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venerdì 17 aprile 2026

HER LEAGUE di Liz Tomforde

Desiderarlo è pericoloso.
Cedere… è imperdonabile.


Nipote dello storico proprietario dei Windy City Warriors, Reese Remington respira e vive il baseball da quando ha memoria e si è preparata con dedizione e professionalità a prendere il posto di suo nonno.
Malgrado la sua competenza, Reese sa che essere la prima donna a guidare una squadra significa trovarsi sotto scrutinio costante, saper mantenere il controllo su tutti e dimostrare di saper affrontare tutto, dalle decisioni difficili ai tagli necessari.
Ma Emmett “Monty” Montgomery non è disposto a seguirla alla cieca.
Una leggenda dello sport, abituato a non piegarsi a nessuno, il tatuato e muscoloso allenatore della squadra sembra avercela con lei e con le sue decisioni.
Per Emmett il campo da baseball è casa, i suoi giocatori una famiglia allargata da gestire a modo suo e nel “suo stadio”. Ora che è focalizzato sull’obiettivo di inseguire la vittoria nella World Series per sé e la squadra, l’ultima cosa di cui ha bisogno è una nuova proprietaria che sembra concentrata unicamente sugli affari e non sulla magia che il baseball sa regalare.
Eppure, trascorrere lunghe giornate e infinite trasferte fianco a fianco, gli consente di intravedere la fiamma che brucia in fondo agli occhi di Reese, il suo cuore che batte forte dietro all’ambizione di dimostrarsi all’altezza, fino al punto in cui la tensione che avverte tra sé e il suo nuovo capo si trasforma, e non ha più nulla di professionale. Diventa pericolosamente simile al desiderio, che li colpisce più forte di un fuoricampo.
L’istinto di Monty di prendersi cura degli altri finisce per includere anche Reese, e lei desidererebbe solo lasciarsi andare tra le braccia dell’allenatore.
Ma tra Reese e Emmett non è solo una questione di potere. È una questione di limiti.
E superarli potrebbe costare molto più di una stagione… perdere ogni credibilità, per lei. Per lui, perdere ogni cosa.
Essere la prima donna a possedere una squadra di Major League Baseball non è qualcosa che capita per caso.
Reese Remington ci ha costruito sopra un’intera vita.
Ha una mente brillante, anni di esperienza dietro le quinte e ogni competenza necessaria per stare esattamente dove si trova. Eppure, agli occhi del pubblico, resta solo questo: una donna in un mondo di uomini. Non la professionista che si è guadagnata quel posto, ma un’eccezione da osservare, giudicare… aspettando che sbagli.
E Reese non può permetterselo.
Non può permettersi distrazioni.
Soprattutto quando la distrazione ha il volto, decisamente troppo affascinante, del field manager della squadra. Quello che non perde occasione per mettere in discussione ogni sua decisione.
Emmett Montgomery è stato un All-Star, ora è l’allenatore. Vive il campo come casa e i suoi giocatori come una famiglia. È abituato a fare le cose a modo suo, senza interferenze. L’ultima cosa che vuole è un nuovo capo… e ancora meno una che sembra fredda, distante, completamente concentrata sul lato business.
Ma passare ore insieme, condividere trasferte, ritrovarsi fianco a fianco più di quanto sarebbe prudente… cambia le prospettive.
Perché dietro il controllo di Reese, Emmett comincia a intravedere altro: una determinazione feroce, un’ambizione che non è solo ambizione, ma bisogno di dimostrare, ogni giorno, di meritare quel posto.
E quando le battute pungenti si fanno più accese, qualcosa cambia.
La tensione si trasforma.
I confini iniziano a sfumare.
Quello che nasce tra loro non è più così facile da ignorare.
Ma Reese lo sa bene: c’è fin troppa gente pronta a vederla fallire. E tenere Emmett a distanza resta, sulla carta, la scelta più sicura. Per la squadra. Per la stagione. Per la sua carriera.
Peccato che ci siano partite che non si vincono con la strategia.
E quella tra loro… sembra essere una di queste.

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«Non dirmi quello che devo fare.»

Carissime Cosmo, questa frase ha un peso preciso in Her League di Liz Tomforde e non è messa lì a caso. All’inizio sembra quasi una provocazione, un modo per tenere le distanze, ma andando avanti diventa qualcosa di più profondo, quasi una linea guida del rapporto tra i protagonisti. È il filo che lega ogni scontro, ogni scelta e, soprattutto, ogni passo verso qualcosa di inevitabile.
Grazie di cuore alla Always Publisching, non solo per la copia omaggio, ma per aver permesso a tutte noi di conoscere UN UOMO COME MONTY!
Aspettavo questo libro da quando Monty ha fatto il suo primo ingresso nella Windy City Series. È uno di quei personaggi che ti colpiscono senza fare troppo rumore, ma che poi ti restano addosso. Lo abbiamo conosciuto come il papà di Miller in Caught Up e come allenatore di Kai Rhodes, e già allora si percepiva che ci fosse molto di più dietro di lui. Personalmente, sono stata anche influenzata dal BookTok americano nella scelta del “volto”, ma nel momento in cui ho visto Gabe Kapler, per me Emmett Montgomery è diventato lui, senza alternative.
Le vibes tra Monty e Reese Remington si erano già intraviste in Play Along, ma è qui che prendono davvero forma. Reese entra in scena come nuova proprietaria dei Windy City Warriors, ereditando la squadra dal nonno. È una donna bellissima, sì, ma soprattutto estremamente determinata, con un carattere forte e la volontà di dimostrare che il suo ruolo non è solo simbolico. Vuole essere presa sul serio in un ambiente che, chiaramente, non è abituato a figure come la sua.

Là fuori ci sono molte altre persone oltre alle quattro sedute a questo tavolo che sperano nel mio fallimento. Ma io mi rifiuto di fallire.

Il suo arrivo coincide con un momento delicato per Monty, visto che il suo contratto è in scadenza e il loro rapporto non parte esattamente nel migliore dei modi. Tra loro c’è un’attrazione evidente, ma anche una forte incompatibilità nel modo di vedere le cose, soprattutto quando si tratta della gestione della squadra. Reese è costretta a prendere decisioni difficili, perché i conti sono in rosso e qualcuno deve assumersi la responsabilità di sistemarli. Questo la porta inevitabilmente a scontrarsi con chi lavora lì da anni, Monty compreso, che invece vede quella squadra come una famiglia e fatica ad accettare l’idea di dover sacrificare qualcuno.
Quello che mi è piaciuto tantissimo è proprio il modo in cui Reese viene costruita. Non è solo “la donna forte”, ma una persona che porta sulle spalle aspettative enormi, che sbaglia, che si mette in discussione e che, in alcuni momenti, crolla anche. Il fatto che debba continuamente dimostrare di essere all’altezza, solo perché è una donna, aggiunge un livello emotivo molto forte alla storia.
Monty, però, è ciò che rende questo libro qualcosa di davvero speciale. È difficile spiegare cosa lo renda così coinvolgente, perché non si tratta solo di quello che fa, ma di come lo fa. È un uomo che ha rinunciato alla sua carriera per crescere Miller, scegliendo di esserci sempre, senza condizioni. Il modo in cui vive il suo ruolo di padre e di allenatore è incredibilmente intenso: per lui i giocatori non sono solo una squadra, ma una famiglia vera e propria.
E questo si riflette anche nel modo in cui si rapporta a Reese.

«Non dirmi quello che devo fare.»
«Reese.»
«Emmett, tu lavori per me.»
Esita un attimo, ma quando parla di nuovo lo fa con convinzione, e disperazione.
«Licenziami.»

Non cerca mai di metterle i piedi in testa, non si sente minacciato dalla sua posizione, non prova a cambiarla. Anzi, è proprio il contrario: la sostiene, la ascolta e la rispetta anche quando non è d’accordo con lei. Ed è questo che rende il loro rapporto così bello da leggere, perché è basato su un equilibrio raro, su una forza che non ha bisogno di imporsi.

«Là fuori sarai anche il mio capo» le ricordo. «Ma qui, adesso, comando io.»


Un altro aspetto che ho adorato è stato ritrovare tutti gli altri personaggi: Miller, Kai, il piccolo Max, Kennedy, Isaiah. È stato come tornare in un ambiente familiare, quasi confortante, come se stessi rivedendo persone a cui ormai sei affezionata.
Quelle dinamiche aggiungono calore alla storia e la rendono ancora più completa.
Nel complesso, Her League è esattamente quello che mi aspettavo dalla Tomforde: un sogno. È di quelli che ti fanno fermare a metà pagina solo per assaporare quello che stai leggendo. Che ti fanno sospirare, stringere il libro al petto, chiudere gli occhi e pensare “ecco, è questo che voglio”.
Ma è anche qualcosa di più: è un’emozione che resta.
E sì, cinque stelle non bastano davvero

Lui è il rischio più grande che abbia mai corso e, al tempo stesso, la scelta più consapevole che io abbia mai fatto


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