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venerdì 10 giugno 2016

LA MOGLIE BUGIARDA di Susan Crawford


Dana Catrell pensava di sapere tutto della sua vicina Celia: nel quartiere elegante dove vivono, nella sonnolenta provincia americana, sembrano non esserci segreti e tutti conoscono tutti. Fino al giorno in cui Celia viene trovata morta in casa sua, uccisa con un vaso molto pesante. Lo stesso giorno in cui Dana ha passato l’intero pomeriggio a casa della povera Celia, bevendo decisamente un po’ troppo. Celia doveva confidarle un segreto, per questo l’aveva chiamata. Un segreto che ora Dana, per colpa dell’alcol e degli psicofarmaci di cui spesso fa uso per tenere a bada l’ansia, non riesce a ricordare. Ma quando il detective Jack Moss comincia a indagare, quella memoria che non torna diventerà la cosa più importante, se Dana non vuole essere la sospettata numero uno. Peccato che suo marito Peter non l’aiuti affatto: specie quando Dana trova nel suo telefono un numero registrato come «C.», che risponde alla segreteria telefonica di Celia… Incerta se credere alla propria, inaffidabile mente, al suo istinto, o ai sospetti che si fanno strada dentro di lei, Dana cercherà di ritrovare la verità di quel pomeriggio, e quel segreto che Celia doveva confidarle: sapendo che ciò che scoprirà potrebbe rovinare per sempre la sua vita. E il suo matrimonio.

La calma della residenziale Ashby Lane viene sconvolta dal ritrovamento del cadavere di Celia Steinauser, uccisa nella propria casa. Dana Catrall, la sua vicina, è l’ultima ad averle parlato e ad averla vista viva. Quel pomeriggio, infatti, poco prima che l’efferato delitto venisse perpetrato, Celia l’aveva chiamata per renderla partecipe di un dramma che la riguardava da vicino. Le aveva mostrato una foto, scattata dal suo cellulare che ritraeva Peter, il marito di Dana, in compagnia di un’altra donna. La rivelazione aveva colpito Dana come un fulmine a ciel sereno. Lo choc era diventato quasi insopportabile dopo la scoperta che tra le amanti di Peter ci fosse proprio Celia. Che il suo non fosse un matrimonio felice, per Dana non era una novità. Da molto infatti, il rapporto con il marito, avvocato di successo, assomigliava più a una relazione di convenienza che ad un vero e proprio idillio.

Dopo la rivelazione, le due donne trovano conforto nell’alcol. Ciò che è accaduto in seguito è un mistero, avvolto nel buio totale della mente di Dana. Cosa è successo? Come è tornata a casa?
Tante sono le domande cui la nostra eroina non riesce a trovare una risposta. Ha solo una certezza, la foto sul cellulare di Celia. La situazione si complica quando Dana decide di affrontare il marito.
Che sia lui l’assassino? Ma Peter non si lascia intimorire, non solo minimizzerà la cosa, come suo solito, ma farà di tutto per convincere la moglie che le sue accuse non sono altro che farneticazioni dettate della sua mente malata.

Non sono le grandi mancanze di Peter a farle venir voglia di lasciarlo; sono quelle piccole cose, come infilarla in tasca nel bel mezzo di una conversazione, quei gesti sminuenti, umilianti, che la fanno sentire rilevante quanto uno starnuto.

È sempre la stessa storia! Lei però non demorde, deve sapere e soprattutto vuole ricordare. È disposta a tutto, anche ad infrangere la legge, pur di scoprire la verità. Ma, ahimè, l’impresa si presenta più difficile del previsto. Decisa a risolvere il mistero a tutti i costi e potendo contare solo sulle proprie forze, Dana comincia a indagare ma le risposte controverse che ottiene, finiscono per confonderla di più. La tela che Peter le costruisce intorno non fa altro che aumentare in lei l’insicurezza. I dubbi crescono così come la certezza di essere proprio lei l’assassina di Celia.
Soffrendo di esaurimento da sempre, Dana alterna momenti di lucidità ad altri in cui sembra perdere la ragione, ed è proprio in uno di questi che, presa dallo sconforto, tenta il suicidio.

Sa che il tempo stringe. Sta correndo verso l’abisso- un muro di mattoni- e a quel punto non sarà più in grado di capire che le serve aiuto. Non gliene fregherà proprio niente.

Quando il detective Jack Moss, incaricato di risolvere il caso, conoscerà Dana, rimarrà affascinato dalla personalità instabile della donna. Nonostante questo, però, porterà avanti il lavoro senza tralasciare alcun indizio.

«Le donne sono strane» commenta Jack chinando la testa per leggere il fascicolo, «Misteriose.»

E di misteri, l’affascinante detective ne troverà a iosa e alla fine di un lavoro meticoloso e preciso, arriverà a scoprire il vero omicida.
La storia, raccontata secondo il POV di Dana e Jack, ha tutte le carte in regola per essere considerato un giallo di successo. I personaggi sono vari e ben descritti; ognuno di loro incarna bene una caratteristica che lo accompagna fino alla fine. Così abbiamo Dana, dal modo di fare discontinuo; Peter, con la sua elegante indifferenza; Kile, il figlio di Jack, con il suo essere sfuggente; Jack ossessionato dalla solitudine e il desiderio di capire l’universo femminile;

Le donne hanno la capacità di prendere un fatto reale, concreto, e tirarlo e strattonarlo in ogni direzione fino a trasformarlo in un filo di fumo, una foschia estiva, uno spettro che incombe accanto al letto o resta dietro la porta della cucina. Gli uomini sono diversi: affrontano le cose a viso aperto, poi se la scrollano di dosso e vanno avanti con le loro vite.

Rimasto solo per la seconda volta, dopo un matrimonio fallito, e con una condizione familiare disastrosa (ha perso un figlio e l’altro non gli rivolge la parola), Jack annega il suo fallimento gettandosi anima e corpo nel lavoro.

A prescindere da come si sente, il lavoro sarà sempre pronto ad accoglierlo, a qualsiasi ora del giorno e della notte come un’amante devota.
Attento ad ogni minimo dettaglio, sarà in grado di arrivare alla verità ma il cammino gli riserverà molte sorprese.
Come in ogni buon thriller che si rispetti, anche qui la realtà non è come sembra. Il dubbio s’insinua in ogni anfratto, parola o pensiero e i personaggi diventano sfuggenti. Quando si pensa di aver capito tutto, le cose cambiano in un batter d’occhio. Basta un piccolo oggetto ritrovato, una parola o un atteggiamento per rimettere tutto in gioco. E quello che un attimo prima sembra definitivo, subito dopo perde di valore. Le condizioni atmosferiche, infine, giocano un ruolo importante al pari delle descrizioni dei personaggi. La presenza costante della pioggia nei momenti topici del racconto favorisce la suspense. La storia aumenta d’intensità man mano che ci si avvicina all’epilogo, come è ovvio, e lo fa attraverso un’escalation di emozioni e di colpi di scena che tengono il lettore ancorato al libro fino alla fine.

Se vi piace il genere, non rimarrete insoddisfatti.


Susan Crawford è nata in Florida, ma ha vissuto a lungo a New York per poi trasferirsi ad Atlanta. Questo è il suo primo romanzo, che HarperCollins si è aggiudicato per una cifra a sei zero in America facendone un bestseller, ed è in corso di traduzione in Francia, Germania, Spagna e Olanda.


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