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mercoledì 11 febbraio 2026

GOD OF WRATH (Legacy of Gods vol. 3) di Rina Kent




Cosa fai quando incontri il diavolo?
Cosa fai quando il diavolo ti vuole?
Una notte buia, una cerimonia di iniziazione in cui intrufolarsi inosservata. Non facile, ma possibile.
Sbagliato. Cecily Knight capisce di aver commesso un errore fatale nel momento in cui lui, Jeremy Volkov, la vede.
Leader senza scrupoli dei Pagani ed erede della Bratva russa, Jeremy può non essere letteralmente il diavolo, ma ci assomiglia molto.
Ora vuole proteggerla, così sostiene. Cecily, però, legge la verità in quegli occhi gelidi: Jeremy vuole possederla, marchiarla, farla sua. In quegli stessi occhi, Cecily scorge anche il bagliore di qualcosa che la trattiene dal fuggire da quell’uomo tormentato e dal suo mondo crudele. Finché non è troppo tardi.

Avvertenze:
God of Wrath, terzo romanzo della serie Legacy of Gods, contiene scene di primal play, altre dove il consenso è dubbio e riferimenti ad aggressioni sessuali.

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Care Cosmo... Ci sono romanzi che intrattengono e poi ci sono romanzi che divorano. God of Wrath mi ha divorata lentamente, pagina dopo pagina, lasciandomi addosso quella sensazione, pesante e dolce allo stesso tempo, che solo le storie migliori sanno dare. Rina Kent non scrive semplicemente libri: costruisce universi emotivi in cui entri senza rendertene conto e dai quali esci cambiata.

Questo è un errore.
Il peggiore di tutti.
Il più disastroso di tutti. Forse anche il più letale.

Cecily non dovrebbe essere lì e questa frase pesa come un presagio fin dall’inizio. Maschera bianca sul volto, una parrucca a nascondere ciò che la rende riconoscibile, il cuore in gola e una promessa da mantenere. Lo fa per Landon, per quel ragazzo che ha sempre amato in silenzio, per dimostrargli di non essere un fiore delicato pronto ad appassire al primo soffio di vento. La villa dei Pagani non è solo un luogo: è un confine. Tra sicurezza e pericolo, tra ingenuità e risveglio, tra ciò che Cecily crede di volere e ciò che finirà per desiderare davvero.
Predatori e prede è il gioco dell'iniziazione di inizio semestre, e già qui la Kent ci avverte: niente sarà semplice, niente sarà pulito. Quando le maschere colorate osservano i partecipanti con le armi tra le mani, la tensione è quasi fisica. Cecily vuole solo diventare invisibile, sopravvivere, mantenere la promessa fatta. Ma quando viene trovata dalla maschera arancione, tutto precipita. La sua richiesta disperata e sfrontata allo stesso tempo (fare sesso per non morire vergine) è uno di quei momenti che ti rimangono impressi. Crudo, vulnerabile, destabilizzante.

« So che ti stai nascondendo. 
Vieni fuori e ti prometto che non ti farò del male. Non troppo, almeno.»

E poi c’è lui.
Jeremy Volkov.
Non un semplice protagonista maschile. Jeremy è oscurità che cammina, potere che respira, controllo che brucia sottopelle. Principe della mafia russa, leader dei Pagani, figlio di una dinastia narrativa che i lettori della Kent conoscono bene. In lui c’è Adrian Volkov, ma c’è anche qualcosa di spezzato, di irrisolto, di profondamente umano. Quando scopre chi si nasconde dietro quella maschera, la curiosità si trasforma in bisogno. Non vuole solo capire perché Cecily sia lì: vuole possederne ogni segreto.
L'iscrizione al sex club di cui Landon è membro, il match sbagliato (o forse no), il messaggio “corri” che accende una fantasia pericolosa… tutto è costruito in modo magistrale.
Cecily crede di incontrare Landon, invece trova Jeremy e da lì non c’è più ritorno. La loro dinamica è tossica, magnetica, disturbante e irresistibile. Lui la stalkera, la controlla, hackera i suoi dispositivi, la segue nell’ombra. La vuole. La reclama. La punisce quando lo chiama con il nome del suo nemico. Eppure, allo stesso tempo, la protegge. La cura. La difende da una minaccia che incombe silenziosa. È un equilibrio instabile tra distruzione e salvezza che tiene incollati alle pagine.


Uno degli aspetti che amo di più di questo libro è il modo in cui si intreccia con le serie precedenti. La Kent è una maestra nel creare connessioni narrative. Royal Elite Series e Deception Trilogy non sono solo riferimenti: sono radici. Inghilterra e Stati Uniti si fondono, i figli dei protagonisti che abbiamo amato tornano a vivere, a respirare, a portarsi addosso le cicatrici dei genitori. È una sensazione di continuità che ti fa sentire “a casa”, come se stessi tornando in un mondo familiare che non ti ha mai davvero lasciata.
Jeremy è l’erede perfetto di quella storia. E Cecily, in modo quasi doloroso, ricorda Lia. Non fisicamente, ma emotivamente. In quei segni invisibili che solo chi ha sofferto riconosce. In quelle ferite silenziose che continuano a sanguinare anche quando nessuno le vede. Il parallelismo è potente e struggente. Sapere cosa Jeremy ha vissuto da bambino rende ogni sua scelta più pesante, più comprensibile, più tragica.

«Di' il mio nome» ordina categorico.
«Jeremy» gemo, pronta a dirgli qualsiasi cosa.
«Dì' che volemi me quella prima volta, non qualche altro coglione, ma me.»

Cecily mi ha spezzato il cuore. La sua dolcezza, la sua fragilità mascherata da coraggio, il suo passato indicibile nascosto dietro sorrisi e silenzi. Ma ciò che rende il suo personaggio così forte è la scelta. Lei non è solo vittima di ciò che ha vissuto. Lei sceglie. Sceglie cosa desiderare. Sceglie cosa provare. Sceglie di riprendersi il controllo del proprio corpo e delle proprie fantasie. Ed è qui che, secondo me, cade ogni accusa superficiale al genere dark romance. Non si tratta di romanticizzare il dolore, ma di raccontare la complessità dell’essere umano, le zone grigie, il bisogno di essere visti anche nelle parti più rotte.
Rina Kent non scrive storie comode. Scrive storie che fanno male, che fanno discutere, che dividono. Ma scrive anche storie che restano. Io, personalmente, la amo. Amo il suo stile, il modo in cui ti trascina nella mente dei personaggi, il ritmo serrato, i dialoghi carichi di tensione, quella sensazione costante di pericolo emotivo che rende impossibile smettere di leggere.
Jeremy Volkov, per me, è uno dei personaggi meglio riusciti in assoluto. Forse perché lo sento mio da quando era solo un bambino silenzioso con gli occhi grigi e i soldatini in giardino. Vederlo crescere, diventare ciò che è ora, portarsi dietro ogni cicatrice, mi ha fatto stringere il cuore più volte. È crudele, sì. È ossessivo. È sbagliato in molti modi. Ma è anche profondamente ferito. E questo lo rende indimenticabile.

Voglio intrappolarla in quel piccolo angolo tra il mio cuore e la gabbia toracica, così che non trovi mai una via d'uscita.

God of Wrath è passione, ossessione, dolore, protezione, distruzione e rinascita. È un dark romance nel senso più puro del termine. Non adatto a tutti, ma perfetto per chi ama perdersi in storie intense, estreme e emotivamente devastanti.
Io non vedo l’ora di leggere i prossimi libri, soprattutto quello di Niko e Brandon. E confesso: ogni volta combatto con la tentazione di prenderli in inglese, anche se sono una capra conclamata con la lingua.
Rina Kent è diventata una certezza.
Un’ossessione letteraria.
Una dipendenza.
E ora lo chiedo a voi: davvero volete continuare a farvi trovare impreparati davanti a un libro così?
Ma poi, e soprattutto, chi è White?


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