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lunedì 9 aprile 2018

SEMPRE D'AMORE SI TRATTA di Susanna Casciani




"Bisogna prendersi cura dei doni come se fossero piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli." E la piccola Livia di doni ne ha eccome. Come si fa a non accorgersene? Lei è una che quando si muove assomiglia a una nuvola trascinata dal vento, capace di rendere più colorato tutto quello che tocca. È timidissima, parla poco, però sorride a tutti. E poi ama scrivere, perché farlo la fa sentire diversa, nel senso di speciale, come se nelle sue vene al posto del sangue scorressero le parole. È un cuore puro il suo, e fragile, e per questo avrebbe bisogno di essere accudito e protetto. Però si sa, le stelle, le stesse alle quali Livia bambina si rivolge sommessamente tutte le sere, seduta sul terrazzo di casa, molto spesso si fanno gli affari loro e non sempre hanno voglia di guardare giù, di ascoltarci. Infatti, a un certo punto, nella vita di Livia accade qualcosa che le inceppa il cuore. Coll'aggravarsi della depressione della madre, tutto per lei diventa faticoso, difficile. Ragazzina sognatrice e poi giovane donna, Livia cerca comunque di spiccare il volo ma, quasi fosse una farfalla con un'ala di seta e una di piombo, non fa che sbattere da tutte le parti rovinando puntualmente al suolo. Così, caduta dopo caduta, sfinita da un amore - quello per la mamma malata - che si ciba della parte migliore di lei, inizia a non fare più caso alle piccole magie che accadono ogni giorno e finisce per rassegnarsi a lasciare andare tutti i suoi sogni. Quel che non sa è che l'amore è più potente di qualsiasi delusione e sa farsi largo anche tra le macerie di una vita che odora di terra bruciata come la sua. Sempre d'amore si tratta racconta la storia di Livia, dall'infanzia all'età adulta. E lo fa attraverso lo sguardo delle tante persone che, in momenti diversi, ne incrociano la strada, anche solo per poche preziose ore. Tante istantanee capaci di tratteggiare con precisione l'esistenza di una singola persona ma al contempo di raccontare anche un po' di tutti noi, di quanto sia difficile accogliere l'amore nella nostra vita, prendercene cura, proteggerlo e quanto sia spesso più facile, piuttosto, fuggirlo, maltrattarlo o convincersi di poterne fare a meno.
È così difficile trovare qualcuno che riesca a intrufolarsi nel tuo cuore, che quando accade non vorresti mai lasciarlo andare, anche se è chiaro che dovresti.

Si dice che amare vuol dire prendersi cura dell’altro, e lo sa benissimo Livia che in tenera età si ritrova, insieme al papà Edoardo, a prendersi cura della madre malata. Livia che cerca rifugio nei suoi sogni e nella scrittura, che progetta di andare via dalla casa paterna per vivere le sue esperienze, che parte ma poi ritorna sempre… lo sa bene lei che rinuncia a tutto per amore.
Quella bambina piena di vita, sempre in movimento, quella bambina che faceva della scrittura il suo mondo, quella che riusciva a conquistare chiunque con la forza di un semplice sorriso, si ritrova ben presto a non credere più nei sogni, e quel sorriso che sapeva fare la differenza diventa improvvisamente triste. Si sente soffocare, non sopporta più l’inattività della madre, gliene fa quasi una colpa, e se prima voleva somigliarle, ora ne ha quasi paura. Per fortuna al suo fianco ha Bianca, l’amica che la accompagna fin dalle elementari, quella che la conosce meglio di chiunque altro, quella stessa bimba che vede crescere, maturare e sbocciare fino a diventare una bellissima donna; quell’amica che cerca di sorreggere nei momenti di sconforto, vendendola piano piano appassire e spegnersi, quella stessa donna che cerca di spingere a  non avere paura di spiccare nuovamente il volo e imparare a vivere e sognare.

La gioia non si può afferrare, non si può mettere da parte per i momenti in cui avremo bisogno di lasciarci invadere dai colori. La gioia ci accarezza, ci sfiora; rimane con noi il tempo di un bacio, di un saluto, magari di un ballo, ma quando cerchiamo di aggrapparci a lei, lei è già svanita.

Sempre d’amore si tratta non è una semplice storia d’amore; anzi potremmo considerarla una sorta di panoramica sulla vita della protagonista vista con occhi esterni: il padre Edoardo che si colpevolizza per non essere in grado di gestire la situazione da solo; la madre che non riesce a uscire da quel tunnel nel quale è entrata senza riuscire a trovare l’uscita; l’amica di una vita Bianca; la maestra che aveva notato il suo incredibile talento; il libraio che la sprona a scrivere la sua storia. Un mix di punti di vista che ce la fanno conoscere da vicino e piano piano ce la fanno amare.
Ma io Livia la capisco.
Mi sono ritrovata a vivere la sua storia; so cosa significa cercare di parlare con qualcuno che ti ha visto nascere e crescere, spronarla a reagire alla vita, a combattere “il mostro”, non solo per lei, soprattutto per le persone che la circondano e che le vogliono bene. Conosco la frustrazione di vivere ogni giorno con il timore che “il mostro” faccia compiere un gesto folle e azzardato. Ho toccato con mano la sua voglia di scappare lontano per vivere la sua vita, dimenticandosi dei problemi solo per un attimo, fare le sue esperienze, studiare, viaggiare, sognare, innamorarsi… vivere.

Quando decidi di prenderti cura dei desideri di qualcuno, che sia per una notte o per una vita intera, non dovresti tirarti indietro di fronte a niente. 

Eppure non ce la fa… il padre la chiama, le racconta quello che è successo, le dice che è tutto sotto controllo, ma lei non gli crede e torna a casa di corsa per aiutarlo a prendersi cura della madre. Arriva un momento che però si cede; si riversa addosso all’altra persona tutto quello che passa per la testa, volendo ferire consapevolmente, e pentendosi delle parole dette perché “non le si pensavano realmente”.

Mi prenderò cura delle sue ferite, che sono colpa nostra: non proverò a ricucirle, perché un cuore spezzato non si può aggiustare con ago e filo. Le accarezzerò finché non si rimargineranno da sole, perché se c’è una cosa che ho imparato è che per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell’amore che ha perso.

La storia di Livia è la storia di ognuno di noi. La vediamo crescere e affrontare tutte le tappe più importanti della vita. E come con il primo libro, Meglio soffrire che mettere il cuore in un ripostiglio, mi sono ritrovata a sottolineare un sacco di frasi (per non dire tutto il libro).

La nostalgia è un sentimento agrodolce che non può fare del male. È il ricordo di qualcosa che è stato, qualcosa che per un certo periodo probabilmente abbiamo anche dato per scontato, qualcosa che è diventato speciale con il tempo…
Provare nostalgia è aver imparato a dare un valore alle cose.

Susanna Casciani si conferma una delle penne italiane migliori nel panorama letterario, facendo la sua bella figura accanto alle sue compagne ormai veterane in questo campo. Una scrittura che non si può fare a meno di leggere una volta che la si conosce, trovando tra quelle pagine la sensazione di sentirsi finalmente a casa.
Leggiamo i romance perché ci piace sognare, ci piacciono le storie d’amore e gli happy ending, ma Sempre d’amore si tratta parla di amore in tutte le sue forme e sfumature: quello che prova un padre per la propria figlia, una figlia per la propria madre, una ragazza per la propria amica, un ragazzo per la propria fidanzata, un marito per la propria moglie… una ragazza per la vita stessa.
Se cercate una lettura diversa dal solito, una storia che sappia parlare al cuore, una storia che vi scuota dal vostro torpore, una storia delicata ma forte al tempo stesso, allora la scelta non può che ricadere su questo romanzo!

Non credo di essere guarita, perché forse da certe tristezze non si guarisce mai. Certe tristezze assomigliano a quegli amori che, pur non essendo mai iniziati, non riescono a finire e il loro ricordo viene a trovarti quando meno te lo aspetti, nei momenti più impensabili, proprio quando eri sicuro di esserne uscito, proprio quanto ti eri convinto di stare di nuovo bene. Certe tristezze non si possono curare perché semplicemente, non sono malattie. Ci scorrono nel sangue, ci bruciano sotto la pelle, ci affaticano, ma non possono distruggerci. Non finché sentiamo che c’è ancora qualcosa per cui valga la pena lottare: un’idea, un sogno, una speranza, magari un sorriso.



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