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venerdì 21 aprile 2017

Lezioni di ballo di R. Cooper


Chico vive da due anni una relazione che lo consuma con un uomo prepotente. Quando il suo ragazzo gli rivela che sta vedendo qualcun altro, a Chico non resta altra scelta che trasferirsi sopra il garage del cugino in un piccolo paese tra i boschi di sequoie. Qui tira avanti svogliatamente. Per farlo uscire, il cugino lo spinge a offrirsi come volontario per aiutare con lo spettacolo annuale della scuola di danza del posto.

Chico non si aspetta di finire a una lezione di ballo o di iniziare a sentirsi di nuovo vivo tra le braccia del suo maestro. Rafael, il figlio del proprietario della scuola, è stato un ballerino di talento, ma ora ama insegnare. Sebbene Chico ne sia attratto, ha paura di avvicinarlo. Rafael, però, è determinato, e a Chico basterà un solo ballo per capire che ha ancora qualcosa da imparare.
Con questa storia dolce, ma dal retrogusto amaro, veniamo portati in un paesino tra le sequoie della California dove però si trova una famosa scuola di ballo.
Chico (mi raccomando la giusta pronuncia, alla portoghese, è Sciiico) è depresso, non crede più in se stesso e il suo ex gli ha instillato mille paranoie. Non è un ragazzo spezzato, ma sicuramente è in una fase della vita in cui fa fatica a tirare avanti e a pensare a costruirsi un nuovo futuro.
Rafael, che conosciamo solo attraverso il suo interagire con Chico in quanto tutta la storia è narrata dal suo pov, è invece un uomo realizzato e sicuro di sé che ha trovato il proprio posto nel mondo. L’unica cosa che gli manca è avere qualcuno con cui condividere i piccoli piaceri della vita.
Il racconto è semplice e scorrevole, ma a mio avviso si sarebbe potuto sviluppare di più. Rafael rimane piuttosto piatto come personaggio, manca di spessore. Il cugino di Chico, Davi, è relegato sullo sfondo. Di lui si dice che è transgender, ma non si va a fondo alla cosa, poi i due parlano sempre di ragazzi, ma viene poi accennato che ha una cotta per una ragazza. Insomma particolari che avrebbero permesso di conoscere meglio un personaggio che fa tanto per Chico.
Ad ogni modo la storia è carina e fa trascorrere piacevolmente qualche ora trasportando il lettore anche nel magico mondo del balletto, con le sue storie tristi ed emozionanti.

Il suo sorriso era come caffè alla cannella. La gente probabilmente prendeva quelle lezioni solo per vedere quel sorriso. In un’altra vita, Chico avrebbe potuto essere uno di loro. Prima di John, magari, o forse ci sarebbe riuscito in un prossimo futuro, quando non si fosse più sentito così a pezzi da riuscire a malapena a vestirsi per andare al lavoro.


“Ancora non riesci a capire. Se non mi desideri, è una cosa. Ma se mi facessi capire che hai solo bisogno di tempo, aspetterei per vedere come andrà. Perché credo che insieme staremmo bene.”
Chico era capitato in una grande storia, ma doveva essere un errore. Nessuno diceva certe cose e, se lo facevano, non le dicevano a lui. Non era una favola. Mise ancora le mani sul viso di Rafael e le tirò via quando non vide alcun sorriso. “Ma io sono solo Chico.”

Inventare storie è il mestiere di R. COOPER. La cosa difficile è che riesca realmente a scriverle. Il suo sogno è, un giorno, di possedere una vecchia casa bizzarra in stile vittoriano con botole, passaggi segreti e cataste di libri. Lì potrebbe scrivere, mangiare formaggio e avere tanti animali domestici. (Cani e gatti siete i benvenuti). Nel frattempo, almeno, ha comunque la sua scrittura, il formaggio e gli animali domestici.


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