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martedì 9 ottobre 2018

SICE. Le bambole non hanno diritti di Fernando Santini


Il Vice Questore Marco Gottardi ha avuto un passato importante nei reparti operativi della Polizia di Stato. Dopo aver vissuto sulla sua pelle la violenza della lotta alla criminalità si è ritirato a gestire un tranquillo commissariato romano. La sua esperienza e la sua capacità di gestione dei propri uomini non possono, però, essere sprecate. È a lui che i vertici del ministero degli Interni affidano il comando di una nuova unità: la Squadra Investigativa Crimini Efferati. La prima indagine in cui la Squadra sarà coinvolta riguarderà la morte di un regista cinematografico, forse collegata all'uccisione di un adolescente il cui corpo, orrendamente torturato, è stato ritrovato alla foce del Tevere. Nel corso della propria azione investigativa, la S.I.C.E. troverà un alleato, anche se non particolarmente gradito al Vice Questore Gottardi: un'organizzazione segreta denominata ARCO, i cui membri hanno deciso che il fine giustifica i mezzi e che quindi si può usare la violenza per far trionfare la giustizia.
Partiamo dal presupposto che per me, ormai, il marchio DZ edizioni è sinonimo di sicurezza: nel momento in cui decido di leggere uno dei titoli proposti, so già che non resterò delusa. È andata così per i fantasy letti finora, e anche con questo, sebbene di genere differente, il risultato non è cambiato.

“SICE: squadra investigativa crimini efferati.”


Il libro che ho letto è quello di Fernando Santini e abbraccia il genere thriller poliziesco, uno tra i generi che leggo con maggiore frequenza. E devo ammettere che, a differenza di quanto accade coi libri elogiati da tutti, che hanno maggiore visibilità poichè sono pubblicati da grandi case editrici e spesso si rivelano deludenti, questo romanzo non mi ha delusa, anzi è stato una rivelazione. Sulla trama non aggiungo altro perché la trovo già molto esaustiva e dice l’indispensabile. Siccome è sempre molto difficile raccontare un thriller senza spoiler, non lo farò, mi limiterò a raccontarvi le mie impressioni su questa lettura.

Innanzitutto l’intreccio non è troppo articolato e arzigogolato, ma allo stesso tempo riesce a coinvolgere il lettore e a trascinarlo nella storia con uno stile che si fa via via più magnetico, la trama si infittisce, i nodi vengono al pettine e la curiosità del lettore aumenta.

“Ragazzi, guardatemi bene. Ve lo dico in anteprima, perché al briefing lo dirò a tutta la squadra. I casi che ci verranno assegnati saranno, quasi tutti, cruenti e sarà difficile non sentirne su di noi il peso. Dobbiamo, però, aver sempre presente che noi rappresentiamo la possibilità, per le vittime, di avere giustizia, quindi dobbiamo essere forti e lavorare con attenzione per trovare le bestie capaci di compiere azioni come questa.”

Trovo che la trama sia sviluppata molto bene, con tutti gli accorgimenti del caso, in alcuni momenti più che leggere mi è sembrato di guardare un episodio di una qualche serie tv di genere. A tratti il racconto e la descrizione di scene è crudo per l’immaginazione, poiché l’argomento di cui si tratta non è all’acqua di rose, ma l’autore se la cava alla grande affidando la narrazione a un narratore esterno in terza persona che permette al lettore di mantenere il giusto distacco emotivo, facendosi coinvolgere ma non troppo.

“Per noi, e se ci pensi bene anche per te, è solo una bambola. E una bambola non ha diritti. Una bambola ha un solo dovere. Quello di far divertire il burattinaio.”


Il linguaggio utilizzato è consono al contesto (anche se a volte ho incontrato espressioni che mi hanno ricordato il dialetto), la storia scorre bene, ma ogni tanto è come se si trovassero dei piccoli ostacoli che ne rallentano la corsa, come ad esempio i cambi di scena non troppo chiari e, mio limite lo ammetto, la presenza di molti nomi da ricordare.

In conclusione, una lettura senza dubbio piacevole e avvincente, soprattutto per gli amanti del genere. Attendo il seguito.


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