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lunedì 7 dicembre 2015

MALOMBRE a cura di Nicola Lombardi


11 INCUBI DALL’IMMAGINARIO CONTEMPORANEO ITALIANO

Noi cam­biamo, e lo stesso fanno le nostre ombre; che però sono sempre lì, fedeli, ineludibili, a volte consolatorie, più spesso debilitanti, quando non devastanti. E se tanto ci piace rac­contarle, o ascoltare le loro voci, non è affatto per esorciz­zarle, per quanto non manchi chi continua a sostenerlo. Per ogni ombra che lascia la nostra fantasia un’altra ne prende immediatamente il posto. Deve farlo, perché a essere davvero intollerabile è il vuoto. (Nicola Lombardi)

- Le Pietre Nere di Danilo Arona
- Pezzi di Andrea Biscaro
- L’Autunno dei Sospiri di Luigi Boccia
- La Sposa Rubata di Cristian Borghetti
- Le Tenebre del Corpo di Pietro Gandolfi
- Musi Gialli di Samuel Giorgi
- Prigionieri di Diego Matteucci
- Tutor di Alessandro Morbidelli
- Matrimonio di Sangue di Daniele Picciuti
- La Baita di Simonetta Santamaria
- Blocco Creativo di Christian Sartirana
Mi sono accostata alla lettura di questo libro con cuore leggero non conoscendo, ahimè, nessuno degli autori che hanno contribuito a realizzare questa raccolta. 


Da una copertina così oscura e tenebrosa ci si aspetta sicuramente un tema astruso e tetro, basta il titolo a darci un suggerimento più che lampante. Riprendo un passo dall’introduzione, scritta da Nicola Lombardi, che dice: "Noi cambiamo, e lo stesso fanno le nostre ombre; che però sono sempre lì, fedeli, ineludibili, a volte consolatorie, più spesso debilitanti, quando non devastanti.”
I racconti inseriti in Malombre sono undici, ma per incuriosirvi e darvi un’idea di ciò che troverete tra queste pagine ne ho scelti tre.

Pietro Gandolfi, Le tenebre del corpo

Lorenzo ha dieci anni, una notte si sveglia, si alza dal letto e si mette a vagare per la casa dove tutto è avvolto dalla tenebra ma non ha paura, anzi, per lui è un’occasione imperdibile per godersi pienamente l’ebbrezza di quell’illusione di libertà. 
Abita lontano dalla cittadina, in mezzo a campi e boschi, condizione vantaggiosa per Lorenzo a cui piace vivere a contatto con la natura. Mentre osserva con occhi sognanti la luna, all’improvviso il bimbo nota una losca figura aggirarsi tra la boscaglia; l’intero corpo è fasciato di un nero intenso, ha gambe e braccia smilze ma cosa ancor più spaventosa non ha un volto … Al posto di occhi, naso e bocca ha un grosso ovale privo di espressione. 
Lorenzo non riesce a credere ai suoi occhi e una sensazione di terrore si fa strada in lui appena si rende conto che quell’essere si sta lentamente e pericolosamente avvicinando al retro di casa sua. Preso dal panico corre a riferirlo al padre, che non prende sul serio le sue parole e lo manda subito a letto, ma Lorenzo è determinato ad andare a fondo a questa storia e armato di un coltellino e di una torcia caparbiamente si mette alla ricerca di questo fantomatico “uomo nero” …

La notte aveva deciso di non parlare più. […] L’inaspettato silenzio gli diede modo di udire un suono che altrimenti non avrebbe saputo percepire, non con il piccolo concerto presente all’esterno. Era un rumore stridulo, ma anche appiccicoso: non avrebbe saputo intuirne l’origine, ma di sicuro si trattava di qualcosa di organico.
Quel suono era vivo. Rimandava alla carne e al sangue, alle ossa e alle cartilagini.

Un racconto dai toni cupi e il ritmo serrato, a riprova del fatto che non è necessario ricorrere ad artifici particolari, bastano le parole giuste e si riesce a trasmettere comunque una sensazione crescente di panico.

Alessandro Morbidelli, Tutor

Io sono una grande estimatrice della satira nera, ma non sapevo che anche in Italia ci fosse stato qualcuno che avesse tentato di cimentarsi in questo genere così particolare. Morbidelli ha creato un personaggio innovativo e davvero interessante: il Tutor.
Ma chi è il “tutor”? Noah Sgozzi è morto, è nel suo appartamento e si trova davanti un vecchietto un po’ bizzarro che asserisce di occuparsi di Consulenza Occupazionale Postmortem. Dopo essersi sincerato di esser realmente morto, per Noah arriva la notizia shock: diventerà un angelo della morte. E della sua “formazione” se ne occuperà proprio il Tutor. 
Poi veniamo proiettati due anni nel futuro, Noah ormai si è abituato al lavoro straziante e pietoso che gli è toccato e quando per l’ennesima volta il Tutor viene a cercarlo ciò che scoprirà sarà una verità fatta di sangue e violenza.

«[…] C’è un’unica certezza nella morte, che è la stessa della vita: ce n’è soltanto una…»

Per come è impostato il racconto mi viene da pensare che lo scrittore si sia ispirato alla cultura giapponese, in particolare alla leggenda che parla dell’esistenza degli Shinigami, aspetto che ho molto apprezzato. Mi è dispiaciuto soltanto che fosse così breve, avrei preferito leggere qualche dettaglio in più sulla vita di Noah e le azione del Tutor, ma questo può sempre essere considerato un ottimo punto di partenza per un racconto più ampio e accattivante.

Daniele Picciuti, Matrimonio di sangue

Nadia e Fausto sono diretti al matrimonio dell’amica di Lia, in uno sperduto agriturismo un po’ fuori mano. 
La coppia, dopo aver quasi perso il controllo dell’auto, a causa di un animale indistinto sbucato fuori dal nulla, riesce ad arrivare sana e salva, e anche un po’ irrequieta, al locale dove si terrà la cerimonia. 
I due si dividono; Nadia segue le damigelle che manifestano il desiderio che la testimone di nozze debba essere perfetta, e per non deludere le aspettative della sposa, le saranno d’aiuto in questo; mentre Fausto viene portato via con la scusa di fargli indossare un abito tradizionale appropriato per l’occasione. Ma questo non è un classico matrimonio celebrato con rito cristiano, perché Lia e il suo sposo hanno origini irlandesi e vista la sua maniacale attenzione per i dettagli, ha in serbo per gli invitati una cerimonia davvero unica e caratteristica.

Non c’era nessuno fuori. Non stava arrivando nessuno. Possibile che al matrimonio fossero intervenute solo quelle poche persone che erano all’interno? […] Quando si fu voltato, qualcosa lo raggiunse alle spalle. Avvertì un odore dolciastro invadergli le narici. Poi l’oscurità si portò via anche l’ultimo barlume di coscienza.

In “Matrimonio di sangue” troverete azione, sensualità, suspense e terrore a formare una combinazione davvero vincente.

L’incognita quando si sceglie di leggere un’antologia scritta da più mani, è quello di non avere omogeneità di contenuti. Rischio che in questo caso è stato altamente superato perché, nonostante io abbia scelto di parlare nello specifico dei tre racconti sopra citati, anche gli altri hanno saputo avvincermi e rabbrividirmi. 
Non è vero che l’horror lo sanno scrivere bene soltanto gli autori stranieri, e questa raccolta ne è la prova inconfutabile. 
I racconti che hanno dato vita a questa assortimento da brivido, nonostante la loro brevità, conquistano il lettore e mantengono alta l’attenzione. Più volte durante la lettura mi sono ritrovata a trattenere il fiato e a leggere voracemente pagina dopo pagina; questo è uno di quei libri da leggere con la luce accesa e una tazza di cioccolata calda a portata di mano. E se hanno questa capacità in così poche pagine non oso neanche immaginare quanto possano essere spettacolari interi romanzi scritti da questi autori. Il tutto, non dimentichiamolo, MADE IN ITALY.


Il curatore di questa raccolta è Nicola Lombardi. Egli nasce a Ferrara nel 1965, esordisce nel 1989 con la raccolta “Ombre – 17 racconti del terrore.” Si lega al movimento letterario romano Neo Noir e pubblica racconti, articoli e traduzioni su riviste e antologie per diverse case editrici. Suoi sono i romanzi tratti dai film di Dario Argento: “Profondo rosso” e “Suspiria”.
Il suo sito web è: www.nicolalombardi.com


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