del Reno, presso Sankt Goarshausen (Germania).


Lorelei conosceva le frecce. Gliene avevano tirate tante addosso al suo popolo, dalle navi guerriere dell’Imperatore degli uomini. Frecce infuocate, che avevano devastato la Tirrenide, frecce avvelenate, che le avevano portato via tanti amici. Allungò le braccia e li supplicò di smettere, di non farle male, lei voleva solo cantare, niente di più. Ottenne in risposta una raffica di dardi, che la costrinsero a nascondersi tra le rocce, scivolando verso l’acqua sua fedele compagna. Poi, dopo le frecce, caddero alberi e massi, la montagna stessa parve tremare al comando degli uomini cattivi. Ora Lorelei ebbe davvero paura. 
Riprese a cantare, sempre più forte, e per un attimo la sua voce sovrastò tutti gli altri rumori. Poi un’ultima freccia, una soltanto, la raggiunse a una spalla e la zittì. Ferita, cadde nel fiume e, come in passato, si lasciò trascinare dalla corrente. Le sembrò di essere distesa su un destriero spumeggiante e di correre nel vento con lui. L’avevano mandato i Signori dei Mari, coloro che avevano generato sirene e tritoni e che avrebbero raggiunto la loro progenie in ogni luogo. Con quella speranza nel cuore, si addormentò.



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