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giovedì 12 febbraio 2026

REVIEW TOUR: BREATH ME di Elle Eloise


 

Non era un vero e proprio bacio. Era il dono di un respiro.

Clarke Larkin non è la ragazza da salvare, non è la vittima perfetta. È la reietta che sanguina in silenzio e poi si rimette in piedi da sola. A Hailey (Idaho), dove ha frequentato il liceo, a causa del suo look atipico la chiamano Elphaba, come la Strega dell’Ovest che terrorizza il mondo di Oz. Alla Stanford University (California) è un errore che cammina: lingua affilata, sguardo disincantato, un passato che puzza di colpa e segreti. Scrive per non impazzire, si ferisce per restare lucida. Ama come se l’amore fosse una guerra in cui si è destinati a perdere.

Andrew Cassidy è l’eroe sbagliato. Il Golden Boy di Hailey, alla Stanford diventa membro di una confraternita d’élite e viene corteggiato dalla squadra di football. Passato immacolato, nome che fa spalancare porte, futuro già scritto. Il suo corpo è plasmato per vincere, ma i polmoni tradiscono ogni respiro, rendendo incerta la sua carriera sportiva.

Clarke e Drew si conoscono da sempre.

Si odiano per sopravvivere.

Si desiderano come si desidera qualcosa che può distruggerti.

Quando la morte di una studentessa scuote il campus della Stanford University e Clarke viene trascinata in un processo che la marchia come un perfetto capro espiatorio, Drew non può continuare a stare a guardare. Perché difenderla significa scegliere lei contro il mondo e contro la comoda verità che tutti vogliono.

Il loro non è un amore pulito. È bisogno. È rabbia. È respirare solo quando le loro bocche si sfiorano.

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Il nuovo romanzo di Elle Eloise lascerà il segno, ne sono convinta, perché affronta temi sociali attualissimi (la violenza sulle donne, il bullismo, il suicidio, l’autolesionismo), con cruda freddezza, avvicinandosi così più alla visione reale della questione che a quella romanzata. La mancanza di “dolcezza” nel resoconto dei fatti e l’analisi impietosa della società malata, caratterizzata dalla presenza di pregiudizi e violenza, rende la storia aspra e spietata.

E la caratterizzazione dei personaggi non è da meno: Clarke e Drew sono il prodotto

dell’ambiente in cui hanno vissuto fin da piccoli. Respirare quell’aria pesante e tossica ha finito per influenzare le loro esistenze. I sentimenti, i pensieri, le azioni, le angosce, le paure, tutto viene scomposto con freddezza chirurgica, analizzato e ricomposto al fine di darci una visione dei protagonisti, perfetta e tragica allo stesso tempo. L’empatia nasce subito e si rafforza non appena si procede con il racconto. Nonostante le differenze ci rendiamo conto di quanto Clarke e Drew siano anime affini, in un certo senso, esseri fragili e forti allo stesso tempo, una contraddizione che li caratterizza da sempre e li rende unici.

Tra i due certo è Clarke ad avere la peggio: cresciuta in una famiglia anaffettiva e violenta, ha sperimentato tutte le brutture di una vita sbagliata sulla propria pelle fin dalla giovane età.

Il mio mondo era opaco, privo di colori e profumi.

Mentre Drew ci appare apparentemente più tranquillo vivendo all’ombra di una famiglia benestante e rispettata. È bello, campione di football, idolo delle ragazze e pieno di amici. Perfetto, insomma, non c’è che dire. Tuttavia, anche lui è pieno di incertezze. La paura che la sua malattia possa essere scoperta lo perseguita fino a condizionarlo. E come Clarke, malgrado i tutti i suoi pregi e gli standard elevati, non ha la forza necessaria per affrontare al meglio il suo segreto. Il dolore e la rassegnazione da una parte e le bugie dall’altra caratterizzano la vita e le azioni dei due personaggi.

Non le mancava nulla, il trench color topo per non mostrare le scarse curve che ne definivano l’esile figura, il borsalino nero che ne copriva il volto e teneva a distanza il resto del mondo.

Mentre uno come me aveva costantemente bisogno dell’approvazione altrui per capire quale fosse la forma di me stesso, Clarke non chiedeva a nessuno di definirla, camminava da sola, dietro le quinte, per raggiungere i suoi modesti obiettivi.

Clarke vive giorno per giorno con la consapevolezza di non aver diritto a niente se non all’infelicità e continua a sentirsi a disagio anche quando riesce ad allontanarsi dall’ambiante ostile della sua città. Le vecchie ferite profonde di un tempo sommandosi a quelle attuali diventano il promemoria di una condizione che non può migliorare, e il male è talmente radicato in lei da non poterne fare a meno.

Nessuno vedeva in me una vittima, ero solo lo scarto fisiologico di una società malata e moralmente compromessa.

Il senso di inadeguatezza non l’abbandona neanche quando si accorge dell’interesse di Drew nei suoi confronti.


[…] ma Clarke era diventato il mio chiodo fisso, la sua anima e ora anche il suo corpo, erano diventati la mia priorità.


Il dolore e il desiderio di passare inosservata offusca il suo giudizio: lei ha paura di amare e rifugge con ogni mezzo il sentimento di Drew nei suoi confronti.

Perché sì, lui mi vedeva, era l’unico ragazzo che mi aveva fatta sentire meno invisibile.

Drew invece, sembra trovare giovamento nel nuovo ambiente, e anche se non è pronto a esternare il suo segreto, non può più nascondere ciò che prova per Clarke. Grazie a lei, infatti, e ai suoi baci riesce a respirare. Ma non si può costruire un rapporto stabile se si rimane legati alle proprie convinzioni, il legame che li unisce non viene visto nella giusta ottica. Esso rappresenta un salvagente usato per non annegare, e niente più. Diventa quindi vitale anche se non nel senso che noi conosciamo. Inoltre, chi soffre tanto, il più delle volte sviluppa un forte egoismo che non permette di aprirsi, né di comprendere le necessità dell’altro. Clarke considera le attenzioni di Drew un’oasi nel deserto della sua esistenza, un piccolo momento di calma che non può però durare per sempre. Drew, d’altro canto, non capisce il rifiuto. La confusione genera la rottura e l’allontanamento acuisce il disagio. Solo grazie alla consapevolezza della propria forza, essi non soccombono, ma al contrario lottando l’una per l’altro, riescono ad abbattere le barriere di una società che li ha sempre condannati. Lo spietato braccio di ferro con la vita e con se stessi dà vita a un manifesto di speranza, la degna conclusione di una storia indimenticabile.

Consigliatissimo!

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