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venerdì 27 marzo 2015

Non ti conoscevo più di Dawn Blackridge


Dale e Keanu, un detective della squadra omicidi e un pittore. Non potrebbero essere uno più diverso dall’altro.
Due uomini che in passato si sono allontanati, ma che si incontrano nuovamente in circostanze particolarmente delicate, in cui le loro stesse vite saranno messe in pericolo.
Saranno in grado di superare le difficoltà che si troveranno di fronte e ritrovare l’armonia di un tempo?


L’autrice è riuscita a creare in sole 69 pagine una storia molto bella e avvincente. La narrazione dello svolgersi dell’azione è affidato a tre diversi personaggi: Dale, Keanu e Jake il partner in polizia di Dale. 

L’alternarsi dei punti di vista dona spessore agli interpreti della storia e permette una maggiore comprensione di tutti i loro caratteri e delle motivazioni. 



All'inizio si parte con un Dale distrutto dall'abbandono di Keanu e subito il lettore si trova a schierarsi dalla sua parte, arrabbiandosi per l’atteggiamento dell’altro che se n’è andato. 


Poi, dopo un anno, Keanu assiste ad un omicidio e diventa il testimone chiave di un mega processo che dovrà essere protetto a tutti i costi da Dale e Jake. La convivenza forzata e la situazione rischiosa metteranno le cose in prospettiva e, sentendo anche la campana di Keanu, anche i cuori più duri inizieranno a tifare per l’happy end.
Si tratta quindi di una lettura scorrevole che prende fin dall'inizio, un ottimo mezzo per trascorrere una serata piacevole.





Una parte di me avrebbe voluto rispondergli subito: “Sì, certo che voglio darti una seconda possibilità, io ti amo esattamente come prima, forse di più.”
Ma poi quel giorno mi torna in mente e non ce la faccio. “Io non ti conosco più, non so più chi tu sia diventato e, adesso come adesso, non voglio rischiare un’altra volta. Sono stato troppo male, sto ancora troppo male. Mi serve tempo, non so quanto”.

«Mi stai dicendo che non ti interessa se ti ammazzano?»
«Senza di lui non ho più nulla,» mormoro fissando Jake.
«Ma sei scemo? Hai solo trentatré anni! Cazzo, hai una vita davanti!»
«Lo so che sembra una frase a effetto di un melodramma dell’Ottocento, ma è così che mi sento. Lui è la mia vita e, se non siamo insieme, non mi resta nulla. Io non sono così forte…» Devo smettere di parlare perché un nodo mi stringe la gola e mi copro gli occhi con una mano.

«Cos’è che ti ha spinto? Qual era il pensiero che ti ha fatto ricominciare a dipingere?»
Mi sollevo su un gomito e fisso Dale nella poca luce che entra dalla finestra. «Tu,» rispondo semplicemente.




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