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lunedì 25 maggio 2020

DRAGAN di Summer Lee



Amity capì quanto Dragan fosse pericoloso. Non cattivo. Pe-ri-co-lo-so. Pericolose sono le corse in moto, i salti nel vuoto, le nuotate tra le rapide, l’adrenalina e la paura, l’eccitazione e il tormento.

Dragan è un ex marine reduce da un attentato terroristico in Afghanistan che gli ha causato una perdita parziale della memoria.

Amity è una violoncellista che ha lasciato Londra per allontanarsi da una famiglia opprimente e trovare la propria strada.

Una serie di circostanze li costringe a vivere nella stessa casa per un periodo: la convivenza forzata, costellata di battibecchi e imprevista attrazione, li avvicina sempre di più, rivelando profonde affinità e dolorosi segreti.

Quale alchimia può nascere fra un ex soldato rude, sarcastico, che non vuole legami e una sensibile musicista che crede ancora nell'amore?

Dragan è un ex marine in congedo dopo un attentato che gli ha fatto perdere parzialmente la memoria. Non ha mai avuto un carattere facile, ma rimpiange di aver commesso una follia come arruolarsi non appena finito il liceo. Inutile guardare al passato con astio, non si può cambiare quello che è già stato e il suo brutto muso lo riserva al fratello Stepan e ai frequentatori della sua palestra, la Keller’s Gym. È una di quelle persone da cui tenersi alla larga a causa di una mancata sensibilità e di un filtro bocca – cervello totalmente assente. Peccato che Amity non sia dello stesso avviso. Lei è una giovane violoncellista costretta ad abbandonare gli abiti castigati per quelli più osé quando lavora al Disharmony, negozio di musica di Ida che nel giro di poco è diventata la sua più cara amica. Amity non ha mai avuto una vita facile e le presenta ancora una volta il conto: necessita di un posto dove andare. Per una serie di strane circostanze si vedrà costretta a dividere il tetto proprio con Dragan, e il loro rapporto subisce un’impennata: battibeccano, si insultano, si mandano al diavolo, si cercano e si chiedono scusa. Eppure c’è qualcosa di strano che spinge l’uno a confidarsi con l’altra, facendo emergere quelle storie che entrambi stavano cercando di seppellire. Ma Dragan è davvero l’uomo giusto per Amity?

Sono cresciuto in Florida e dovrei sapere come affrontare la furia di un uragano, eppure non ero pronto all’uragano che ha portato Amity nella mia vita.

Ammetto di essere stata attratta da questa storia, un po’ dalla cover e un po’ dai commenti che avevo sentito in giro. Poi un’amica ha deciso di regalarmelo dicendo che poche storie l’avevano colpita e che questa era una di quelle da leggere. Ho iniziato così questo viaggio alla scoperta di questi due protagonisti che sono esattamente gli opposti.
Dragan è per metà bosniaco. Ha sempre fatto fatica a integrarsi fin da quando era piccolo e il suo carattere non ha facilitato le amicizie. Al liceo aveva solo un’unica convinzione: arruolarsi nei Marines. Dopo 8 anni rimpiange di averlo fatto, il suo corpo ne porta i segni, le sue divise odorano di sangue e morte, e l’unica cosa che lo tiene in vita è l’amore per la propria famiglia. Torna in Florida dopo un lungo periodo di riabilitazione in seguito a un attentato terroristico durante una missione. Il colpo ha danneggiato la sua memoria, strappandogli i ricordi degli ultimi 8 anni. Il suo carattere scostante peggiora ulteriormente, perché non vuole essere compatito e che altre persone lo guardino con occhi pieni di pietà. Vive una situazione di stress post traumatico ed Eragon, il cane che ha adottato, sembra essere la medicina dei suoi problemi ma, purtroppo, gli incubi sembrano non volerlo abbandonare.

Amity butta giù un sorso di cioccolata calda, i suoi occhi sono una tempesta di cose. Di emozioni che non so interpretare. «Hai paura della morte?» mi domanda di nuovo.
«Ho paura della vita.»

Amity è il suo esatto contrario. Nonostante la vita le abbia tolto la madre quando era ancora una bambina, è riuscita ad andare avanti con le sue sole forze. Ha ingoiato rospi, si è sempre sentita in difetto nei confronti di tutti come se lei non fosse abbastanza. Ha lasciato l’uggiosa Londra e a inseguito il sogno americano. È atterrata a New York dove ha lavorato come segretaria, e si è spostata in altri posti facendo nuove esperienze, ma non fermandosi mai a lungo perché non sentiva di essere ancora a casa. In Florida ha avuto modo di conoscere Ida e Stepan e, anche se la vita l’aveva sempre presa a calci in faccia, lei non ha mai perso il sorriso o la speranza, portando luce laddove vi erano le tenebre. Il violoncello è l’unica cosa che ha di più caro e che le ricorda la madre musicista, morta prematuramente. Ha una personalità debole e forte allo stesso tempo, una forza incredibile che cela agli occhi di tutti, ma non a Dragan che riesce a vederla al di là di ogni cosa.
Il loro rapporto è unico, pieno di parole non dette e di frasi urlate con gli occhi. Lui scappa da quel sentimento a cui non sa dare un nome, ha paura che questo potrebbe renderlo fragile; lei invece crede nell’amore, in quell’amore che ti fa toccare il cielo con un dito. Due anime unite dalla musica. Lei suona per vivere, lui ascolta per spegnere i pensieri.

«Io voglio qualcuno che, se sono giù di morale, mi prenda per mano e mi accarezzi i capelli. Qualcuno con cui condividere il letto, non soltanto per… Voglio qualcuno che sappia come mangio la pizza e quanto zucchero metto nel tè delle cinque. Voglio un uomo che ci sia con tutte le sue imperfezioni, che si interessi a me, che mi pensi, mi scuota, mi...»
«Che ti?»
«Che mi faccia sentire a casa.»

La storia di Dragan ed Amity è una di quelle da leggere almeno una volta nella vita. È bello poter
saggiare con mano la crescita di due protagonisti, di come siano riusciti ad affrontare le loro debolezze e le loro paure, di come abbiano deciso di aprirsi e rendere l’altro custode del proprio passato. È stato come assistere all’evoluzione di un rapporto di due amici a te cari, e contenta di vedere come entrambi abbiano ceduto davanti all’amore.
Tra le pagine di questo romanzo ho trovato una bella storia, peccato per l'editing poco curato, per non dire assente, le eccessive ripetizioni a volte forzate come se i protagonisti stessi volessero inculcare i loro stessi pensieri al lettore, e l’uso alternato della prima (pov di lui) e della terza persona (pov di lei). Avrei voluto leggere di più su di loro, di più su questa loro complicità, di più sulla paura di Amity di esibirsi in pubblico e di come affrontava questo suo demone. Ho trovato il finale troppo affrettato e anche quasi scontato. Sono però contenta di come l’autrice ha saputo gestire un protagonista maschile difficile come Dragan e vorrei chiederle dove posso trovarlo perché mi piacerebbe tanto prendere lezioni di bosniaco.



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