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mercoledì 18 novembre 2020

UN INVITO INASPETTATO di Trisha Ashley



Quest'anno Meg non è proprio in vena di festeggiare il Natale. Non è mai stata il tipo da decorazioni e regali e come se non bastasse sta cercando di rimettersi in sesto dopo una brutta rottura sentimentale. E così, quando riceve un inaspettato invito per un lavoro da portare a termine durante il periodo natalizio, accetta senza esitazione. Trascorrere le festività in campagna, lontana da Londra e dai suoi dolorosi ricordi, potrebbe essere l'occasione giusta per rilassarsi e ritrovare un po' di pace. Al suo arrivo, la casa che la aspetta è deliziosa e accogliente: proprio quello che ci voleva! Lasciandosi coccolare dall'atmosfera festosa, Meg comincia persino a sentirsi pervasa dallo spirito natalizio... Finché non nota un volto familiare: Lex. Il suo primo amore, nonché il nipote della coppia che le ha commissionato il lavoro. Meg ormai è sicura che il destino stia facendo di tutto per complicarle la vita, ma non ha fatto i conti con la magia del Natale... Un tranquillo rifugio nella campagna innevata potrebbe essere il luogo giusto per riscoprire la magia del Natale.

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Dopo aver letto la sinossi mi ero immaginata una protagonista un po’ disillusa e restia ai festeggiamenti natalizi, ma in realtà questo libro è molto diverso dal classico romance a sfondo natalizio. In primis, Meg non ha mai festeggiato il Natale, è cresciuta in una comune in Galles (esistono ancora?) dove si crede nella Dea Madre Gaia e si festeggiano solamente il solstizio d’inverno e lo Yule. Inoltre, la storia inizia con Meg che esce dall’ospedale dopo una brutta polmonite, il suo ex Rollo, la cui rottura risale a sei anni prima, è ancora attaccato a lei come una sanguisuga petulante, ma lei è tutt’altro che coinvolta da lui. Oltretutto non è affatto dell’idea di accettare la proposta di lavoro di Clara, famosa epigrafista ormai in pensione e scrittrice di gialli come hobby, perché vorrebbe trascorrere le feste con la sua famiglia alla Fattoria, la comune in Galles. Clara è sicuramente un personaggio molto ingombrante soprattutto nella prima metà del libro dove sembra quasi essere lei la protagonista con i suoi sproloqui sulle epigrafi, le interminabili descrizioni del suo studio e della sua casa e stralci delle sue memorie inframmezzati ai vari capitoli. A mio parere, la storia stenta un po’ a decollare, vengono presentati molti personaggi con relative parentele, descritti minuziosamente paesaggi e interni senza mai arrivare al dunque. Si potrebbe quasi dire che, a tratti, sembrerebbe quasi un romanzo corale dove vengono seguite le vicende di più personaggi senza avere un vero e solo protagonista. La componente romance è essa stessa subordinata agli intrighi familiari e a fatti vaghi del passato che vengono svelati solo in un secondo momento. Il personaggio di Lex è presentato molto superficialmente ed il suo riappacificarsi e riavvicinarsi a Meg è messo quasi in secondo piano rispetto ad altri fatti legati alla famiglia Doome. L’ex di Meg rispunta nonostante lei lo avesse incoraggiato ad andare al diavolo ed è di una sgradevolezza unica.
Comunque, anche la famiglia di Clara è ben diversa da quella della classica tradizione inglese, sono vegetariani e festeggiano il Natale con un arrosto di noci a forma di cappone. Abeti e decorazioni natalizie a parte, anche il Natale in casa Mayhem Doome è piuttosto atipico.
Insomma, si tratta di un romanzo piuttosto diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare in un primo momento, dove le relazioni familiari e i segreti giocano un ruolo preponderante nella storia mettendo in ombra la componente romantico-natalizia propria del genere romance. Nonostante ciò, dopo il primo centinaio di pagine, il libro ingrana abbastanza e, tutto sommato, diventa una lettura piuttosto piacevole.



Si scambiarono una di quelle occhiate tenere che rendono i componenti di una coppia sposata da una vita così simili fra loro, per quanto possano essere fisicamente differenti.

“Lex, non essere così duro con te stesso”, lo confortai accarezzandogli la mano. “Ora puoi lasciarti tutto alle spalle, okay? River aveva ragione: dovevamo toglierci questo peso dallo stomaco per chiarire le cose. Il fatto che siamo plasmati dal nostro passato, però, non significa che dobbiamo continuamente riviverlo”.


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