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domenica 17 aprile 2016

Storia segreta di un gay a pagamento di T. Baggins


DENARO…
Andrew Reynolds è deciso a restare a New York City sino a quando sua sorella Marie, malata di cancro, avrà bisogno di lui. Ma nonostante il talento e il bell’aspetto, non è riuscito a trovare un lavoro come attore. Con il conto al verde ed un mucchio di debiti da pagare, Andrew ha bisogno di fare soldi in fretta. Gli accompagnatori gay guadagnano bene, ma c’è un piccolo problema: Andrew non è gay.
SESSO…
Quando Andrew era ancora adolescente, suo padre ha sconvolto tutti rivelando di essere gay, da allora il suo rapporto con l’omosessualità è sempre stato complicato. Fingere di essere gay potrebbe rivelarsi il ruolo di una vita. Da semplici appuntamenti a giocattoli erotici, passando per sculacciate ed esperienze ancora più estreme, Andrew si trova costretto a soddisfare i suoi clienti senza rivelare le sue reali preferenze.
… E AMORE
Il primo appuntamento di Andrew con Cormac Donovan, un politico che nasconde la propria omosessualità, si rivela un totale disastro.
Eppure, incontro dopo incontro, l’attrazione tra i due cresce e, mentre Andrew fa i conti con i suoi nuovi ed inaspettati sentimenti, Cormac mette a repentaglio la sua carriera di senatore. E quello che era nato come un modo veloce per fare denaro rischia di trasformarsi in una colossale delusione d’amore… o in una storia duratura.


Il background dell’autrice come scrittrice di fan fiction si fa un po’ sentire, a mio avviso. Qui troviamo temi già sentiti e sviscerati sia nel mondo m/m che m/f. 


Andrew, costretto dalla necessità, diventa accompagnatore. Si professa etero al 100%, ma si capisce subito che la sua non è affatto repulsione per il mondo gay e, presto, ne rimane irretito (nel senso migliore del termine). Ci si imbatte in scene di sesso anche abbastanza forti, ma in questo caso T. Baggins è riuscita a non cadere nel volgare e approfondire così anche i comportamenti contraddittori del personaggio di Andrew, fortemente combattuto tra il piacere e la repulsione. 
Scoprire a quattordici anni che tuo padre è gay e che ha una relazione con il tuo prof preferito non dev’essere affatto facile, soprattutto in una piccola cittadina del Kansas come quella da cui proviene Andrew. L’amore per la sorella Marie, malata di cancro, è il fulcro della sua vita, lei rappresenta la sua migliore amica e la sua confidente, colei che lo capisce sempre e comunque e che lo spinge ad affrontare la realtà dei suoi sentimenti.

L’intero libro è dal pov di Andrew, ma anche se all’inizio non è nulla più che un cliente, viene reso abbastanza bene anche il personaggio di Cormac anche se, a mio avviso, lo si sarebbe potuto caratterizzare maggiormente.
Cormac è il classico politico ipocrita che predica bene e razzola male, d’altronde un repubblicano che sostiene i valori famigliari e poi cerca la compagnia di un accompagnatore non è proprio uno stinco di santo. Ovviamente vengono poi spiegate le sue motivazioni e viene portato sulla “retta via”, ma offre comunque uno spaccato sul mondo della politica al giorno d’oggi.


In sintesi si tratta di una lettura scorrevole che, anche se non riserva veri e propri colpi di scena, permette al lettore di fuggire un po’ dalla realtà dove, un “gay a pagamento” non troverebbe mai il suo happy ending con un senatore.


«Non ho mica detto di avere l’elettroencefalogramma piatto. Sto attento a quello che succede nel mondo,» replicò Andrew finendo il suo Cosmopolitan. «Solo che detesto la politica, con quel suo modo di ridurre tutto a uno slogan o a una questione di patriottismo. La vita è incasinata. Cercare di fare delle regole per degli adulti è difficile, soprattutto quando alcuni sono ricchi e altri poveri, alcuni sono affidabili e altri degli sfaticati. I politici prendono qualcosa di complicato come il calcolo differenziale e cercano di farlo passare per aritmetica di base.»

«[…] Puoi dedicare agli altri ogni istante della tua esistenza, ma sarà sempre come provare a svuotare l’oceano con un secchiello. Non farai mai la differenza. L’unica cosa che possiamo fare è trovare una persona – una sola – e dedicarci anima e corpo a salvarla. Se ci riusciamo, se salviamo quella vita, forse quella persona farà lo stesso per qualcun altro. È una sorta d’investimento a lungo termine. Il primo passo per dare il via a una reazione a catena che salverà il modo.»

«Ma, papà... avevo una cotta per Hugh. Mi ci sono voluti anni per capirlo. Per accettare il fatto di essere bisessuale.»
L’uomo gli diede un bacio sulla fronte, un gesto inconsueto, al contempo impacciato e sublime. «Mio adorato ragazzo. Puoi essere qualsiasi cosa tu voglia, io ti amerò comunque. Ricordatelo. Non importa chi tu sia, ti amerò in ogni caso.»


Rimasta orfana alla nascita, T. Baggins è stata cresciuta dai lupi sino all’età di quattordici anni, quando il branco ha deciso di migrare senza lasciarle alcun recapito. Una volta fatto ritorno alla società civile, Ms. Baggins ha imparato a leggere e scrivere studiando le fan-fiction. Dopo essersi fatta le ossa sulle Kirk/Spock (Star Trek: La serie originale), è passata alle fan-fiction slash sulle rockstar e gli X-Men. Nonostante abbia trascorso tutta la sua vita nel sud degli Stati Uniti, T. Baggins si considera una cittadina dell’universo e una libera pensatrice, il che è un bene, perché nessuno le ha mai offerto un penny in cambio dei suoi pensieri. Nel tempo libero si dedica al suo blog, Shades of Gay, svuota bottiglie di gin, e lancia i suoi tweet nell’etere dal profilo @therealtbaggins.


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