«Hai vinto, Luna.
Puoi avere tutto quello che vuoi.
Ogni dannata cosa, anche quelle che non posso darti.»
Sono Vincent McDowell, tight end dei Chicago Bears.
Non ho mai amato davvero nessuna donna, perché l’amore, alla fine, chiede sempre qualcosa in cambio.
Veronica Parrish è la sorella del mio migliore amico.
Ed è anche la mia coinquilina.
È intelligente, determinata, una ventata d’aria fresca nella mia vita.
Con lei ho ricordato cosa significa avere un posto in cui tornare.
Il problema è che non posso sfiorarla.
Ci sono promesse che non si infrangono,
nemmeno quando mantenerle potrebbe costarmi il cuore.
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Care Cosmo, mentre mesi fa guardavo i TikTok di Alice durante la stesura di Lost Match, che ascoltava Questa domenica di Olly in sottofondo, sentivo già che questo libro mi avrebbe spezzata.
Non ero pronta a tornare a Chicago. Non ero pronta a rivedere i Bears, perché in fondo al mio cuore sapevo che sarebbe stata l’ultima volta... e non volevo.
Eppure, eccomi qui, qualche giorno dopo aver concluso l’ultimo capitolo di questa serie, con il cuore ancora intrappolato in una morsa al solo pensiero di tutto ciò che è successo tra queste pagine e una voglia matta di parlarvene. Ora però, devo creare l’atmosfera, quindi:
Dimmi che non sono solo dei pensieri strani
Dimmi che di tanto in tanto li fai pure tu
Ecco, ora posso iniziare.
Avevamo già incontrato Veronica e Vin in Wrong Match, ma non ero minimamente preparata a quello che avrebbero scatenato dentro di me. Veronica, sorella minore di Dave Parrish, è brillante, ironica, dolcissima. Una neuroscienziata di appena ventiquattro anni che, dietro l’intelligenza e quella lingua tagliente che ho adorato, nasconde ferite profonde lasciate da chi l’ha fatta sentire “sbagliata” solo per il suo corpo. E credo che una delle cose più belle di questo libro sia proprio questa: il modo in cui Alice affronta il tema dell’insicurezza senza mai renderlo banale.
Lui è la star del football, quello che entra in una stanza e ne diventa subito il centro. Io la neuroscienziata che si nasconde nel suo laboratorio. Lui è quello che tutte vogliono. Io quella che non è mai la prima scelta di nessuno.
Perché Veronica si guarda allo specchio e vede difetti. Vede un corpo che, secondo gli standard assurdi che ci vengono imposti ogni giorno, dovrebbe essere diverso per meritare amore. E quante volte succede anche a noi? Siamo cresciuti con la televisione, i social, le pubblicità che ci mostrano sempre lo stesso tipo di bellezza, come se fosse l’unica possibile. Ma la verità è un’altra: la bellezza non è una taglia, non è un numero sulla bilancia e non è qualcosa che può essere deciso dagli altri. La bellezza è negli occhi di chi guarda, nei modi, nei sorrisi, nella luce che una persona porta dentro di sé. E Vin questo lo vede da subito. E forse è proprio per questo che li ho amati così tanto. Perché Vin, dietro le battutine provocatorie e quel fascino da giocatore di football impossibile da ignorare, è fragile quanto lei. Ha paura di deludere chi ama, paura di perdere la famiglia che si è scelto, paura di essere egoista per una volta nella vita.
Fare l’idiota è molto meglio che fissarla e desiderare di sciogliere il nodo di quel dannato asciugamano. Di voltarmi e saltarle addosso. Di impedirle di rivestirsi e fare un casino colossale. Sono un migliore amico di merda. Questo è certo.
E il modo in cui questi due personaggi si cercano, si provocano, si innamorano lentamente tra gelati al gusto puffo rubati e Funko Pop di Luna Lovegood… giuro, mi ha fatto sciogliere il cuore.
La loro tensione cresce pagina dopo pagina in un modo quasi doloroso. Sai che succederà qualcosa, lo aspetti, lo desideri, e quando finalmente cedono… è impossibile staccarsi dal libro.
Trattengo il fiato. «Vin…» dico con voce soffocata.
È una richiesta.
Una supplica.
Ti prego, baciami.
Ti prego, apriti con me.
Ti prego, mostrami il buio dentro di te.
Lui, però, si allontana.
Eppure, Alice non si limita a raccontare una storia d’amore. No. Lei prende il tuo cuore, te lo mette tra le mani e poi decide di distruggerlo con quel momento. Quel momento che mi ha lasciata a fissare il vuoto con le lacrime agli occhi, chiedendomi come sia possibile soffrire così tanto per dei personaggi inventati.
Vincent McDowell è il posto dove dimora il mio cuore.
E poi ci sono loro: i Bears. La vera anima di questa serie. Ritrovarli è stato come tornare a casa dopo tanto tempo. Ho riso con loro, mi sono emozionata con loro, mi sono sentita parte di quella famiglia in ogni singola scena. A un certo punto ero lì anch’io, con un vestito elegante addosso a un certo punto, il cuore pieno di speranza, pronta a festeggiare insieme a loro le cose belle che stavano accadendo. Ed è questa la magia che Alice è riuscita a creare: non stai leggendo solamente una storia, tu vivi accanto ai personaggi.
Ed è per questo che chiudere questo libro ha fatto così male. Perché dire addio ai Bears significa salutare una famiglia che, in qualche modo, è diventata anche un po’ mia.
Non ero pronta a lasciarli andare e sinceramente non credo di esserlo nemmeno ora.
Quindi grazie, Alice. Grazie per aver creato personaggi così vivi da sembrare reali.
Grazie per aver scritto una storia capace di far sentire comprese tante persone che, almeno una volta nella vita, si sono sentite “troppo” o “non abbastanza”.
E grazie per aver costruito un mondo in cui è impossibile non voler tornare.
Questo libro mi ha fatta ridere, sognare, soffrire e amare con la stessa intensità. E se una storia riesce a fare tutto questo, allora forse non è soltanto un libro. Forse è casa.


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