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lunedì 21 novembre 2016

La colpa di Dre di C.K. Harp



La solitudine sembra, per Dre Walker, l’unica valvola di sfogo possibile dopo la fuga da Alberta, avvenuta tre anni or sono. Non si tratta né di amore, né di voglia di ricominciare da zero, per lui, ma solo di bisogno di dimenticare.
Una vita tranquilla come editor in una casa editrice.
Una vita che viene sconvolta da uno stalker, che lo ossessiona con manoscritti intrisi di violenza e inquietanti bigliettini sullo zerbino di casa. Ed è proprio questa minaccia a fargli incontrare di nuovo il poliziotto Clancy Sower, col quale aveva avuto un incontro veloce nel bagno di un locale gay.


La storia mi è piaciuta, è scorrevole e lo stile dell’autrice è frizzante e coinvolgente. I personaggi sono molto ben caratterizzati e i dialoghi interiori da “seghe mentali” di Dre sono molto divertenti e permettono un maggiore approfondimento della sua personalità, perfettamente delineata. Personalmente, però, ho trovato molto più reale il personaggio di Clancy.

Dre ha trentasei anni, è chiuso nel suo armadio, non ha veri amici e tutta la sua vita sociale si riduce ad uscire solo il sabato sera per sveltine nei locali. Potrei capire un atteggiamento simile se avesse avuto genitori bigotti, un’educazione molto religiosa, vivesse in un paese poco tollerante, ma non è niente di tutto questo. Ha paura di essere giudicato per il suo orientamento, è troppo acido e sarcastico con il prossimo, ha un atteggiamento che porta a trovarlo alquanto antipatico. Il suo rapporto al limite dell’ostile con la sua stessa sorella non è giustificato, anzi sembra spesso che lei cerchi di sanare la frattura tra loro, ma che lui la allontani con la scusa del “non mi accetti per il mio essere gay”. Inoltre ha uno stalker alle costole che lo perseguita con telefonate e messaggi minatori e lui scopre, tutto d’un tratto, di volere la sua indipendenza. “Non voleva assolutamente chiamare Clancy per chiedere aiuto. Era un uomo e come tale si sarebbe comportato” concordo che questo sia un atteggiamento da uomo, cioè troppo “macho” per poter capire la gravità della situazione e riconoscere di aver bisogno d’aiuto. Se hai un ragno in bagno e chiami aiuto per ucciderlo perché ti fa paura, posso concordare che tu ti stia comportando da “femminuccia”, ma chiamare la polizia se ricevi un messaggio inquietante dal tuo stalker è più che sensato.

Nonostante l’intera vicenda sia narrata dal pov di Dre, riusciamo a conoscere abbastanza bene anche Clancy. La sua età non viene specificata, sta da qualche parte tra i quaranta e i cinquanta, ed è, a mio parere, piuttosto coerente nel suo atteggiamento. È un detective, un uomo duro e puro, che vuole mettere i cattivi in gabbia e proteggere l’uomo di cui, contro ogni logica, si è innamorato. Non è un novellino dei sentimenti, ha perso il compagno che amava, ma è riuscito a ricominciare e rifarsi una vita. È dichiarato sul luogo di lavoro e non ha problemi con la sua sessualità, né con il mettere in tavola le proprie emozioni né a dimostrarle. A mio parere è un personaggio molto positivo e, soprattutto, paziente e comprensivo. Il che gli è sicuramente servito nel gestire un Dre particolarmente sotto pressione.
Insomma, due uomini diversi sia per età che background, ma che finiscono per compensarsi a vicenda creando qualcosa insieme. La storia d’amore è ben intrecciata con la difficile situazione di Dre alle prese con il suo stalker e la suspense regge fino all’ultimo.


Forse la sua mente non era stata progettata per comprendere determinati passaggi uomo-clava, e forse era proprio per quel motivo che a lui piaceva essere scopato da un uomo e non cavalcare un bel paio di tette (Dio ti prego: no!).

«Dunque vediamo,» riprese il poliziotto, voltandosi. «Hai una casa da sogno,» prese a elencare, tenendo il conto con le dita, «un cane affettuoso, un lavoro d’oro, Dio ti ha fornito un gioiello tra quelle gambe da far invidia...»

«Sì, e infatti per pareggiare i conti mi ha mandato te e uno stalker del cazzo,» lo interruppe lui, sorridendo. «Direi che ha fatto abbastanza,» continuò, asciutto.

Non voleva dirgli che provava per lui dei sentimenti più grandi di quanto fosse immaginabile per la brevità del loro rapporto. Non voleva aprirsi così tanto, e non in quel momento, eppure gli occhi azzurri del detective gli scavavano dentro come nessuno era mai stato in grado di fare. Forse lo stava leggendo come fosse un libro, forse comprendeva da solo cosa volesse gridare il suo cuore. Cazzo, stava diventando troppo sdolcinato.


C. K. Harp è uno pseudonimo. Di una donna? Di un uomo? Non è un segreto, se cercate bene non è affatto difficile capirlo. Eppure non è importante. Perché C. K. Harp è comunque un’identità ben definita, il lato oscuro di una persona che, arrivata sulla soglia della grande distribuzione, ha deciso di mollare tutto e ricominciare dal principio facendo ciò che ama. Senza costrizioni, limitazioni, paletti di sorta. Senza correre il rischio di essere snaturata. Scrivere è una vocazione, trovare il proprio genere d’appartenenza un lusso.
E divertirsi ed emozionarsi, poi, la chiave che consente di andare avanti senza scendere a patti con la moda o i cliché.
C. K. Harp scrive LGBT, thriller in chiave omosessuale senza distinzioni tra donne e uomini. Perché siamo persone, prima che sessi.
Se volete entrare in contatto con C. K. Harp, conoscere le novità, le uscite, gli approfondimenti e i suoi traguardi, non dovete fare altro che andare sulla sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/ckharpmmoppure cercare @ckharpmm


1 commento:

  1. Dre non è un personaggio facile :D Grazie mille davvero a Micaela e alle Cosmo girls per questa recensione (e lo so, in tanti amano Clancy e ucciderebbero Dre!!!)

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