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martedì 23 ottobre 2018

LA COLLEZIONISTA DI MERAVIGLIE di Valentina Cebeni



Una bottega che raccoglie oggetti dimenticati.
Due antichi orologi con una storia da raccontare.
Solo una ragazza può rivelarla

Dafne è solo una bambina quando, in un vecchio baule di casa, trova una spazzola d’argento. È così brillante che non riesce a distogliere lo sguardo. Quando la prende in mano le appare una donna che, seduta davanti a uno specchio, si spazzola la lunga chioma bruna. È così che scopre di avere un dono straordinario: le basta sfiorare oggetti antichi per vedere la storia dei loro proprietari. Da allora sono passati anni, in cui ha cercato di ignorare questa capacità, che le parla di un passato che ha fatto di tutto per dimenticare. Ma ora che la sua vita non la soddisfa più, non può fare finta di niente: deve tornare a Torralta, dove tutto è cominciato. Solo lì potrà sperare in un nuovo inizio. Ad aspettarla c’è la bottega antiquaria di nonno Levante. Appena vi mette piede, si rivede bambina mentre corre tra gli scatoloni ingombri di chincaglierie di ogni genere. E soprattutto ritrova il familiare odore di polvere e vernice. Troppo familiare per non farle venir voglia di riaprire il negozio e riportarlo all’antico splendore. Con l’aiuto dell’amorevole nonna Clelia e di Milan, un insolito collaboratore che ha trovato rifugio proprio nel negozio vuoto, Dafne trasforma la bottega in un ospedale per oggetti dimenticati, dando loro nuova vita. Ma un giorno, tra gli scaffali polverosi, si imbatte in un vecchio orologio da taschino che le parla di una coppia e del loro amore contrastato. Dafne non sa a chi sia appartenuto, né per quale motivo sua nonna ne conservi uno identico. Sente però che, in qualche modo, quell’orologio ha a che fare con la sua famiglia e con il dono che è tornato a farle visita. Per questo, è pronta a scoprire la verità sul mistero che lo avvolge. Perché solo così, ascoltando ciò che il passato ha da dirle, potrà ritrovare sé stessa.
“In questo laboratorio si curano gli oggetti dimenticati, rotti. Quelli che la gente butterebbe ma non lo fa perché vi è troppo legata. Si dona loro una seconda vita, un punto di partenza per costruire nuovi ricordi, perché non vada tutto perduto.”

Con una trama come questa e una cover praticamente perfetta, chi non si sarebbe fatto attrarre da questo libro?

La storia raccontata dalla Cebeni è qualcosa di sublime. Dafne, in seguito a un evento doloroso, decide di cambiare vita e di tornare alle origini. Lascia infatti la città a favore di Torralta, un paesino suggestivo dove ha vissuto la sua infanzia con gli adorati nonni, e decide di portare avanti l’attività di nonno Levante, per onorarne la memoria e metterne in pratica gli insegnamenti che non ha dimenticato. Ed ecco che la bottega delle “meraviglie” torna alla luce e allo stesso tempo Dafne inizia a riprendere anche un po’ il controllo della propria vita. Galeotto è anche l’incontro con Milan, un uomo tormentato e riservato che aiuta la protagonista nel suo progetto e, in punta di piedi, entra nella sua vita.

“I sentimenti, angelo mio, sono quanto di più prezioso abbiamo, e spesso li affidiamo a degli oggetti; che si tratti di una lettera, di una poesia o di un fiore appassito, poco importa: non è il valore economico dell’oggetto a renderlo prezioso, quanto i sentimenti che esso rappresenta, che custodisce. È così che l’oggetto stesso smette di essere tale e diventa una particella d’amore, di magia. Il mio compito è quello di raccogliere tutto questo amore e ridistribuirlo.”

Lo scopo della bottega di Dafne è quello di accogliere, come una sorta di ospedale, oggetti antichi che per i loro possessori hanno un grande valore affettivo e dar loro una nuova vita, un nuovo utilizzo, senza sporcare il ricordo a esso legato. Ecco che una cassettiera diventa una fioriera, una porta una testata del letto, una vasca una poltrona e così via.

La cosa straordinaria, e diciamo anche il motivo principale per cui ho deciso di leggere questa storia, è l’elemento magico costituito dal dono di Dafne: toccando gli oggetti riesce a entrare in contatto con la persona cui l’oggetto era appartenuto. Ed è proprio grazie a questo dono e a una coppia di orologi da taschino gemelli che verrete proiettati nel passato, in una storia d’amore dolce e tormentata, un destino che dal passato fa sentire i suoi effetti sul presente.

Un romanzo corposo, questo, sul quale avevo delle altissime aspettative poiché rientra a pieno titolo nel genere di storie in cui mi piace perdermi, tra passato e presente. In effetti è stato così, mi sono persa in questa bellissima storia, mi sono immedesimata in Dafne, ho adorato il suo dono e la sua decisione di non nasconderlo e di non averne paura. Per non parlare del suo coraggio di riprendere in mano la sua vita e rimettersi in gioco, nonostante la paura e le difficoltà. È una donna indipendente e forte, capace, grazie al suo dono, di andare oltre le apparenze e scoprire che anche nelle piccole cose si nascondono i tesori più grandi. Il personaggio di Milan mi è piaciuto un po’ meno, non ho condiviso alcune sue scelte, il suo continuo scappare davanti alle situazioni, il suo lanciare il sasso per poi nascondere la mano.

“E se il destino non esistesse?”
“Le coincidenze non esistono … il destino esiste eccome, invece, niente è dovuto al caso. Niente, ricordatelo, Dafne: le persone non attraversano la vita altrui senza una ragione. Sono sempre portatrici di significati nascosti, da scoprire indagando nel buio della propria anima.”


Ho adorato tutti i personaggi che hanno fatto da contorno ai due principali, tutti ben delineati, le descrizioni del paesino molto evocative, il tutto condito da uno stile di scrittura delicato, ricercato ed elegante. Ma, purtroppo, l’ho trovato poco scorrevole, vuoi per la presenza di numerose e minuziose descrizioni, vuoi per lo stile, ma la storia in alcuni punti fa fatica ad andare avanti, quando sembra che si stia muovendo di un passo, ecco che si ferma di nuovo, e questo, al di là del numero consistente di pagine, ha rallentato parecchio la mia lettura. L’ho trovato poco dinamico e quando si arriva finalmente al dunque, ecco che il libro è finito. Questa è, a parer mio, l’unica nota negativa del  romanzo in questione.

Non avevo mai letto nulla di Valentina Cebeni e la sua storia di seconde possibilità (non solo per gli oggetti) dettate dal destino è davvero bella, unica e merita di essere letta.

“Ewig dein, ewig mein, ewig uns”

(Eterni tuoi, per sempre miei, per sempre noi)

Il passato non vuole essere dimenticato, si insinua ovunque e tante volte ci aiuta a fare chiarezza sul presente. Quindi se credete nelle seconde possibilità, e soprattutto credete nel destino che lega le anime prima che i corpi si conoscano, avete appena trovato la vostra prossima lettura.


Valentina Cebeni vive a Roma dal 1985, anno della sua nascita, ma ha il mare della Sardegna dei suoi nonni nel cuore. Appassionata di storie sin dall’infanzia, ha un grande amore per la cucina, nato proprio per riscoprire i legami con le radici della sua famiglia.

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