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mercoledì 26 settembre 2018

LA MELODIA DELLE PICCOLE COSE di Carlotta Pugi



Cecilia Rachel Romano, per i fan di tutto il mondo Moonlight, è una popstar dalla voce potente, il ritmo nel sangue e un carattere esplosivo. Il suo tour mondiale è alle porte e dato il successo cui è destinata, la casa discografica le impone di collaborare con Ludovico J. Alberti, un genio della musica che sembra irritato tanto dalla sua ecletticità quanto dai suoi pezzi pop. Nonostante l’esuberanza dell’una e l’apparente invulnerabilità dell’altro, i due si trovano a convivere sotto lo stesso tetto, costretti in una collaborazione che ne metterà a dura prova i nervi. Nella meravigliosa cornice di Cortina d’Ampezzo, le loro personalità entrano in collisione, emergendo per quelle che sono: un vulcano con le ali da farfalla lei, un astro che sembra inamovibile lui.
Cecilia Rachel Romano, in arte Moonlight, è una popstar che in pochissimo tempo è riuscita a conquistarsi l’amore dei suoi fan grazie ai testi delle sue canzoni e alla potenza della sua voce; non è la solita artista capricciosa, anzi, cerca di andare incontro alle esigenze del suo staff e di accontentare tutti. Questo purtroppo la porta spesso nel tunnel della depressione, quando l’ombra malefica la avvolge nelle braccia dell’insicurezza; ma Moonie è forte, sa indossare una maschera di fronte al suo pubblico mostrando solo i suoi punti di forza, e l’amore dei suoi fan le permette di compiere cose incredibili con la sua voce.


Cantare è tutto.
Cantare rattoppa tutte le sue falle.
Cantare la salva ogni volta.

Si trova a Miami, per una delle sue tournèe quando incontra per la prima volta Ludovico J. Alberti, maestro dall’orecchio assoluto e relativo, che deve accompagnarla al pianoforte in una delle sue canzoni. Concerto dove avviene anche l’inaspettabile: verso la fine della canzone, Moonie sente la gola graffiare e totalmente in fiamme, ritrovandosi così senza voce. La delicata operazione cui si sottopone la costringe a mesi di totale mutismo, e nessuno sa cosa succederà quando potrà finalmente tornare a parlare. La Vertigo, la casa discografica con la quale ha un contratto pensa, che si tratti di una farsa e cerca di fare il possibile per capire, prima di tutti, se Moonie sarà ancora in grado di cantare, tenendo fede al contratto firmato. Justice sta cercando di liberarsi dalla Vertigo e si trova costretto a scendere a patti con loro.
Per staccare dalla routine, dall’assillante ma amorevole famiglia Romano, Moonie e la sua stronzctotum Regina si ritrovano nella magica Cortina d’Ampezzo, inconsapevoli che ben presto la loro quiete si trasformerà in una burrascosa tempesta.


Mi dirigo al pianoforte senza neppure pensarci, perché dove finisco io inizia quello strumento. È la mia estensione.
 È automatico.
È vitale.
È semplice spirito di sopravvivenza quando le grida si riaccendono.
le forme morbide e armoniche mi seducono all'istante.
Il bianco e il nero mi ricordano che anche gli opposti possono creare la magia.

Non è mai semplice ridurre a poche righe un libro che meriterebbe di essere lodato ed elogiato; vi dico solo che ho sottolineato la maggior parte delle frasi che mi sono piaciute particolarmente.
Ho scoperto Carlotta Pugi su consiglio di un’amica, che continuava a dirmi che i suoi romanzi mi sarebbero sicuramente piaciuti; e per una volta quasi mi dispiace doverle dare ragione, perché la Pugi è entrata a far parte della rosa delle mie autrici preferite.
Ho avuto il piacere di leggere in super anteprima questo romanzo, quando era ancora parte di un sogno chiuso in un cassetto, e leggerlo per una seconda volta ha avuto lo stesso effetto come se fosse la prima: pelle d’oca e brividi, e una continua melodia nelle orecchie che mi ha accompagnato per tutta la lettura.


Ho accompagnato soprani, tenori e baritoni in tutto il mondo, eppure Moonie è un cazzotto nello stomaco anche adesso, in silente attesa di rinascita. In lei non c'è solo tecnica, c'è anche una cosa che non tutti hanno: il fuoco della passione che divampa e incendia l'aria in cui fluttuano le note stesse.

Justice e Moonie sono due protagonisti particolari, forse diversi da quelli cui siamo abituati, dove però non manca la firma di Carlotta: battute al vetriolo e romanticismo, che ancora una volta si confermano elementi fondamentali del romanzo.
Siamo soliti pensare alle pop star come a persone inavvicinabili e tanto diverse da noi comuni mortali, pensiamo che siano tutti etichettati come ricchi e viziati senza sapere che forse anche loro, come noi, combattono continuamente una dura battaglia interiore per non deludere chi li ha fatti avvicinare al successo.


Per quanto si sforzi o si convinca di essere un rude bad boy, mi bacia con la gentilezza che solo gli animi gentili possono avere, ma è il desiderio di fonderci a palpitare. Esige di essere soddisfatto.

Moonie è proprio una di queste. Lei non ringrazia solo la sua voce per averle dato una carriera di successo, ringrazia tutte le persone che le sono state vicine nei suoi momenti up ma soprattutto in quelli down. Un’artista che è entrata e uscita dal tunnel della depressione passando per degli upgrade che l’hanno resa ogni volta un pochino più forte. Ora si trova a combattere contro un nuovo demone che le ha portato via la cosa cui tiene di più: la sua voce. Dopo un delicato intervento chirurgico e mesi di mutismo, Moonie si troverà a fare i conti con una nuova paura: come sarà la sua voce? Sarà ancora in grado di cantare?
Ludovico J. Alberti, meglio conosciuto come Justice, è da sempre considerato un bambino prodigio, ma ha dovuto subire infinite sofferenze che lo hanno reso cinico e incapace di amare.
Moonie e Justice sono come i poli estremi di una calamita, incapaci di stare vicini senza discutere, ma che inevitabilmente si attraggono. Cortina d’Ampezzo farà da cornice all’evoluzione della loro storia musicale e a un legame che non sarà una semplice storia d’amore, ma qualcosa che si spinge oltre. Justice riuscirà a portare la luce nella vita di Moonie e lei a sua volta saprà insegnargli cosa significa amare.

Ammettere di amarla quanto la amo è anche prender atto del fatto che voglio bene a poche persone, ma non ho mai amato nessuno.
L'amore è subdolo ed egoista.
L'amore colpisce e ferisce.
L'amore è una scarica di mitragliatrice nel petto durante un'operazione a cuore aperto.


Il loro primo incontro si può definire frizzante, esplosivo, una continua sfida. La loro convivenza “forzata” li porterà a scavare nella profondità della loro complessità, grazie soprattutto ai dialoghi che oltre a essere sempre molto diretti, diventano per il personaggio stesso molto introspettivi.
La melodia delle piccole cose non è un semplice libro, è qualcosa di più… è un romanzo che insegna a toccare il dolore con mano, a entrare in quel tunnel fatto di disperazione e insicurezze, ad aggrapparsi con forza a quelli che sono i nostri sogni e a inseguirli mettendo in gioco noi stessi; insegna a non lasciare che siano sempre gli altri a risolvere per noi i problemi, ma a lottare per cercare una soluzione, lasciandosi avvolgere dal calore che solo la famiglia sa regalare. È una di quelle storie che ti fanno credere e sperare in quell’amore vero, intenso, forte, insegnandoci che chi ama veramente non ci lascia mai soli anche se spesso non è la decisione più facile quella da prendere. Una storia che ci fa capire che bisogna andare incontro al buio per tornare a splendere più di prima, come una fenice che risorge dalle proprie ceneri.

Il suo sguardo mi fa sentire l'unica donna al mondo, mi spoglia di qualsiasi cosa indossi, ma quando arriva nel mio, raggiunge l'anima...

Justice e Moonie non comunicano in modo semplice, loro esprimono i propri sentimenti attraverso la musica, parlano usando il pentagramma, dove le note rappresentano le loro parole più nascoste, quelle scandiscono i ritmi del loro cuore. Sono personaggi che vanno letti, conosciuti, assaporati, approfonditi, per arrivare all’ultima pagina con la piena consapevolezza di essere riusciti a capirli a 360°.

«Perché mi hai detto 'ti amo' in italiano?»
«La maggior parte delle lingue del mondo non fanno distinzione tra i sentimenti. Eppure sono così diversi che questa generalizzazione è come una bestemmia. 'I love you' può anche essere 'ti voglio bene', ma esprime affetto... oppure 'ti amo' e quello è sacro, Jus. La differenza è immensa. Il 'ti amo' è rendere a parole l'amore stesso, i figli, la famiglia, la casa. La spina dorsale della morale di una coppia. 'Ti amo' è la melodia delle piccole così di cui è fatto l'amore.»



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