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giovedì 2 maggio 2019

Blog Tour Dark Zone: Federica Soprani e Vittoria Corella: Victorian Solstice / Daisy Franchetto: Jemore La Crus. Il Mezzovivo / Le ossa dei Morti di Miriam Palombi





Le gabbie appese al campanile ondeggiavano come orrendi orpelli. Il fumo acre, che sospinto dal vento giungeva fin lì, gli riempì le narici quasi a soffocarlo, segno di un nefasto presagio.
All’imbrunire le porte della città erano state spalancate dall’interno. Un manipolo di uomini a cavallo era apparso come le furie dell’Apocalisse. Gli zoccoli battevano sul suolo sterrato come tamburi infernali, sollevando nuvole di polvere rossastra, mentre le bestie al galoppo lanciavano il loro grido di guerra; un nitrito possente che si univa alle urla scomposte di chi cercava la fuga.
Ravich osservò quella scena dall’interno della stamberga dove lui e la sua famiglia vivevano rintanati come animali. Era come se la vedesse attraverso un velo leggero; qualcosa di irreale, un incubo notturno.



A Jonas non rimase che cercare una scrivania libera su cui passare la mattinata. Quella vicino alla finestra, per esempio. Luogo perfetto per raccogliere i cocci di una carriera e una vita. Guardare la pioggia con gli occhi lucidi, però, era da romantici. E i romantici perdono sempre.
Jonas chiuse gli occhi. I romantici, gli innamorati, quelli conil futuro nel cuore, quelli che dicono «domani io farò» e hannola forza per farlo davvero.
Jonas Marlowe morse la matita.
Domani io non farò. Non mi sveglierò col cuore distratto. Nonallungherò una mano per trovare calore morbido. Non mi alzerò dal letto con un motivo valido. Non verrò in ufficio con la testapiena di torti da raddrizzare. Non aiuterò nessuno ad avere giustizia.
Non tornerò a casa soddisfatto. Non mangerò con lei. Nonfarò l’amore. Non mi addormenterò per la stanchezza. Perché lei èmorta. Non andrò nemmeno al camposanto a inseguire il ricordodi chi mi amava, perché non mi è rimasto neppure quello. Lei nonmi amava. Lei amava un altro. Sono vedovo due volte.
Tirò fuori i carteggi sugli spiritisti. Jericho. Foto sgranata. Bianco e nero impietoso con tutti, tranne che con lui, magneticoanche nella bicromia. Con occhi come fuochi fatui, cheJonas sapeva essere azzurri, ma che nella foto sul giornale eranobianchi.
Seduta spiritica numero uno. Un successo.
Numero due. Un Trionfo.
Numero venti. Visibilio.
Londra ama un uomo solo: il signor Jericho, il medium cheparla con gli spiriti.
Jonas sfogliò foto di tre anni prima. Gliele aveva passate unamico che lavorava alla Gazette. Gli illustratori del giornale le ricopiavano per arricchire gli articoli mondani.
Vecchio medium uguale al nuovo, eppure diverso.
Riapparve la ruga in mezzo alla fronte. Si spianò solo con la comprensione. Il vecchio Jericho era diverso, perché era felice. Felice, giovane, bellissimo.



Jerome camminava al fianco di Luz cercando di non incrociare mai il suo sguardo, lei procedeva provando a non pensare a Crono. Prima di allora non aveva mai visto un corpo senza vita e si sentiva a disagio. Trovava incredibile che fino a pochi istanti prima la Guida fosse con loro, vigorosa e determinata. Lo aveva aggredito, sia verbalmente che fisicamente, la Belva avrebbe voluto affondare i denti nella sua carne in almeno un’occasione. Si chiese se sarebbe stata in grado di arrivare in fondo, di dilaniare il corpo di qualcuno. Inorridì all’idea e si guardò le mani infangate, alla fioca luce rossastra della fune di Trip parevano imbrattate di sangue. Avvertì un suono, come un borbottio sommesso. Si volse a guardare i compagni, ma nessuno di loro dava segno di aver udito qualcosa, né di aver parlato. Il parlottare tornò, questa volta più udibile : erano le voci di molte persone che ripetevano la stessa cosa in una cacofonia confondente.
Assassina, dicevano. Assassina, ripetevano. E l’assassina era lei, Luz.
Si bloccò, gelata da quella che sembrava una sentenza di morte.

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