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venerdì 20 luglio 2018

In un battibaleno di Damon Suede


In un battibaleno: l’amore non aspetta.

Patch Hastle è cresciuto in tutta fretta: scappato a gambe levate dal paesello del Texas orientale che gli ha dato i natali, s’è fatto una vita a New York come modello e DJ e non s’è mai voltato indietro. Anche quando i suoi vengono improvvisamente a mancare, il ragazzo torna a casa con l’intenzione di sbolognare la fattoria al primo magnate del petrolio che passa e far fagotto più veloce della luce. Peccato che il testamento metta le redini in mano al miglior amico di suo padre, nonché peggior nemico di Patch.
Tucker Biggs ha finito di andare a spasso per rodei: ha messo radici ed è diventato il guardiano-bracciante della fattoria degli Hastle. Sa bene che Patch lo detesta, ma quando il ragazzo ricompare in versione adulta, bello da impazzire, Tucker finisce per trasformare la rimpatriata in una bella lezione sull’esperienza e sui desideri.
È un bel gioco se dura poco, e sia Patch che Tucker sanno già che questo finirà in un battibaleno: appena venduta la fattoria se ne andranno ciascuno per la sua strada e tanti saluti. Purtroppo, però, a ogni secondo che passa le corde che legano il cittadino tutto in tiro e il bifolco dai jeans consunti si stringono sempre di più… E se non vogliono farsi disarcionare, dovranno entrambi capire cos’è che conta davvero, e dovranno farlo alla svelta.
Premetto di non essere tra le fan adoranti di “Testa calda”, l’unica altra opera di questo autore tradotta fino ad ora. Certo, mi era piaciuta la storia di Dante e Griff, ma non mi aveva travolta di emozioni. Lo stesso vale per questo libro. La scrittura è fluida e anche la buonissima traduzione rende bene la parlata texana un po’ da zotico di campagna. A mio parere, però, viene lasciato troppo, troppo spazio alla componente sessuale della storia rispetto al resto. Direi che piuttosto di romance entriamo nel campo dell’erotico, viste le lunghissime scene sessuali ricche di dettagli e dirty talk, a scapito di un maggiore approfondimento della trama e dello spessore psicologico dei personaggi. Vengono accennati diversi episodi del passato dei protagonisti, ma inseriti piuttosto a caso e non spiegati per intero, il che porta ad un nebuloso background.
Le vicende sono narrate solo dal pov di Patch il che penalizza molto il personaggio di Tucker che avrebbe molto da dire, ma che conosciamo solo in funzione di Patch. Ne emerge un uomo che nella vita ha combinato ben poco, dalla parlata sgrammaticata ed idee “cool e scialle” sullo scoparsi gli uomini, un uomo semplice senza grandi ambizioni. Sarebbe stato interessante conoscerlo meglio, scavare un po’ di più nel suo passato, non fermarsi a piccoli aneddoti sulla sua infanzia dura o sulle donne che si è portato a letto.
Patch, d’altronde è solo un ragazzo di ventidue anni, scappato di casa a sedici e passato dalla campagna texana alle luci di NY. I suoi ricordi di Tucker stridono fortemente con la persona che si ritrova davanti quando torna a casa per seppellire i genitori. I viaggi mentali che si fa e il suo dover affrontare la realtà della vita rappresentano il succo della storia dell’intero libro. Anche il finale, mi è parso troppo veloce, quel “Ti amo” decisamente non spiegato abbastanza, troppo da fulmine a ciel sereno.
Insomma, mi spiace dirlo, ma mi aspettavo di più. L’ho detto d’un fiato perché comunque la lettura è scorrevole e anche piacevole, ma, a tratti, decisamente troppo rude e volgare. Dopo “Testa calda”, tra l’altro Patch va a fare il DJ ad un party organizzato da HotHead.com, forse avrei dovuto essere più preparata allo stile di questo autore, ma non mi ha convinta del tutto.


“Sono solo un uomo, Patch. Sono sicuro che lo vedi anche tu. Sono uno zuccone e non c’ho prospettive.
Qualsiasi stronzata t’immagini di me, è impossibile che sia all’altezza. Sono solo un vecchio svitato buono a governare le vacche. Nessuno mi dà del signore.”

“E poi arrivi te tipo un uragano.” Batté le palpebre. “Mi prendi e mi trascini via, mi fai girare come una trottola. Mi fai felice, più felice di quanto sono mai stato. Che posso fare se non tenermi stretto finché dura?
Lo sapevo che alla prima occasione avresti levato le tende, in un battibaleno, e chi s’è visto s’è visto. Me l’hai detto tu stesso.”

“Oh, figliolo. L’amore non serve mica a renderci felici.” Janet si scostò e gli ravviò i capelli scompigliati.
“Serve a farci a pezzi, a cambiarci di brutto. A insegnarci quanto in là possiamo spingerci prima di crollare. È come il sole. Fa crescere le cose, ma se vuole ti brucia il culo.”

Damon Suede è cresciuto da gay dichiarato nel buco del culo dell’America conservatrice, ed è scappato appena maggiorenne. Ha vissuto dappertutto, s’è guadagnato il pane come modello, fattorino, promoter, programmatore, scultore, cantante, spogliarellista, contabile, barista, tecnico, insegnante, regista… ma è con la scrittura che è sempre andato a nozze. Da quindici anni sta con l’uomo più nobile, più affettuoso, più bello, più diabolico e più spassoso della terra intera.
Fiero di essere membro dell’associazione Romance Writer of America, Damon al momento siede nel
direttivo nazionale. Pur essendo nuovo al mondo della narrativa romantica, scrive da oltre vent’anni per l’editoria, il teatro e la tv, cosa molto meno prestigiosa di quanto si pensi. Ha vinto qualche premio, ma ha ben altro di cui vantarsi: amici straordinari, una famiglia di pazzi, un marito splendido, fan fedelissimi, e la sua Musa, seducente quanto severa, che continua anno dopo anno a mormorargli all’orecchio.

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