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venerdì 27 marzo 2020

Review Party: IBI EGO di Deborah P. Cumberbatch


Abitudine, stabilità, nessuna sorpresa. Nessun pericolo.
Tutta la mia vita si è adattata a una routine inattaccabile che mi fa sentire sicura, sin da quando ho lasciato Londra.
Vivo di scadenze imposte, di attimi rubati e secondi concessi.
Vivo delle emozioni che si mostrano in rintocchi cadenzati ben precisi, i quali mi permettono di interpretare il linguaggio silenzioso, la mia unica costante.
Almeno fino a quando i suoi maledetti occhi non trafiggono di nuovo i miei.
E il tempo smette di scorrere.
Stephen Holland mi ha trovata persino in questo piccolo e celato angolo di mondo, e adesso implora il mio aiuto. Sta cercando i miei occhi, proprio come un tempo.
Ma accettare significherebbe tornare dove tutto è cominciato e non posso rischiare di cadere di nuova in quella sincronia che mi ha imprigionata già una volta.
Non posso divenire di nuovo schiava di quegli occhi policromatici che un tempo rappresentavano la mia salvezza.
Oggi la mia condanna.

Mi ero detto che mi sarebbe bastato un solo istante per guardarla negli occhi e riprendere fiato, poi l’avrei lasciata andare di nuovo.
Mi sbagliavo.
Mi sono sempre sbagliato su tutto da quando Megara De Medici è entrata in collisione col mio mondo, diventando l’emozione in grado di fermare il tempo.
La mia unica emozione.
Non avrei dovuto seguirla fino a questo paesino troppo piccolo per esistere e, di sicuro, non avrei dovuto invadere il suo spazio personale.
Ma non ho avuto altra scelta, non quando i fantasmi corrotti di un passato sfocato e senza colori che speravo di aver tumulato stanno strepitando per irrompere nel presente.
Ciò che conta è che resti dove possa vederla.
Così che io riesca a capire come combattere per lei.
Ti salverò, Megara.
Ti ho trovata.
Ti vedo. Ti ho sempre vista.

#copiafornitadaDeborahPCumberbatch
#copiaomaggio

Sono passati due anni da quando Megara ha lasciato Londra, la Holland Investigation Agency e lui. Due anni in cui si è costruita una nuova quotidianità, facendo quello che tanto ama: la lie detector. Risolve casi per un’agenzia di Doolin e insegna cinesica all’Università locale. Due anni per lasciarsi alle spalle il dolore, il cuore a pezzi e i ricordi legati inevitabilmente a Stephen Holland.
Nonostante la distanza, nonostante le ferite ancora sanguinanti, Megara pensava davvero di essere riuscita a lasciarsi tutto dietro, ma quando i suoi occhi incontrano nuovamente quelli di Stephen,  le sue convinzioni crollano. È bastato un attimo, è bastato incatenarsi a quegli occhi che sanno di mare in tempesta per ricadere nella trappola dei ricordi. Stephen è determinato a riportarla a Londra, chiede… implora il suo aiuto per un caso irrisolto di sedici anni fa, dopodiché la lascerà libera di scegliere se restare o continuare a scappare. Accettare significa ritornare laddove tutto è cominciato, ma la curiosità, la voglia di mettersi in gioco con un caso difficile come quello che le sta proponendo è una proposta troppo allettante, ma Megara è una guerriera che lotta per la verità e per la giustizia. Non si è mai abbastanza pronti per affrontare i demoni del proprio passato, ma se c’è una cosa che Stephen le ha insegnato, è che è possibile indossare una maschera e una corazza per difenderci da chi, già una volta, ci ha fatto del male, nascondere le proprie emozioni e far sì che non siano loro a vincere. Tornare per affrontare definitivamente le proprie paure e vincerle…

È questo che amo dei segnali cinesici: essi sono involontari, ma sempre legati ad un’emozione, pronti per accompagnare un discorso, sostituirlo, completarlo.

Secondo volume della dilogia Lie Detectors. Un’autrice che è stata una piacevole scoperta e una storia che promette di regalare incredibili emozioni. Aspettavo con una certa impazienza questo romanzo, curiosa di sapere come si sarebbe evoluta la storia tra Megara e Stephen, e mi complimento con l’autrice per non aver deluso le mie aspettative… anzi, per averle ampiamente superate.
Non parliamo di un romance come tutti gli altri, questo è qualcosa che va oltre, che scava nelle
emozioni umane, che prende la vostra psiche e la porta alla luce del sole, che mette in dubbio tutto, a partire dal linguaggio emozionale, dalla comunicazione involontaria del nostro corpo. Gesti, posture, atteggiamenti che per noi sono semplice routine, all’occhio attento di un lie detector possono diventare un modo per leggere chi noi siamo e la vita che viviamo, come una sorta di mappa del tesoro. Movimenti impercettibili che durano frazioni di secondo, impossibili da cogliere se non con un occhio allenato come quello dei nostri protagonisti.

«Hai detto che ho qualcosa che tu non hai… cosa sarebbe?»
Mi fissa, soppesando attentamente la risposta, come se la sua vita dipendesse da questo. Da me. «Non ti limiti a osservare le emozioni» risponde con voce gutturale. «Tu le ascolti. Le senti. Sei la donna che sente tutto questo e questa è la tua più grande forza. Questo aspetto di te, questo tuo dono, ti porterà laddove io non potrò mai accedere.»

In questa storia non avremo un romance che prevale sulla suspense, ma i due elementi andranno di pari passo, dove finisce uno inizia l’altro, riscoprendo due personaggi che fanno cadere le loro difese quando si trovano vicini… troppo vicini. Mi era mancato tanto il caro Dottor Robot, che non fa trasparire nulla, e tutta la famiglia di vita della dolcissima Megara. È stato come tornare a respirare dopo essere stati a lungo in apnea, come se quegli stessi personaggi di carta fossero diventati gli amici di sempre, quelli con cui passare del tempo, quelli in grado di strapparti un sorriso quando tutte le tue difese cadono e le lacrime sono l’unica compagnia che vorresti. È stato confortevole tornare ad abbracciare Thomas e Neil, vedere, o sarebbe meglio dire percepire la felicità sui loro visi e per essere riusciti finalmente a superare la paura dei pregiudizi.
Ci troveremo immersi in casi complicati, che non sembrano avere una risoluzione… i lettori stessi si troveranno a vestire i panni di Megara, inizieranno a fare congetture, penseranno di essere nella direzione giusta a chiudere un nuovo caso e improvvisamente si troveranno a dover fare i conti con nuove e sconvolgenti rivelazioni.

«Sai… ho sempre avuto l’impressione che nella tua testa frullino milioni di emozioni ma ti consenta di mostrarne solo alcune» dice, fermandosi accanto alla sua auto.
«Quali?» le chiedo, desiderando passarmi la lingua sulle labbra, come se potessi assaporarla in quel nuovo angolo buio, dove il mondo ha semplicemente smesso di esistere.
«Quelle meno pericolose.»

Ho letto questa storia come se stessi assistendo direttamente alla riprese della mia serie tv preferita, e una miriade di emozioni mi ha tenuto compagnia in questo lungo e incredibile viaggio. Per alcuni capitoli ho trattenuto il fiato, in altri mi sono emozionata; alcuni casi mi hanno fatto venire la pelle d’oca come se ne fossi la diretta protagonista. Il cuore andava a mille e verso la fine mi sono trovata a piangere, come se sentissi il bisogno di far uscire tutto quello che sentivo dentro.
Se avete avuto modo di conoscere Megara e Stephen nel primo romanzo, Ubi Tu, allora vi invito a leggere questo libro per riscoprire le stesse emozioni che vi hanno già fatto provare. E posso affermare con certezza che è uno dei libri migliori di questo 2020 che è ancora solo al suo esordio. Cara Deborah, come ti ho già detto in privato, ti sei veramente superata.
Mi prendo le ultime righe di chiusura per dirti grazie.
Grazie per questo viaggio introspettivo alla ricerca di sé.
Grazie per fatto emergere tutte le emozioni che teniamo intrappolate dentro di noi e che abbiamo paura di mostrare.
Grazie per questo incredibile viaggio in compagnia di due protagonisti al cui occhio non sfugge niente.
Grazie per aver regalato a ognuno di loro il lieto fine che meritavano.


Per leggere la recensione del capitolo precedente, cliccare sull'immagine!!




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