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martedì 22 dicembre 2015

BLOG TOUR Mare Immaginato di Maria Calabria : Tappa Intevista


Titolo: Mare Immaginato
Autore: Maria Calabria
Editore: Lettere Animate Editore
Anno: 2015
Pagine: 188 
Genere: Contemporaneo, M/F, Romance
Ambientazione: Italia, Messico

(...) «Non parlare come se mi stessi dicendo addio, io senza te perdo la bussola, lo sai, vero? » «Amore mio, quando il mare è in tempesta, la bussola serve a ben poco.» (...) 
Una promessa non mantenuta, l'amore per una terra che lo ha condannato ad amarla, come si ama solo un grande amore, e un segreto mai confessato, condurranno Massimo, giornalista attivista impegnato nella lotta per il risanamento della Terra dei fuochi, a incrociare la direzione di Sofia, giovane donna oppressa da un legame morboso. 
La storia spazia dal Messico alla Campania e le problematiche legate alle sofferenze di questa ultima, faranno da sfondo e da protagoniste allo stesso tempo, all'ennesimo business legato ai rifiuti, tramato da ecomafie e da mafie in giacca e cravatta, alle spalle di un popolo già spezzato dalle menzogne.



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1) Ciao Maria e benvenuta! Parlaci di te, libri a parte: chi sei?

Ciao Veronica, grazie per l'accoglienza!
Sono una mamma a tempo pieno che ama gettare lo sguardo nelle cose in cui si riconosce: gli uncinetti colorati, le vigne dei colli che ammiro mentre corro tra le stradine di campagna della regione meravigliosa in cui vivo, Acerra, la mia “Zacinto”, casa e soffitta dei miei ricordi più spensierati.

2) Mare immaginato è il tuo secondo romanzo, in cui il tema che predomina è l'amore, quello tra un uomo e una donna e quello di un uomo per la sua terra martoriata. Com'è nato il tuo “Mare”? Chi, cosa te lo ha fatto “immaginare”?

Il mio mare lo ha scavato e riempito Antonia Pozzi con il suo bellissimo componimento Amore di lontananza.
Su quel mare hanno fatto vela i miei ricordi d’infanzia: mi sono divertita a “fissare”, nero su bianco, la distesa dei peschi accanto casa, il rifugio dei cani nel quale entravo di nascosto dopo le cucciolate, quel salice che si ergeva maestoso e fiero.
La scrittura è un'occasione per non “perdere”, attraverso vite e storie immaginate, i dettagli dimenticati della vita reale.

3) Cosa è cambiato dal tuo romanzo d’esordio “ La vita non dura mai una sera” a “Mare immaginato”?

La vita non dura mai una sera è stata una piacevole sorpresa. Non credevo sarebbe mai stato pubblicato, era lo scritto di una diciottenne, ripreso e terminato dopo un decennio di immobilità.
Mare immaginato, invece, è stato scritto con una consapevolezza diversa, quella dei miei trent’anni. Tra i due romanzi è cambiata di sicuro la maturità e forse si è smorzata in parte quella che chiamo scrittura di petto che a diciotto anni sicuramente prevale su tutto.

3) Se dovessi inserire Mare immaginato in un genere ben definito, dove lo collocheresti?

Con le catalogazioni e i generi non ho un buon rapporto. In Mare immaginato la tinta che predomina sulle altre è di sicuro quella rosa, ma non penso che il romanzo possa essere etichettato come rosa puro. Ero decisa, a pochi chilometri dalla partenza, di scrivere un romanzo impegnato; sono arrivata al traguardo con un rosa che scivolava nell'inchiesta.

4) Nella storia sfiori temi come la violenza sulle donne e lo stalking. Quanto credi sia importante, più in generale, affrontare simili temi?

Se è vero che “tutti coloro che dimenticano il proprio passato sono condannati a riviverlo” (cit. P.Levi), è vero anche che nascondere sotto il tappeto un presente scomodo e doloroso, non aiuterà a fare pulizia nei cuori delle persone e a cambiare la mentalità delle nuove generazioni – dei nostri figli. Viviamo in una società in cui i maltrattamenti e i soprusi alle donne sono assai diffusi e, a giorni alterni, i media ci riportano la notizia di una donna uccisa dal compagno o dal suo ex.
Credo sia importantissimo affrontare temi del genere. Il mio insegnante di filosofia, Claudio, ripeteva sempre che i filosofi non facevano altro che affermare verità ovvie, cose che tutti, per istinto o per inconscio, già sapevano e davano per scontate, ma che acquistavano un valore solo nel momento in cui qualcuno si scomodava a dirle (a scriverle, in quel caso). I problemi che non si affrontano, sono come quelle verità ovvie, macigni sbriciolati sotto al tappeto, cui nessuno dà peso: hanno bisogno di essere dette, sussurrate o urlate a gran voce, perché acquistino un valore.

4) Nel tuo romanzo compaiono, di tanto in tanto, dei flashback, dei salti nel tempo che ci riportano all'infanzia di Massimo, il protagonista della storia. Ci spieghi perché ?

Prima di cominciare la stesura di un lavoro ho l'abitudine di scrivere la storia personale di ogni personaggio. È una sorta di esercizio che mi aiuta, nelle fasi successive, a far sì che ogni attore della narrazione abbia un carattere ben definito (perlomeno ci provo!).
La storia di Massimo, mi è sembrata una buona “porta socchiusa” dalla quale fare sbirciare a più riprese e secondo le folate della storia, il tormento del protagonista.

5) Il tuo romanzo è ambientato tra la Campania e il Messico. Perché questa scelta? Come ti sei documentata per la descrizione dei luoghi?

La scelta di ambientare la storia in Campania, nasce dalla duplice esigenza di evidenziare i problemi che la affliggono e le qualità e le bellezze che solo chi vi è nato è in grado di cogliere ed esaltare. Quanto al Messico, si tratta di una sorta di atto riconoscenza a un paese che ho visitato un po' di anni fa e che mi è rimasto nel cuore. Ho scelto di parlare di luoghi che non richiedessero una documentazione trasversale e aneddotica ma dei quali avessi sentito l'odore e visto i colori in prima persona.

6) Quali progetti per il futuro?

Grazie alla collaborazione con un autore campano, ho sperimentato la felicità di assistere alla nascita di una canzone (della quale ho scritto il testo).
Siamo in attesa di riscontri nella ricerca della produzione. Anche se si intravede qualcosa all'orizzonte... non posso anticipare altro!

Spero che anche questa esperienza possa assumere al più presto dei contorni ben definiti; nel frattempo, posso solo provare, fissando l'orizzonte, a “immaginare” per il futuro, un “mare” azzurro, bello e meno… immaginato!

A cura del Blog Le Letture di Anita

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