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martedì 27 marzo 2018

Darz Zone Blog Tour: Il tempo dei mezzosangue #1 L'ascesa della chimera di Rob Himmel



Alak ed Ethan, due monaci dal carattere opposto, sono scelti per rispondere all’appello del sovrano di Kernak e contrastare una minaccia imprevista e terribile. Intanto Jandar, giovane stregone, si cimenta in un duro addestramento per conoscere il suo potere e capire il proprio ruolo nel mondo. Il suo intervento, infatti, sembra indispensabile nel momento in cui l’Imperatore Kedrax si prepara a conquistare l’intero continente, aiutato dalla maga Lenara, a cui affida anche un incarico più pericoloso e segreto: reclutare sei individui dalle abilità uniche, necessari per compiere ciò che nessuno ha mai fatto prima… 


Lo zaffiro iniziò a pulsare nella mano dello stregone, l’unico in grado di percepirlo. Almeno fintanto che arrivò una forte vibrazione, seguita da un’ondata di potere che si espanse nell’aria. I due rimasero in silenzio, in attesa di quel qualcosa che Jandar attendeva con impazienza. Provò un miscuglio di sensazioni ed emozioni: curiosità, felicità, timore. Sentì il potere della gemma, su cui vorticava una tempesta di neve e, quando spostò gli occhi su di essa, vide la mano avvolta da frammenti di ghiaccio.

Lo Specchio del Cielo iniziò a tremare in balia del terremoto. L’intera distesa prese a scricchiolare. All’improvviso un boato riecheggiò in tutta la zona circostante e la piana a specchio scoppiò con fragore. Intere lastre di ghiaccio volteggiarono in aria dopo essere state scagliate via con violenza. Lo Specchio del Cielo andò in frantumi rivelando il lago sotto di sé. Al centro cominciò a emergere una massa spropositata di metallo luccicante: argento. I rossi bagliori del tramonto si rifletterono sul fianco ovest, generando sfumature viola e scarlatte.


Lenara, con fare freddo e ineluttabile, si avvicinò al sacerdote. Sussurrò qualcosa in ansindium mentre la mano si poggiò sul collo di lui. Indossava un bracciale di rame con incastonate delle gemme, collegato a un ditale che copriva il medio. Da quest’ultimo partì uno sciame di saette che si dimenarono su Callor come vermi impazziti. Pochi secondi e il corpo dell’uomo fu invaso, scatenando scariche lancinanti. Il sacerdote si dibatté, preso dagli spasmi, fino ad accasciarsi al suolo in posizione fetale. Urlò, si morse la lingua, sanguinò. Le convulsioni scemarono in poco tempo.
Indriana accennò a intervenire, compiendo un passo in avanti, poi il buonsenso la spuntò sulla compassione. Con la coda dell’occhio Lenara la guardò, sperando che le concedesse il pretesto per infliggerle la stessa sofferenza del fratello, ma rimase delusa.
«Che sia d’esempio», sentenziò la maga a mento alto.
Quando diede le spalle ai presenti, montando a cavallo e avviandosi come se nulla fosse, sorrise. Un’insolita e insana sensazione di goduria la pervase. Conosceva quell’incantesimo alla perfezione, per esperienza diretta, oltre che nell’esercitarlo. Infliggeva un dolore lancinante, portando il malcapitato sul ciglio della morte, poi scemava. Maggiore era la resistenza e peggiore il dolore. Poteva spezzare la volontà dell’uomo più indomito.
Tante erano le volte in cui le era stato inferto, tante le volte in cui aveva supplicato per essere risparmiata. Ma non era più la bambina strappata alla sua famiglia per servire Saak, un mago perverso. Adesso era lei a imporre la propria volontà. Lei era re, giudice e boia.

Le persone spostarono le attenzioni sulla zuffa e cominciarono ad accalcarsi attorno ai due lottatori. Chi rideva, chi beveva e chi puntava le scommesse. Tutto apparve ordinario, così come di fatto lo era all’interno del Boccale d’Oro.
Mentre l’omaccione scemava la sua furia con colpi a vuoto, cominciò ad ansimare e rallentare perché in debito d’ossigeno.
«Tutto qui?» derise Alak. Dopo un’insana, ma sorprendente rotazione del busto, per schivare il pugno dell’omone, gli afferrò il braccio con un movimento fulmineo e lo torse.
Crac.
Gli astanti emisero un boato nel vedere l’osso dell’uomo uscire dalla pelle. La vittima prese a ululare disperata, tenendosi il braccio con l’altra mano e gli occhi sgranati. Si accasciò sulle ginocchia e pianse.
Azar si alzò di scatto e, approfittando della distrazione della folla, tutta intenta a guardare l’omone, passò al bancone per pagare la birra e il silenzio dell’oste. Poi afferrò Alak e lo trascinò fuori senza farsi vedere.
«Sei pazzo!» disse guardandosi dietro. «Tu sei pazzo!» ripeté in tono divertito questa volta. «Non ho mai visto nessuno muoversi in quella maniera. Eri flessibile come uno stelo d’erba, impressionante. Avete un modo bizzarro di combattere voi monaci.»
Alak scoppiò a ridere assieme all’aghoriano. Quel che aveva fatto doveva essere merito della birra, poiché si sentiva piuttosto alticcio. Rise ancora.
Azar lo guardò e disse: «Amico mio, forse è meglio star lontano dalla birra, almeno per un po’».

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