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venerdì 15 giugno 2018

L'INFINITO TRA ME E TE di Mariana Zapata



Vanessa Mazur sa che sta facendo la cosa giusta. Non ha alcuna intenzione di sentirsi in colpa per aver mollato. Il lavoro di assistente tuttofare di Aiden Graves è sempre stato un impiego temporaneo. Lei ha altri piani per il futuro, ha delle ambizioni, e di certo non comprendono il ruolo di fatina personale di una star del football. E allora perché quando Aiden si presenta alla sua porta, pregandola di ripensarci, Vanessa esita? Per due anni, l’uomo che le televisioni chiamano “il Muro di Winnipeg” è stato il suo incubo: neanche un buongiorno al mattino, o un sorriso il giorno del suo compleanno. Era talmente concentrato sullo sport che sembrava non accorgersi nemmeno di chi o cosa lo circondasse. Cos’è cambiato, allora? Quello che Aiden chiede, per Vanessa è semplicemente incomprensibile. Dopo il modo in cui è stata trattata, lei desidera solo dedicarsi alla sua vera passione, il design, e lasciarsi alle spalle l’indifferenza. La perseveranza di Aiden sarà in grado di farle cambiare idea? In questo genere di partite, segnare un punto richiede pazienza, gioco di squadra e una buona dose di determinazione.
ALT, FERMI TUTTI: mi sono innamorata.

Immagino che tutte voi conosciate quella sensazione che vi prende quando, sin dalle prime pagine, capite di non poter posare un libro finché non l’avrete finito. 
Ecco, L’infinito tra me e te è uno di quei libri che ti fanno fare le due di notte senza che tu te ne accorga.
Uno di quelli che alla fine ti fa sospirare. 
Andrò per gradi e cercherò di frenare l’entusiasmo, giuro!

Prima o poi l’avrei ammazzato. Un giorno. Dopo essermi licenziata, così nessuno avrebbe sospettato di me. «Aiden», brontolai, anche se sapevo che non serviva a niente. Brontolare mi avrebbe solo fatto guadagnare l’Occhiata – quella famigerata espressione altezzosa che in passato era valsa a Aiden più di una rissa.

Dunque, Vanessa è una tosta e questo mi piace da morire. Hai i capelli multicor, nel senso che una volta sono turchesi, l’altra rosa chiaro, ma credo che il colore naturale sia il castano. Porta gli occhiali e ama il disegno. Ha qualche problemino di gestione della rabbia – dovuto ad un’adolescenza tormentata da una madre alcolista e da sorelle (soprattutto una) sociopatiche – che viene risolto contando fino a dieci. La mia nuova eroina è assistente/tuttofare/lavandaia/piccola fiammiferaia di un troglodita, zotico, asociale che tutti chiamano Il muro di Winnipeg (città di nascita in Canada). Il tre volte proclamato difensore dell’anno dalla lega di football nazionale, defensive end dei Threee Hundreds, la squadra di Dallas: signore e signori, AIDEN GRAVES (*inserire qui standing ovation*).
Non credo che si rendesse davvero conto della pazienza che avevo mostrato nei suoi confronti negli ultimi due anni. Un’altra persona di certo l’avrebbe già accoltellato nel sonno. Almeno io, quando elaboravo piani per ucciderlo, di solito consideravo metodi indolore. Di solito.

Quando due anni prima aveva accettato quel lavoro, superando colloqui che le prove di ammissione alla Julliard o i controlli agli aeroporti – ma sì, quelli che fanno vedere in tv – sono un viaggio a Disneyland, non immaginava di avere a che fare con un orso del genere. Nonostante tutto però, aveva sempre risposto con gentilezza ed educazione al silenzio e alla maleducazione di Aiden, finché un bel giorno, stanca di essere trattata come se non esistesse, gli mostra il dito medio e gli urla di meritare di meglio. Perché questo passo, a parte l’evidente crollo psicotico? Vanessa è riuscita nel suo intento: mettere da parte un anno di stipendio per vivere tranquilla e avviare la sua attività di graphic designer.
Ma io so bene che voi volete sapere di Aiden. 
Buongustaie. 
Aiden… Beh, Aiden è: 

Alto un metro e novantacinque (quasi novantasei) per centoventisette chili quando non giocava, con una prestanza fisica che lo faceva assomigliare più a un eroe mitologico che al mortale medio, Aiden era una belva anche con tutti i vestiti addosso. Non aveva muscoli decorativi. Era enorme e basta. Ovunque.

Ed è: 

In pratica era un’anomalia; un’anomalia canadese che giocava a football e seguiva uno stile di vita a base vegetale – non gli piaceva definirsi vegano – ed era stranamente proporzionata in tutte le sue parti e così bella che forse in un paio di occasioni avevo ringraziato Dio per avermi dato gli occhi.

Ora mi fermo perché vorrei copia-incollarvi l’intero libro ma credo violerei qualche piccola legge o cose del genere, quindi siete OBBLIGATE a comprarlo e leggerlo se volete sapere di più. Soprattutto perché finora siamo solo al capitolo 4.
Cosa succede dopo?
Questo:

Mi guardò fisso negli occhi e disse: «Ti rivoglio con me». 
Era un sogno. No, probabilmente non era quella la parola più adeguata. 
Incubo? Allucinazione, forse?

E questo:

«Sposami». 
«Cosa?». 
Ero sicurissima che mi fosse uscito in tono sorpreso e maleducato. Si era drogato. Cazzo, era strafatto. 
«Sposami», ripeté, come se non l’avessi sentito.

Ora basta, avevo promesso! Ma come farvi capire a parole cos’è questo libro? Impossibile! 
Mi ha catturata sin dalle prime righe e vi garantisco che era da un po’ che nessun libro mi faceva questo effetto, per questo ne sono piacevolmente sorpresa e ho difficoltà a contenere l’entusiasmo e l’eccitazione. 
Potessi dare più di 5 stelline lo farei, fidatevi. 
Lo so che avete mille domande. Perché Aiden chiede a Vanessa di sposarlo? Potrà Vanessa rifiutare un’offerta pazzesca che eliminerà il peso di molte preoccupazioni? Chi è Zac? Perché a Vanessa fa male il ginocchio? Come mai Susie è una sociopatica? Quel viscidone di Christian smetterà di dar fastidio a Vanessa? Come sarà il primo Natale insieme? Che sapore avrà il primo bacio e, soprattutto, ci sarà mai un primo bacio?
Per tutte queste domande e altre ancora vi invito a leggere L’infinito tra me e te o a chiedere direttamente alla Zapata, che incontrerà le lettrici al RARE di Roma il 23 giugno.
Ora arriviamo alle cose importanti: io non ho mai letto nulla della Zapata e, anzi, credo che questo sia il suo primo lavoro pubblicato in Italia.  Detto ciò, se amate i libri in cui scoppia immediatamente la passione e dopo trenta pagine hanno già fornicato settecentosessanta volte, prendete L’infinito tra me e te e poggiatelo da un’altra parte: non è il libro per voi. Se invece – e qui sta, credo, la bravura dell’autrice – amate le storie in cui il percorso è più vero, naturale, verosimile, graduale, allora è ciò che vi serve per passare qualche ora immerse in una favola. È un libro a cui non manca davvero nulla: è divertente, spontaneo, sensuale (anche se l’attenderete per molti capitoli, diciamo pure 30), romantico e autoconclusivo! Il punto di vista è quello di Vanessa ed è bellissimo vedere attraverso i suoi occhi l’evoluzione di un qualcosa che doveva essere solo un accordo vantaggioso per le parti. 
Shhhh, ho detto troppo! Ok, ok, un ultimo estratto:

Era bellissimo. Non c’erano altre parole per descriverlo. Era come un doppio arcobaleno. Meglio di un doppio arcobaleno. Ero sbalordita. Inchiodata in quel punto preciso per sempre. Non che i suoi lineamenti si addolcissero proprio, ma il modo in cui tutto il suo viso si illuminava… Mi toccai la bocca per assicurarmi che fosse chiusa e non spalancata.

Buona lettura Cosmo! A presto.


Mariana Zapata ha cominciato a scrivere storie d’amore praticamente il giorno stesso in cui ha imparato a scrivere. Quando era bambina rubava i libri dalla libreria di sua zia, sicuramente ancora prima di capirne il senso. È nata in Texas ma vive in Colorado con suo marito e due alani giganteschi, Dorian e Kaiser. Arriva per la prima volta in Italia con L’infinito tra me e te, edito dalla Newton Compton.


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