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mercoledì 11 maggio 2016

IL NASCONDIGLIO di Amy Lane


L’infanzia di Terrell Washington è stata una tripla schifezza: non c’è nessun vantaggio a essere nero, gay e povero in America. Terrell si è fatto strada fuori dal ghetto solo per colpire un soffitto di cristallo e trovarsi imprigionato nel ristorante di una popolare catena a fare il barista con una laurea in giornalismo. L’unica nota positiva è Colby Meyers, un suo collega che non ha paure o inibizioni e che non conosce limiti. Terrell e Colby passano l’estate al fiume e le loro pause sul retro del Papiano. Per quanto Terrell sia terrorizzato all’idea di uscire allo scoperto, gli è impossibile stare lontano dal magnetico sorriso di Colby e dalla sua risata contagiosa. 
Ma Colby ha finito l’università, adesso, e ha grandi progetti per il futuro… progetti che Terrell è certo che lasceranno il suo nero culo secco nella polvere di Sacramento, fino a un momento mozzafiato, rubato nel mezzo del caos del ristorante, che gli dice che potrebbe sbagliarsi. Quando quell’istante viene infranto da un mistero e da un atto di violenza, Terrell e Colby rimangono con due rompicapi da risolvere: chi ha ucciso quel furfante del loro capo e come potranno far confluire le loro vite, il loro nero e il loro bianco, in un unico scintillante futuro?

Amo Amy Lane, lo devo ribadire perché adoro il suo modo di scrivere ed il suo potere di creare sempre bellissime storie ricche di emozioni che, allo stesso tempo, portano il lettore a riflettere su temi importanti come la discriminazione sessuale e razziale (solo per citarne alcuni).

Qui ci troviamo a leggere una storia narrata dal pov di Terrell, ragazzo trentenne che, nonostante una laurea in giornalismo, fa il barman in un locale. Terrell è conscio che il colore della sua pelle ed il quartiere in cui è nato gli hanno precluso molte strade nella vita, è stanco di dover sempre combattere contro i pregiudizi ed è nascosto a doppia mandata nel suo armadio. Nonostante tutto, però, è un anno che divide le sue pause al lavoro con Colby, il formaggino dalla pelle chiara e gli occhi azzurri che studia sociologia e vuole cambiare il mondo. Terrell non ammette nemmeno con se stesso di essere gay, ma la sua infatuazione per il collega è innegabile, lo considera il suo migliore amico, ma non può evitare di sentirsene attratto. Come se tutto ciò non fosse sufficiente, Terrell è stato affetto da rachitismo da bambino per via della malnutrizione e si è deciso solo da poco a mettere un apparecchio ai denti per raddrizzarli, quindi si considera tutt’altro che attraente e ha mille complessi.

Colby, dal canto suo, è un aitante venticinquenne alto e forte che vive il suo essere gay alla luce del sole. Allevato da una famiglia di sinistra ha la mentalità molto aperta e una sorella avvocato, Moira, assolutamente spassosa, che è un personaggio integrante della storia. Il suo desiderio di spezzare le regole e andare al di là delle convenzioni sociali gli fa guadagnare il nomignolo, da parte di Terrell, di Capitan America. Terrell lo vede come un eroe sia quando lo aiuta con clienti difficili e, soprattutto, quando gli fa scoprire quanto può essere bello lasciarsi andare ai propri desideri e permettersi di essere felici.
Come al solito, Amy Lane non ci risparmia forti emozioni in questo libro alla ricerca della felicità, quella chimera che tutti cerchiamo, che riusciamo a stringere solo brevemente tra le mani, ma il cui pensiero ci fa andare avanti giorno dopo giorno.
Una lettura assolutamente consigliata dove l’amore e la passione si mischiano a problemi razziali, un omicidio da risolvere e tante, tante emozioni.




“In India credono che un gatto appartenga a un luogo, non a una persona, perciò se qualcuno si trasferisce, lasciano il gatto per la nuova famiglia. Mi piace. Voglio un gatto che appartenga a casa mia. Vorrebbe dire che è un bel posto.”

Ma alcune sere, come la precedente, quando lo aveva difeso, o come quella, in cui era sbucato dal nulla e lo aveva portato al suo posto segreto sul fiume… alcune sere rendeva il mondo un posto migliore semplicemente respirando.

Mentre aveva ancora gli occhi chiusi, Colby lo baciò e lo baciò e lo baciò ancora, e Terrell aprì la bocca e lasciò che quell’uomo entrasse in lui perché la sua anima era nuda come il suo corpo e Colby era l’unica coperta che avesse.

“Questo è più di quanto mi meriti,” disse piano. “Un giorno, magari, me lo meriterò, ma per adesso mi limiterò a sentirmi grato.”
Di fianco a lui, Colby sospirò. “Lo sai, T, vorrei tanto tenerti la mano, adesso.”
“Già. Anch’io.”

Terrell si chiese quanto avrebbe dovuto dare, quanto avrebbe dovuto pagare, quale parte della sua anatomia si sarebbe dovuto tagliare per poter baciare quel ragazzo in pubblico.

“T’importa,” disse, sentendosi stupido. “T’importa davvero che io sia felice.”
“Ma certo.”
Terrell sorrise. “Colby, non ho parole. Solo… basta che lo sai, va bene?”
La mano di Colby si sollevò e si fuse con quella di Terrell, e lui non guardò le loro dita unirsi. Sì, erano nere e bianche, avvinte come un ricciolo di gelato a due gusti su di un cono, e il fatto era che non avrebbe mai potuto renderle meno dolci di così.




AMY LANE è madre di quattro figli ed è una lavoratrice a maglia compulsiva, che scrive perché non riesce a zittire le voci che ha in testa. Adora i gatti, i chihuahua, fare calzini e gli uomini sexy. Odia le tarme, le lettiere dei gatti e gli imbranati ottusi. È difficile trovarla a cucinare, pulire o a svolgere faccende domestiche, ma la potrete sorprendere mentre prepara coi ferri set di emergenza con cappello/coperta/paio di calzini, per qualsiasi occasione o a volte senza motivo. 
Scrive nella doccia, in palestra, mentre scarrozza i figli a calcio/danza/ginnastica/musica e ha imparato a scrivere sulla tastiera veloce come il vento. Vive in una casa cadente infestata dai ragni, in un quartiere fatiscente, e conta sul suo adorato Mate per tenerla ancorata alla realtà – lui ci riesce, perfino assicurandosi che il suo cellulare non si scarichi. È sposata da oltre vent’anni: crede ancora nel Vero Amore, con la V maiuscola e la A maiuscola, e non vede alcun motivo per cambiare idea.

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