La prima cosa che ho pensato, arrivata al sesto capitolo — e non senza una buona dose di fatica ed entusiasmo — è stata: «In cosa mi sono andata a ficcare?». E subito dopo: «Potevi leggere la trama, Federica, invece di soffermarti solo sulla cover…».
La canzone della pioggia eterna è uno di quei libri che mi ha fatto cambiare idea più di una volta durante la lettura. All’inizio ho fatto parecchia fatica a ingranare: la terza persona e un ritmo piuttosto lento, quasi da lungo viaggio, non hanno giocato proprio a suo favore, tanto che a un certo punto ho seriamente pensato di sventolare bandiera bianca. Ho dovuto farmi un piccolo lavaggio del cervello e convincermi ad andare avanti, dal momento che avevo preso l'impegno.
Sarò la tempesta finale che travolgerà questa fortezza.
Una volta entrata in questo mondo, però, ho iniziato ad apprezzarne un pochino di più le atmosfere. È un fantasy fatto di magia, sangue, creature oscure, casate potenti e personaggi che sembrano avere sempre qualcosa da nascondere. Il Regno dei Ladri, in particolare, mi ha incuriosita, così come il legame tra le tre sorelle. Larkyra, Arabessa e Niya, la più piccola delle Mousai (che ho scoperto poi significa Muse) sono molto diverse tra loro, ma è evidente quanto siano unite. Ognuna ha una personalità ben definita, un dono e, cosa che ho apprezzato particolarmente, tra loro c’è un legame familiare sincero: c’è affetto, complicità e non c’è spazio per quel tipo di rivalità o invidia che certe volte mi capita di trovare nei rapporti tra sorelle tra le pagine di un libro e anche nella realtà di tutti i giorni.
«Con te mi sento infinita».
Il sistema magico è legato al sangue e alla discendenza e, nel caso di Larkyra, è anche qualcosa che lei stessa fatica a gestire. La sua voce può diventare un’arma letale e proprio per questo deve imparare a controllarla. Per molto tempo, infatti, ha scelto di non emettere alcun suono per paura di poter fare del male agli altri. Proprio come ha fatto a sua madre... Larkyra ha una missione: indagare sul duca di Lachlan, che sta contrabbandando una droga velenosa di cui ne fa anche uso. Quando il duca mette gli occhi proprio su Larkyra e le chiede di diventare sua moglie, lei si ritrova a dover recitare la parte della futura sposa mentre cerca di scoprire cosa stia realmente tramando. Ed è qui che entra in gioco Darius, il figliastro del duca.
«Tu sei la mia luce guida».
Un uomo segnato da un passato tutt’altro che semplice e… molto Golden Retriever. Non mi aspettavo un personaggio così "molle" abituata agli MMC. A un certo punto mi sono anche chiesta se la parte romance fosse effettivamente presente. Questo è un vero slow burn: a confronto, Mariana Zapata è una dilettante. Però c’è una differenza. Mariana Zapata ha la capacità di farti vivere e percepire la tensione romantica sulla pelle fin dalle prime pagine, anche quando sai perfettamente che dovrai aspettare un’eternità prima di arrivare al dunque. Qui, invece, non posso dire di aver provato la stessa cosa con la Mellow. Diciamo che, per quanto riguarda l’aspetto romantico, mi è mancato qualcosa. Non sono riuscita a sentire fino in fondo quella connessione tra i due che avrei voluto.
«Quando sei arrivata qui credevo che saresti stata la mia rovina. Invece, a quanto pare, sei la mia salvezza».
Nonostante questo, La canzone della pioggia eterna mi ha lasciato quel pizzico di curiosità sufficiente a voler scoprire la storia delle altre due sorelle a partire da La danza del mare di fuoco e, soprattutto, delle loro anime gemelle... No, ma del pirata vogliamo parlarne?! Alla fine ho concluso la lettura senza sventolare bandiera bianca. Direi che è una piccola vittoria.




Nessun commento:
Posta un commento