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venerdì 30 ottobre 2015

IL SANGUE DEL VAMPIRO di Florence Marryat


Figlia di una sacerdotessa voodoo e di uno scienziato pazzo che pratica la vivisezione, Harriet Brandt lascia la Giamaica, dove è nata, per approdare in Europa. Ospite dell'eccentrica baronessa Gabelli, trova una sistemazione definitiva a Londra. Bellissima e talentuosa, la ragazza affascina tutti coloro che hanno modo di conoscerla. Ma attribuire la carica sensuale e il mistero del suo fascino all'esotico retaggio tropicale non basta a fugare i sospetti che iniziano ad avvolgerne la figura. C'è qualcos'altro di strano in lei e chiunque le si avvicini sembra ammalarsi o morire. Il dottor Phillips ha una teoria: nelle vene di Harriet scorre sangue di vampiro e così la giovane donna sta risucchiando la vita di coloro che ama. Si tratta soltanto dell'esagerata supposizione di un medico ansioso o dietro la silente alterità di Harriet si nasconde davvero lo spettro di una maledizione?

Perché volevo assolutamente leggere questo libro:

- la trama, intrigante e innovativa;
- il periodo storico: ho una certa predilezione per i libri ambientati durante l’età vittoriana;
- curiosità, l’anno di pubblicazione del romanzo coincide con quello del romanzo di Bram Stoker, Dracula, testo che mi ha consacrata al mondo dei vampiri e che io ho letteralmente amato.

Il libro si apre con una breve introduzione da parte della scrittrice italiana Barbara Baraldi, che a grandi linee, cerca di condurre il lettore nella storia e spiega perché il personaggio di Harriet Brandt sia così singolare: Harriet è bellissima e spontanea, manifesta apertamente i suoi sentimenti e, se qualcosa per lei è sorprendente, fa in modo di condividerla con gli altri. Ella rappresenta il preludio della donna emancipata, che ignora le regole dell’alta società, nonostante il suo essere una ricca ereditiera, infischiandosene degli stereotipi che relegano la donna ad un essere inferiore all’uomo, vincolato dal giudizio e dalla morale altrui. 
Sebbene il titolo sia un po’ fuorviante non si parla di vampiri come siamo abituati a conoscerli: la protagonista è una “semplice” ragazza che cammina alla luce del sole (nulla, dunque, che faccia pensare a paletti, spargimenti di sangue etc.) ma che, inconsapevolmente, si nutre dell’energia vitale emessa dalle persone verso cui prova affetto. Su di lei grava, infatti, un’oscura maledizione che ha origine dal suo sangue: sua nonna materna, la quale fu fatta schiava da giovane e venne morsa da un vampiro mentre era incinta, non sopravvisse al parto; le sue compagne, tuttavia, predissero che la neonata col tempo sarebbe diventata un'assassina poiché, a causa di quel morso, la donna aveva generato un abominio. E così è stato. 
Harriet, infatti, è figlia di uno scienziato alquanto sadico e di una Obi giamaicana (sciamana\strega) i cui poteri si pensa derivino dal sangue contaminato dal vampiro. Entrambi i genitori di Harriet si macchiarono di crimini efferati e in modo altrettanto efferato furono uccisi dai loro stessi prigionieri; solo Harriet sopravvisse grazie allo schiavo e amico Pete che, ancora bambina, la portò in salvo trovandole rifugio in un convento. Raggiunta la maggiore età, Harriet parte per l’Inghilterra e da lì comincerà la sua vera vita con l’élite londinese, conoscendo personaggi ognuno rappresentato da una determinante qualità.

L’episodio le consentì di osservare gli occhi di Harriet più attentamente […] erano di un nero intenso, impenetrabile, con grandi pupille trasparenti, ma in loro non c’era vivacità o lucentezza, nonostante sul fondo vi fosse un fuoco latente che avrebbe potuto ardere di colpo da un momento all’altro, e che pareva risvegliarsi e infiammarsi […] per poi spegnersi di nuovo.

Lo stile dell’autrice, costellato da descrizioni particolareggiate, è arricchito da ambientazioni tanto fascinose quanto tetre; la figura della donna gioca un ruolo dominante, mentre l’uomo rimane un personaggio secondario. Il finale mi ha ricordato una famosissima tragedia shakespeariana, elemento che ho molto apprezzato.
Nel complesso, quello della Marryat è un romanzo che ho apprezzato molto, nonostante povero di quegli elementi che avrebbero potuto approfondire la vicenda.


Florence Marryat nata a Brighton, in Sussex nel 1833 fu una romanziera, editrice, drammaturga, spiritista, cantante e attrice. Scrisse 68 romanzi durante la sua straordinaria carriera, adattandone alcuni per il palcoscenico, tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Il sangue del vampiro e La morte non esiste. Si sposò ed ebbe 4 figli, dapprima dimorò in India, ma poi si separò dal marito e ritornò a Brighton. Morì nel 1899 di polmonite e diabete, Il suo epitaffio diceva: "Passato, dove al di là di quelle voci si trova la pace."



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