mercoledì 18 marzo 2026

BEAUTIFUL VENOM di Rina Kent


Dahlia Thorne non ha niente da perdere. Non una casa, non una famiglia. Ha solo una missione: entrare nella cerchia più oscura e potente della Graystone University e trovare chi ha ridotto in coma sua sorella. Per farlo, dovrà avvicinarsi alla squadra di hockey d'élite più temuta del campus, i Vipers, legata a doppio filo alla brutale confraternita segreta Vencor. Una società dove il potere si tramanda attraverso sangue, violenza e silenzi. Per infiltrarsi nella Vencor ed essere ammessa alla loro iniziazione, Dahlia sceglie la via più pericolosa: muoversi tra le vipere. E per riuscirci, punta dritta al cuore - o al veleno - di Kane Davenport: capitano glaciale, enigmatico, letale. L'unico che sembra avere un'anima e che finirà per diventare la sua ossessione, la sua prigione, il suo tormento. Quando il desiderio si tinge di ombra e il potere diventa un gioco crudele, Dahlia capisce che la vendetta può trasformarsi in una gabbia e l'attrazione nelle sue sbarre. In un mondo dove il consenso è una zona grigia e la fiducia un lusso per pochi, Dahlia dovrà scegliere se farsi spezzare o imparare a mordere.

Come in ogni romanzo che ho letto finora di Rina Kent, il timbro è inconfondibile. Alcune trame possono sembrare simili tra loro, è vero, ma hanno quel qualcosa di magnetico che ti cattura e non ti lascia andare finché non arrivi all’ultima pagina. Creano assuefazione. Beautiful Venom aveva tutte le carte in regola per ricordare Black Knight e Vicious Prince, ma riusciva anche a discostarsi dalle opere precedenti, fino a una scena particolare in cui i protagonisti passati ricordavano davvero Dahlia e Kane.

Kane è un giocatore di hockey della Graystone University, un Vipers, legato a una delle più temute e brutali confraternite: i Vencor. Una società che perpetua il suo potere, dove gli outsider non sono ammessi. Dahlia, pur non avendo un cognome che conti in quell’ambiente, è disposta a tutto pur di entrarci e scoprire la verità su quanto è successo a sua sorella Violet, ora in coma in una clinica.

Dahlia è alla Graystone grazie a una borsa di studio e deve cercare di avvicinarsi a Kane. Quello che però non sa è che è entrata nella tana del serpente molto prima di quanto immagina…

Non so cosa sia l’amore e neanche se esista davvero, ma se esiste, per me sei tu.

Mi rifiuto di avere il suo corpo senza il suo cuore, e la sua anima. Mi rifiuto di essere solo un’altra tappa del suo viaggio. E se anche lo dovessi diventare, allora voglio essere una tappa indimenticabile, una di quelle che non riuscirà mai a togliersi dalla testa. L’episodio del suo passato a cui non smetterà mai di pensare.

Dahlia Thorne è orfana e ha saltato da una casa affidataria all’altra. In una di queste conosce Violet e le due diventano inseparabili, arrivando persino a fuggire insieme. Non è la solita FMC di Rina Kent: reagisce, si oppone, prende decisioni e non si lascia schiacciare. È un personaggio forte e determinato, che mantiene la sua autonomia anche di fronte a situazioni estreme.

Kane Davenport, d’altro canto, è sorprendentemente equilibrato. Oscuro e brutale come ci si aspetta dai protagonisti maschili di Rina, ma anche dolce e premuroso. La loro prima interazione è un respiro d’aria fresca: flirt, risate, conversazioni genuine—a differenza del solito approccio immediatamente oscuro e violento. Questo cambiamento di ritmo è stato piacevole e mi ha fatto tifare per loro all’inizio.

Il gruppo di amici funziona nel suo squilibrio. Kane, Preston e Jude creano dinamiche incredibili, tra protezione, follia e connessioni autentiche. Ciò che ho apprezzato particolarmente di Kane, nonostante il suo lato oscuro, è che non ha mai bullizzato Dahlia. L’ha conquistata con modi discutibili, sì, ma comprensibili viste le circostanze della sua vita. Questo equilibrio tra forza e vulnerabilità lo rende un protagonista maschile convincente e complesso, lontano dai cliché che spesso caratterizzano i romanzi di Rina Kent.

E poi ci sono Jude e Violet… chissà cosa ci riserveranno.





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