Ultime recensioni

giovedì 26 gennaio 2017

Giornata d'Autore: ALASTOR MAVERICK e L.A. MELY






Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria.
In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia.
Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell’agenzia “Hoyt Brothers Investigations”.
Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo un a grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.



Gli anni volarono tra quegli scaffali lunghi e bui per i due ragazzi. E quando divennero abbastanza grandi per poter scegliere il loro destino, decisero che avrebbero fatto ciò che le forze dell'ordine non ebbero nemmeno tentato con la loro sfortunata sorella... Trovare una soluzione ai casi irrisolti.
Lo studio "Hoyt Brothers" non era molto più grande di una stanza e mezza su un corridoio scricchiolante situato in una palazzina che il sole baciava solo un paio di ore al giorno, per un paio di mesi all'anno, quando il cielo cupo e le nubi di carbone lo permettevano. Nei primi tempi, di casi ne avevano risolti moltissimi ma tutti piuttosto semplici. Per lo più piccoli furti, bisticci tra vicini, truffe da parte di negozianti disonesti ai danni della povera gente. Risolsero abbastanza casi da crearsi una forte reputazione. La gente sapeva, vedendo arrivare quella strana coppia di investigatori sul loro sidecar, che non se li sarebbero levati di torno fin quando i tasselli del puzzle non fossero tornati tutti al loro posto. 



«Torneremo con calma quando la vedova si sarà tranquillizzata un poco.» Proseguì Nicholas riponendo il monocolo-orologio mentre venivano accompagnati all'uscita dalla padrona di casa. «Perché ora lavoriamo per voi, corretto Lady Bamminton?» La donna, non più nel fiore degli anni seppur evidentemente più giovane del defunto marito, acconsentì confusa e ancora stordita dagli eventi mentre i due si incamminavano verso il loro sidecar parcheggiato sul vialetto. Partirono rombando e lasciando dietro di loro poco fumo e tanti sguardi. Sguardi di chi sapeva che sarebbero tornati ancora e ancora fino alla soluzione dell'enigma.


Nick si limitò a donarle un sorriso incoraggiante che non lasciava spazio a dubbi su come sarebbe finita. «Avanti, sorellina. Fai la femmina civettuola e chiacchieraci!» Non le diede il tempo di replicare. Fece oscillare i propri fianchi caricandosi e poi la colpì con il bacino spingendola fuori dalla copertura degli scaffali in piena vista. La ragazza faticò a mantenere l’equilibrio e quando riuscì a riportare il proprio baricentro in posizione ottimale, si trovò di fronte allo sguardo dell’assurda donnetta in rosa che la salutava dalla sua postazione dietro il bancone. L’espressione di Melinda si congelò per diversi istanti. Sopracciglia aggrottate, aria cupa e spaventata, tipica di un pesce fuor d’acqua. Rimase a fluttuare nel suo limbo per qualche interminabile istante. Da una parte si stava facendo largo ciò che più temeva. Una voce suadente e maledettamente invitante che la incoraggiava ad andarsene da quel claustrofobico e caotico emporio sbattendo la porta e gridando “Ma vai al diavolo stupida oca!!” Ma era lì per fare un lavoro. Doveva raccogliere informazioni sul loro caso e da questo sarebbe dipeso l’esito della giustizia.



«Stai qui a preoccuparti di me che rientro tardi e a discutere su chi sia un serial killer mentre hai una donna nel letto?!» Scosse lentamente il capo in segno di diniego, fingendosi poi severa nel tono. «Sarà felice di scoprire che per te vale giusto il tempo che le hai concesso stanotte!» Detto questo si avviò verso la propria stanza e di lei si sentì solo, una volta entrata, un’ultima frase prima del tonfo della porta. «E comunque salutala in fretta che tra un paio d’ore si va alla villa… C’è una cosa che mi piacerebbe poter osservare meglio! E mettiti almeno un paio mutande quando giri per casa!»



«Se tu fossi perfetta saresti dipinta su una pala d’altare e venerata come una Santa. Invece vieni guardata male, additata e derisa perché ti vesti da uomo e parli in maniera incomprensibile!» Melinda digrignò i denti e fece i passi necessari per trovarsi a pochi centimetri dalla faccia dell’anziano bibliotecario. «Allora l’errore l’hai commesso tu, vecchio rimbambito!» Lo disse battendo una mano aperta sul piano del tavolo. «Tu mi hai educata, tu mi hai dato una cultura e soprattutto tu hai lo stesso stupido carattere ingestibile!» Solitamente, dopo queste discussioni, avveniva la medesima scena. Come davanti ad uno specchio, i due incrociavano le braccia e guardavano di lato mostrandosi offesi. A quel punto si creava un silenzio agghiacciante. Poi veniva il turno di Nicholas che li guardava, sospirava e poi affermava «Va bene… Mettiamo qualcosa sotto ai denti?» Era in grado di spostare l’attenzione dei due litiganti ai rispettivi stomaci che puntualmente reclamavano carburante dopo una lunga mattinata di duro lavoro.
L’ addetto alle cucine di quel monastero era un monaco benedettino ed era famoso per come preparava un fumante e gustoso Cottage Pie seguito da uno spettacolare Spotted Dick. Solitamente di fronte a una bella mangiata i battibecchi di zio e nipote si placavano gradualmente senza che però mai, neanche per sbaglio, l’uno si scusasse con l’altra.  

Nessun commento:

Posta un commento